Farmaci, riflettori accesi del Parlamento sui canali d’accesso

01 Marzo 2022

Ospedali e Asl da un lato e farmacie convenzionate dall’altro. La distribuzione tra risparmi di costo e disagi ai cittadini. A Nursind Sanità parlano i deputati Gemmato (FdI) e De Filippo (Pd)

di Marta Tartarini

Migliorare l’accesso ai farmaci, trovando un nuovo equilibrio tra la distribuzione diretta, che avviene tramite gli ospedali e le Asl, e quella organizzata per conto delle farmacie convenzionate. Attorno a questo obiettivo si sta confrontando la commissione Affari sociali della Camera che, da un mese, ha avviato una indagine conoscitiva per fare il punto, a oltre 20 anni, sull’applicazione della legge n. 405 del 2001. L’iniziativa nasce dal gruppo Fratelli d’Italia e si concluderà entro giugno, con un documento di indirizzo e quindi eventuali suggerimenti al Governo per interventi migliorativi. Il deputato FdI Marcello Gemmato ha spiegato a Nursind Sanità che l’obiettivo è “fare un check della legge per capire se la sua attuazione ha comportato dei disagi ai cittadini”.

La distribuzione di farmaci diretta, all’interno dei plessi ospedalieri, sviluppata con la norma del 2001, ha prodotto dei risparmi per il Servizio sanitario nazionale che così ha potuto contare su prezzi più contenuti, ma ha costretto i pazienti, ad esempio alcuni oncologici, a spostarsi verso i centri più grandi per assumere un determinato farmaco.

“Parliamo – ha osservato l’esponente di FdI – di anziani e malati anche gravi, che non hanno trovato le cure nelle vicine farmacie, nonostante la loro rete capillare sul territorio. La normativa di 20 anni fa ha portato dei risparmi, ma li ha scaricati in parte sui cittadini”. Comunque, continua Gemmato, “quella legge appare superata, la realtà delle farmacie è molto cambiata e il costo dei farmaci è più basso, tant’è che la spesa prevista dal Fondo sanitario per i farmaci distribuiti in convenzione è al di sotto del tetto massimo previsto. Ma il disagio per i cittadini resta, come è emerso anche durante la pandemia”.

La necessità di un approfondimento e di un aggiornamento è condivisa anche dalla maggioranza che sostiene il Governo. Come ha detto a Nursind Sanità il deputato del Pd, Vito De Filippo, “l’indagine nasce su iniziativa di FdI, ma si tratta di un tema che interessa tutti: vogliamo capire i pro e i contro dell’accesso ai farmaci in ospedale e lo faremo in modo non ideologico ma pragmatico, nell’interesse dei cittadini”.

Insomma, l’indagine vuole fare il punto, valutando eventuali storture della norma, grazie anche al contributo degli attori e professionisti del settore che sono ascoltati in queste settimane. Alcuni giorni fa è stato audito Massimo Scaccabarozzi. Il presidente di Farmindustria ha evidenziato che “sarebbe opportuno creare una lista di farmaci” da distribuire in farmacia piuttosto che nei centri ospedalieri, “in base a caratteristiche scientifiche e cliniche: ad esempio uso consolidato, assunzione in regime domiciliare, come per farmaci orali o orfani, non necessità di visite di follow up particolarmente stringenti”. In questo modo, secondo Scaccabarozzi, “si eviterebbero accessi non necessari in ospedale e si valorizzerebbero i medici e i farmacisti”. Infine, si dovrebbero indirizzare alla distribuzione diretta ospedaliera “esclusivamente i farmaci che per somministrazione ed esigenza di controllo richiedono il necessario passaggio nei centri clinici”. Oggi hanno portato il loro contributo Aifa e Fnomceo.

Francesco Trotta, dell’Ufficio monitoraggio della spesa farmaceutica e rapporti con le Regioni di Aifa, ha spiegato che la distribuzione diretta e per conto, cioè tramite farmacie convenzionate, ha un “valore complessivo di oltre 8 miliardi”.
Ma quali tipologie di farmaco su avvalgono dell’uno piuttosto che dell’altro canale? Ci viene in soccorso sempre Aifa: in sintesi, per quelli destinati a pazienti cronici, epatici, affetti da sclerosi multipla o emofilia prevale la distribuzione diretta, mentre in quella per conto, che vale 2,1 miliardi, troviamo i nuovi anticoagulanti orali, le cure per diabetici e pazienti tumorali.

Nel corso degli anni, inoltre, c’è stato “un aumento dell’utilizzo del canale per conto”, appunto attraverso le farmacie, con una riduzione del ricorso alla distribuzione. Una tendenza emersa soprattutto “dal 2018 al 2021”, come ha sottolineato Trotta. Anche se, ad oggi, c’è un 35% di confezioni che viaggiano su entrambi i canali, seppure adottati in maniera differente dalle singole Regioni.  Ed è questo un primo tasto dolente. Nella distribuzione tramite farmacie “il costo del servizio appare fortemente diverso sul territorio”, ha rimarcato il rappresentante dell’Aifa. Di qui la sua proposta di armonizzare i costi “provando ad avere un unico accordo nazionale, visto che il servizio reso è uguale in tutte le farmacie”.

 Da parte sua Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, ha riconosciuto che la distribuzione diretta può contare su “migliori condizioni di acquisto da parte delle Asl e degli ospedali, che possono avere maggiori scontistiche. Il che è un indubbio vantaggio, ma non tutte le Regioni hanno creduto in questo meccanismo che è stato applicato a macchia di leopardo”. Quindi, anche per il numero uno di Fnomceo il sistema “va rivisto: le case di comunità e le unità di cure primarie, con modalità diretta o attraverso le farmacie – ha concluso – potrebbero ottimizzare i percorsi per far ottenere il farmaco in tempi più brevi, senza troppi spostamenti e con maggiore sorveglianza clinica”.

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