Covid, per le donne più infortuni sul lavoro. Le più colpite? Infermiere e fisioterapiste

02 Marzo 2022

L’Inail pubblica il nuovo Dossier 2022. Anche per i decessi i tecnici della salute hanno pagato il maggior tributo alla pandemia, con il 22% delle vittime

di NS

In vista della Giornata internazionale dell’8 marzo, l’Inail pubblica sul proprio sito il nuovo Dossier donne 2022, che analizza l’andamento al femminile di infortuni sul lavoro e malattie professionali attraverso il confronto tra i dati mensili provvisori del 2020 e 2021, rilevati al 31 dicembre di ciascun anno, e quelli consolidati del quinquennio 2016-2020, rilevati alla data del 31 ottobre 2021.

Dal documento elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto emerge, in particolare, che l’incidenza degli infortuni al femminile rispetto al totale tra il 2016 e il 2019 è rimasta pressoché costante e pari mediamente al 36%, mentre nel 2020 è salita di ben sette punti percentuali fino al 43%, complice anche il maggior numero di contagi sul lavoro da Covid-19 delle donne rispetto agli uomini. Su 211.390 infezioni di origine professionale denunciate dall’inizio della pandemia alla data dello scorso 31 gennaio, infatti, ben 144.353, pari a poco meno di sette contagi su 10, riguardano le lavoratrici. La situazione dei decessi, invece, come si legge nel dossier, “è più in linea con i dati degli infortuni mortali sul lavoro nel complesso: delle 823 denunce mortali da Covid-19 pervenute all’Istituto alla data del 31 gennaio 2022, infatti, 143 riguardano le lavoratrici ossia, in termini relativi, il 17,1% dei casi (circa il 10% se si considerano i decessi sul lavoro in complesso)”.

Ma quali sono le professioni più colpite dal nuovo Coronavirus? Al primo posto, secondo il report Inail, c’è quella dei tecnici della salute, con il 41,0% delle contagiate, in particolare infermiere (l’83,1% dei casi della categoria), ma anche fisioterapiste e assistenti sanitarie. Seguono le operatrici socio-sanitarie (20,5% delle denunce), le lavoratrici qualificate nei servizi personali e assimilati (7,9%, in otto casi su 10 operatrici socio-assistenziali) e i medici (6,3%). Mentre tra le professioni non strettamente sanitarie ai primi posti figurano le impiegate addette alla segreteria e agli affari generali, con il 4,9% dei casi codificati.

Non a caso le consigliere di amministrazione dell’Istituto Teresa Armato e Francesca Maione richiamano l’attenzione anche sullo stress che caratterizza alcune delle più ricorrenti professioni femminili che richiedono la cura degli altri – medico, infermiera, assistente sociale, insegnante – da cui può derivare un aumento della probabilità che si verifichi un infortunio.

Pure per i decessi la categoria che ha pagato il maggior tributo alla pandemia è quella dei tecnici della salute, con il 22,0% delle vittime (otto su 10 infermiere). Seguono le operatrici socio-sanitarie (12,1%), le professoresse di scuola primaria (11,3%) e le operatrici socio-assistenziali (9,2%).

Va da sé che anche i settori di attività economica più coinvolti siano quelli in prima linea nella gestione dell’emergenza Covid-19, come sanità e assistenza sociale, “in cui si concentra – rivela il dossier – il 68,2% delle denunce, e l’amministrazione pubblica, che comprende anche gli organismi preposti alla sanità come le Asl, con il 9,2% dei casi”.  Limitatamente ai decessi, la metà si verificano nella sanità e assistenza sociale, seguite dall’amministrazione pubblica (12,3%), dal commercio (7,4%) e dal noleggio e i servizi di supporto alle imprese (6,2%).
Un altro dato significativo, infine, che emerge dallo studio, riguarda l’età: il 43,1% delle contagiate ha oltre 49 anni, il 37,9% tra i 35 e i 49 anni, il 19,0% è under 35. Le decedute, invece, sono tendenzialmente più grandi: nessuna vittima, infatti, ha meno di 35 anni e l’86,0% ne ha più di 50. L’età media delle lavoratrici contagiate è di 46 anni, di 57 per i decessi.

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