Procreazione assistita, un altro ostacolo adesso arriva dalle nuove tariffe

03 Marzo 2022

Il presidente del Cecos, Adolfo Allegra, a Nursind Sanità: “Costi sottovalutati, rischio stop al Sud”. La legge 40? “È monca e va cambiata”

di Marta Tartarini

Tempi duri per le coppie che hanno problemi di infertilità e per avere figli pensano di ricorrere alla fecondazione assistita. L’allarme è del Cecos, l’Associazione nazionale di centri di riproduzione assistita, che commenta con preoccupazione lo schema di decreto che definisce le tariffe, redatto dalla Commissione Livelli essenziali di assistenza presso il ministero della Salute. Il documento è stato inviato alla Conferenza delle Regioni il 29 dicembre 2021 e i governatori dovranno esprimere un parere. Adolfo Allegra, presidente del Cecos, spiega le conseguenze che la definizione dei rimborsi, riconosciuti ai centri, avrà sull’attività delle Asl e quindi la ricaduta su chi volesse ricorrere alla Pma. Interpellato da Nursind Sanità, il docente di Chirurgia in Medicina della riproduzione presso l’Università di Palermo si sofferma anche sul vuoto normativo in materia e, quindi, sui limiti della legge 40, tema che il nostro giornale ha già affrontato. A tal proposito, Allegra la definisce “monca” ed evidenzia la necessità di “un intervento legislativo che faccia chiarezza”.

Partiamo da queste nuove tariffe. Di che cifre parliamo?
Sono numeri ridicoli: la valorizzazione di un ciclo di fecondazione in vitro omologa, nella bozza definita dalla commissione, è di 1.290 euro. Basti pensare che le Regioni benchmark, cioè quelle considerate di riferimento (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana) avevano già definito tariffe più alte. La Lombardia ad esempio si attestava su 4.698,45 euro nel 2017. Inoltre, cinque anni fa fu istituita una Commissione di esperti, chiamata Sub Area Pma, di cui facevo parte per la Regione Sicilia, che fece un’analisi precisissima dei costi e indicò in 2.318 il costo puro, senza utili, del trattamento.

Queste tariffe definite dal ministero della Salute comprendono anche i costi del reperimento di ovuli e spermatozoi?
No, e questa è un’ulteriore assurdità, vista la situazione in Italia. Nel 2021 il 95% degli ovociti necessari per la fecondazione eterologa, quella cioè in cui la donna deve ricorrere a una donazione di ovuli, sono stati acquistati all’estero, con un costo, soltanto per l’acquisizione, di circa 3.000 euro a trattamento.

Che conseguenze pratiche avrà questo tariffario?
I direttori delle Aziende ospedaliere valuteranno che l’attività è in perdita e non vorranno erogare una prestazione sottocosto. Alcune Regioni potrebbero decidere di stanziare un loro contributo per integrare la tariffa nazionale, ma questo possono farlo solo le Regioni che non sono in piano di rientro, quindi non la gran parte di quelle del Sud.

L’effetto sarà un maggiore sviluppo del settore privato?
Io non credo che ci sia questa volontà specifica alla base delle tariffe basse. Penso piuttosto che ci sia un problema di carenza di risorse, ma l’effetto – magari non voluto – sarà certamente questo. Le coppie del Sud in particolare dovranno andare al Nord o rivolgersi appunto al privato.

Il Paese ha cronici problemi di natalità, poi è arrivata la pandemia. Che ripercussioni ha avuto il Covid sul ricorso alla Pma? 
L’emergenza sanitaria ha rallentato le attività anche in questo campo: nella fase iniziale, nel 2020, non era possibile attuare la tecnica, ma nel 2021 siamo tornati a numeri ante pandemia.

La legge 40 ha quasi 18 anni ed è stata tartassata dalla Corte costituzionale. E’ necessario un intervento del legislatore?
Si tratta di una legislazione monca, disarticolata da quattro sentenze che ne hanno stravolto l’impianto e la coerenza normativa. Bisogna intervenire e noi abbiamo avanzato la proposta di una nuova legge tramite diversi deputati e senatori. Di certo non sono sufficienti semplici regolamenti, ma servono modifiche precise alla vecchia norma. Basta citare due questioni irrisolte come il congelamento degli embrioni e la diagnosi pre impianto – su cui la legge e le sentenze sono in disaccordo – per comprendere che bisogna fare chiarezza.

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