Sunshine Act: verso il rush finale la legge per la trasparenza in sanità

04 Marzo 2022

Massimo Baroni, primo firmatario, a Nursind Sanità: “Punto a chiuderla in commissione alla Camera, magari tra poche settimane”. Ecco il registro dei rapporti tra imprese e operatori della salute

di Ulisse Spinnato Vega

Sanità e corruzione purtroppo vanno da sempre a braccetto. E l’emergenza Covid non ha certo contribuito a migliorare le cose, anzi. Transparency International Italia ha calcolato che nel 2020 il settore sanitario si è posizionato al secondo posto per frodi, pratiche illecite e in genere casi di malaffare segnalati dalla grande stampa nazionale, con il 17,33% del totale. Ecco allora come appaia cruciale, accanto all’azione repressiva, prevenire forme di corruttela e malversazioni tenendo acceso un faro sui rapporti tra le imprese produttrici del comparto, i soggetti che operano nel mondo della salute e le organizzazioni sanitarie. Attorno a queste cointeressenze fiorisce, non a caso, un giro d’affari tutt’altro che trascurabile: si calcola infatti che nell’ultimo triennio prima della pandemia le 20 maggiori case farmaceutiche abbiano versato quasi un miliardo sottoforma di ristori, elargizioni liberali, compensi per consulenze, spese di viaggio, sponsorship per eventi a beneficio di medici, ospedali e centri di ricerca. Nel dettaglio, secondo i ricercatori di “Euros for Docs”, 426 milioni di euro sono andati a organizzazioni sanitarie, 159 milioni a operatori sanitari e 368 milioni sono stati destinati a finalità di “ricerca e sviluppo”.

Malgrado ciò, l’Italia tarda a seguire l’esempio di altri Paesi avanzati che regolano il settore nell’ottica della pubblicità e della trasparenza. Infatti, solo nel 2018 è stato depositato un disegno di legge subito ribattezzato “Sunshine Act in salsa nostrana che si prepara ad affrontare la terza lettura alla Camera dopo la recente approvazione all’unanimità in Senato. Il primo firmatario, Massimo Enrico Baroni, deputato ex M5s ora nel Misto, ci crede e a Nursind Sanità anticipa: “Puntiamo a chiuderla senza modifiche, magari tra poche settimane. In tal senso, sto provando a ottenere la sede legislativa in commissione Affari sociali, così non ci sarà nemmeno bisogno di passare dall’Aula”.

Il testo prevede l’istituzione, sul sito web del ministero della Salute, di un registro pubblico telematico liberamente accessibile per la consultazione, denominato “Sanità trasparente”, nel quale saranno pubblicate convenzioni ed elargizioni in denaro, beni, servizi o altre utilità che partono da un’impresa produttrice (di farmaci, strumenti, apparecchiature, beni o servizi, ma anche un’azienda organizzatrice di congressi ed eventi) in favore di soggetti operanti nel settore della salute, sia in area sanitaria che amministrativa, sia nel pubblico che nel privato, e che comunque esercitino responsabilità di gestione delle risorse.  

Il regime obbligatorio di pubblicità riguarda convenzioni ed erogazioni con un valore unitario maggiore di 100 euro o un valore complessivo annuo maggiore di 1.000 euro, ma anche convenzioni ed elargizioni effettuate da un’impresa produttrice in favore di un’organizzazione sanitaria, qualora abbiano un valore tra i 1.000 e i 2.500 euro all’anno, nonché gli accordi delle aziende con i soggetti operanti nel comparto salute o con le organizzazioni sanitarie che producano vantaggi diretti o indiretti. In caso di omissione, la sanzione è pari alla somma di 1.000 euro, aumentata di venti volte rispetto all’importo dell’erogazione omessa, mentre in caso di notizie false la sanzione prevista va da 5.000 a 100.000 euro. Nell’ipotesi di omissione della comunicazione circa le partecipazioni azionarie qualificate, i titoli obbligazionari oppure i diritti di proprietà intellettuale o industriale, si prevede il pagamento di una somma da 5.000 a 50.000 euro. Ogni anno, infine, il ministro della Salute trasmette entro il 31 dicembre alle Camere una relazione sullo stato di attuazione della legge.

Fin qui i contenuti chiave del testo. Al di là dei tanti casi che hanno fatto scandalo in Italia e nel mondo, una normativa in questa direzione agirebbe sicuramente da deterrente nei confronti di abusi e possibili pratiche illecite, consentendo ai medici di gestire al meglio le relazioni con le aziende, ma anche ai cittadini di poter scegliere in modo consapevole il professionista cui affidarsi, valutandone eventualmente relazioni professionali foriere di potenziali conflitti di interessi. Transparency Italia naturalmente ha commentato in positivo: “Grazie a questa svolta nella trasparenza dei rapporti tra privati e sanità pubblica si incrementerebbe il livello di accountability degli operatori e delle strutture sanitarie e si fornirebbe uno strumento in più nelle mani di istituzioni e organi di controllo per prevenire e contrastare corruzione e conflitti di interesse”.

Tuttavia, i membri del “Forum per l’Integrità in Sanità” (una rete nata nel 2020 che riunisce diverse aziende sanitarie italiane, da Nord a Sud, tra cui il Careggi di Firenze e il Papardo di Messina) hanno proposto un elenco di ulteriori migliorie: innanzitutto un tracciamento più preciso dei trasferimenti di valore in tutti i loro passaggi dall’erogatore al beneficiario, indicando eventuali intermediari; il dimezzamento delle soglie di valore oltre cui è previsto l’obbligo di dichiarazione; l’estensione del regime trasparente agli accordi che producono vantaggi non monetizzabili; l’inclusione, tra i dati della dichiarazione, dell’indicazione dell’organizzazione di appartenenza dell’operatore sanitario in modo da avere un tracciamento completo; un aggiornamento più tempestivo e non solo annuale delle informazioni contenute nel registro; l’interoperabilità dello stesso con altre banche dati; infine l’inclusione degli accordi o dei trasferimenti che riguardino parenti o affini degli operatori sanitari.

Baroni, padre del Sunshine Act, risponde punto per punto: “Il problema del tracciamento non si pone: se per esempio una multinazionale del farmaco A decide di fare una donazione al beneficiario C usando un intermediario B, dovrà menzionare quest’ultimo nella dichiarazione. A sua volta l’intermediario è esentato dal dichiarare solamente se è a conoscenza che la dazione è vincolata a passare tramite lui verso il beneficiario finale. Se invece l’erogazione va dal soggetto A all’intermediario B e poi senza vincoli da B al destinatario C, allora ci saranno due dichiarazioni indipendenti”. Sull’abbassamento delle soglie che comportano l’obbligo dichiarativo, il parlamentare è d’accordo: “Io all’inizio ero partito dalla soglia prevista dalla norma francese e americana, 10 euro o 10 dollari, ma poi ho puntato sull’unanimità per dare forza all’iter e nella discussione parlamentare altre forze politiche hanno tirato su l’asticella, sia nel passaggio alla Camera che al Senato”.

Circa l’estensione agli accordi non monetizzabili Baroni fa invece notare che il testo parla già di “utilità” in senso ampio, mentre in merito all’interoperabilità del registro con altre banche dati l’ex pentastellato spiega: “La legge supera i problemi di privacy per la piena consultazione dei dati disaggregati, ma la piattaforma non poteva essere fatta in open data, perché non si può consentire di scaricare l’intero database e, per esempio, ripubblicarlo integralmente da un’altra parte, su un altro sito. Trasparenza e privacy vanno bilanciate, senza dimenticare il principio del diritto all’oblio. Siamo in linea comunque con il Gdpr”. Infine, sull’allargamento della normativa a parenti e affini, Baroni osserva che “avrebbe reso farraginosa e alla fine indebolito la legge. Qui invece la deterrenza è altissima, con la progressività della sanzione per le omissioni che è al di fuori del codice penale, a differenza della legge francese, e può giungere a cifre davvero alte”.

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