Pnrr, gli obiettivi e le strategie di Speranza ai raggi X di medici e infermieri

16 Febbraio 2022

A Nursind Sanità parlano Fnopi e Fnomceo. Mangiacavalli: “Manca personale per soddisfare le esigenze del Piano”. Anelli: “Finanziare la sanità al Sud? Ottima notizia”

di Marta Tartarini

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza disegna la sanità del futuro. Con lo stanziamento di ingenti risorse rappresenta un’opportunità da non sprecare per un Sistema sanitario nazionale che guarda oltre la pandemia. Tutto vero. Ma a che punto siamo? I fari sono naturalmente puntati sulla capacità del sistema Paese di metterlo in pratica, nei tempi previsti. Proprio sullo stato di attuazione del Pnrr ieri sera Roberto Speranza ha riferito in commissione Affari sociali della Camera. Tra obiettivi da raggiungere e novità alle viste, il ministro della Salute ha fissato la tabella di marcia. Nursind Sanità ne ha parlato con chi è in prima linea, interpellando sia la Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche e sia quella degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri.

Ma partiamo dalle parole del ministro: “Mentre combattiamo contro il virus è necessario alzare lo sguardo oltre l’emergenza e con il Pnrr – ha detto – entriamo nel vivo di una sfida per il nostro futuro”. Per Speranza, “abbiamo la concreta possibilità di trasformare una dura emergenza in un’opportunità di rilancio della sanità pubblica”, secondo tre parole chiave: “prossimità, azione e uguaglianza”.
Vediamo i numeri: “Dobbiamo realizzare circa 6 mila interventi, una sfida ambiziosa ma alla nostra portata”, assicura Speranza, ricordando  gli stanziamenti più rilevanti: “Saranno investiti 50 milioni per l’intelligenza artificiale nella cura del paziente, con servizi di supporto al medico, con 25 milioni inoltre si aggiorna il portale della trasparenza con banche dati regionali”. Il Piano prevede poi 1.350 case di comunità, 400 ospedali di comunità, 280 interventi digitali, 300 interventi di sostenibilità ospedaliera. Passando al capitolo digitalizzazione e territorio, invece, sono previsti oltre 4 miliardi per il parco tecnologico e 520 milioni per la ricerca biomedicale.

Risorse che dovranno però saper imprimere una rivoluzione alla medicina del territorio. Sì, perché medicina territoriale e assistenza domiciliare rappresentano le direttrici di questo modello in costruzione. L’obiettivo, indicato da Speranza, è arrivare entro il 2026 ad assicurare l’assistenza domiciliare per il 10% per gli over 65. E a giorni, assicura, sarà trasmesso alla Conferenza delle Regioni il testo del Decreto ministeriale 71 sulla riforma della sanità territoriale da emanare entro il 30 giugno, che costituisce “la scadenza più importante dei prossimi mesi”

Altro snodo del Piano è costituito dalle Case della comunità che “sono il cuore della nostra nuova rete territoriale” e “hanno l’obiettivo strategico della presa in carico della comunità con una equipe con medici, pediatri e infermieri”.  Si realizzerà un hub ogni 40-50 mila abitanti e ci sarà “un infermiere di famiglia ogni 2-3 mila da impiegare nei diversi setting assistenziali”. 
Speranza ha inoltre affrontato il nodo del rapporto tra medici di famiglia e Servizio sanitario e dalle sue parole sembra escluso un nuovo vincolo di dipendenza tra i due. “Dobbiamo lavorare – ha scandito – attraverso un nuovo accordo nazionale per rompere una sostanziale distanza, che c’è oggi, tra il lavoro del medico di medicina generale e il resto del Servizio sanitario nazionale”. Su questo tema si lavora con le Regioni e i sindacati. Gli studi dei medici di famiglia “saranno gli spoke delle case della comunità” ma non come due corpi distinti ma con una forte integrazione. 

Dal ministro infine una novità, “una svolta importante”, dice, quella per cui grazie a un Piano operativo nazionale sulla salute per l’Italia, arriveranno dall’Europa 625 milioni per il Mezzogiorno. Anche oggi su Facebook Speranza rivendica che “per la prima volta nella storia della programmazione delle risorse europee l’Italia avrà un Pon esclusivamente dedicato alla salute. Non era mai accaduto prima”. Le risorse, sottolinea, le “utilizzeremo per recuperare screening oncologici, rafforzare i dipartimenti di salute mentale, accrescere e migliorare i consultori e contrastare la povertà sanitaria”.

Come reagiscono alle parole del ministro i professionisti del settore? Nursind Sanità, come detto, ha interpellato Fnopi e Fnomceo. Per Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche, il ministro è “concentrato sulla risorsa che nel Pnrr rappresenta l’infermiere di famiglia e comunità, dove le novità sono le Case della comunità, le centrali operative e gli ospedali di comunità, che sono a gestione infermieristica. Per soddisfare le esigenze indicate nel piano – avverte però – servirebbero almeno 20-30 mila infermieri di famiglia, quando c’è stata già un’enorme difficoltà a reperire i 9.600 infermieri stabiliti dal decreto nel 2020”. 

In sintesi, denuncia la Federazione, “gli infermieri non ci sono. E non ci sono non solo come infermieri di famiglia e comunità, ma per tutte le necessità del Ssn”, tanto che la Federazione calcola una carenza di “almeno 63 mila unità ma, facendo riferimento proprio alle previsioni del Pnrr, Agenas ne stima 70-80 mila, mentre il rapporto Oasi della Bocconi supera le 100 mila”. Per la Fnopi, quindi, la politica e il Governo “devono capire che è necessario dare vera dignità a una professione che ha dato tutto per lavorare in costante emergenza. Carenze, specializzazioni, carriera, retribuzioni: siamo pronti a far sì che gli oltre 456 mila infermieri chiedano conto di tutto ciò che non è stato fatto”, conclude Mangiacavalli.

 Alla Fnomceo piacciono le tre parole chiave scelte dal ministro “prossimità, azione eguaglianza”. Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli, col nostro giornale osserva infatti che “la sanità deve diventare sempre più prossima al malato e i medici di medicina generale devono giocare un ruolo da protagonisti. Per farlo, bisogna partire dalla libera scelta da parte dei cittadini e dalla capillarità della rete di studi. I medici di famiglia non devono essere, mai più, lasciati soli, come è stato drammaticamente evidente nella pandemia”. Secondo il presidente Fnomceo, “devono essere affiancati da infermieri, personale di studio, psicologi, fisioterapisti, ed essere dotati di strumenti diagnostici adeguati. Necessità che il ministro ha dimostrato di avere ben compreso e confidiamo saranno ben rappresentate nel Dm di riforma dell’assistenza territoriale”.

Per Anelli infine è una “ottima notizia l’annuncio di un Piano operativo per finanziare la sanità del Sud“. Insomma, “un Piano Marshall per la sanità meridionale, da noi tante volte auspicato, che va nella direzione di calmierare le disuguaglianze e concretizzare i principi di equità e universalità d’accesso”.  

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