“Non mi aspetto un boom dei contagi Covid dall’emergenza Ucraina”

07 Marzo 2022

Il virologo Pregliasco a Nursind Sanità: “Il conflitto favorisce la diffusione del virus, ma l’Italia saprà farsi trovare pronta. Nuove varianti? Anche Omicron 2 non si è rivelata più cattiva”

di Ulisse Spinnato Vega

I numeri sono ancora piccoli, ad oggi circa 15mila arrivi, ma il conflitto in Ucraina potrebbe durare a lungo e dunque anche l’impatto della presenza dei profughi in Italia rischia di diventare enorme, non a caso il Viminale si attende un flusso in grado di raggiungere le 800mila persone. Il tema Covid sembra in questa fase del tutto secondario, ma l’Oms ha già lanciato l’allarme per il dilagare del contagio nel Paese martoriato dall’invasione russa, anche perché la copertura vaccinale in Ucraina non supera il 35%.
Da noi invece il ministero della Salute ha subito inviato una circolare alle Regioni in modo che siano allertate le Asl circa la necessità di fornire tamponi e vaccini a chi scappa dalla guerra. Il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi, spiega a Nursind Sanità: “Chiaramente adesso il Covid non è la prima emergenza in quell’area d’Europa, ma è ovvio che movimenti massicci di persone favoriscano la diffusione del virus. Peraltro tutte le guerre portano una recrudescenza delle malattie infettive in genere. È importante che in Italia ci sia la dovuta offerta vaccinale”.

Professore, la pandemia sembra sparita di colpo dai radar. Ma l’emergenza umanitaria legata al conflitto potrebbe generare una recrudescenza della curva dei contagi anche in Italia?
Vedremo quali saranno i numeri degli arrivi. Sono sicuro che l’Italia saprà governare bene l’accoglienza. Un rischio teorico ovviamente c’è, ma nella pratica ad oggi non mi aspetto un rimbalzo clamoroso.

C’è anche la possibilità che la circolazione del virus consenta la nascita di nuove varianti?
In generale questi interscambi con una bassa attenzione al contagio possono provocare nuove varianti, ma stiamo vedendo che il virus, evolvendo, tende ad essere sempre più leggero nei confronti dell’organismo che lo ospita.

Insomma, Omicron ci sta dando una mano.
Anche Omicron 2 non si sta dimostrando affatto più cattiva, pur essendo persino più contagiosa di Omicron. Il fatto che molte persone si stiano infettando rende poi più difficile al virus diffondersi, almeno fino a quando resta in piedi la difesa naturale.

La preoccupa il crollo nel numero dei tamponi in Italia?
Sarebbe stato impossibile rimanere sui numeri di quest’inverno, numeri che hanno generato anche un’emergenza. Dobbiamo essere progressivi nell’allargare le maglie dei controlli e delle restrizioni, in un’ottica di convivenza con il Covid.

Dunque anche sul green pass serve gradualità?
Noi in Italia abbiamo avuto un approccio stringente, per essere una democrazia liberale, rispetto alle misure di mitigazione della circolazione del virus. Un approccio che è risultato molto utile. Adesso sì, penso che il green pass vada allentato e sciolto in modo progressivo.

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