Riforma degli Irccs: la Camera punta a chiudere entro fine aprile

09 Marzo 2022

La previsione sui tempi dell’esame la fa a Nursind Sanità la relatrice del provvedimento in Affari sociali, Rossana Boldi: “Daremo ancor più chiarezza agli indirizzi della delega

di Ulisse Spinnato Vega

Migliorare il rapporto tra ricerca, innovazione e cure sanitarie. Con questo obiettivo la commissione Affari sociali della Camera sta lavorando all’esame del ddl delega al Governo che in un solo articolo punta al riordino normativo degli Irccs (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico), regolati oggi da un decreto legislativo risalente al 2003 e dunque bisognosi di un tagliando che li metta al passo con i tempi. Non a caso, la riforma è la numero 2 della Componente 2 (Innovazione ricerca e digitalizzazione del Ssn) della Missione 6 del Pnrr. La scadenza per questa milestone europea è fissata a fine anno, quando dovranno essere entrati in vigore uno o più decreti legislativi di attuazione della delega varata dal Cdm l’11 febbraio scorso. Peraltro, l’iniziativa è uno degli strumenti collegati alla manovra 2022-2024, come previsto dall’ultima Nota di aggiornamento al Def.

L’iter in Affari sociali di Montecitorio è partito il 2 marzo e ieri pomeriggio la relatrice, la vicepresidente della commissione, Rossana Boldi, ha illustrato i contenuti del provvedimento. Raggiunta da Nursind Sanità, l’esponente della Lega prova a fare una previsione: “Secondo me i commissari aspettano le audizioni per intervenire. Se tutto va come deve andare, dovremmo licenziare il provvedimento per fine aprile o inizio maggio qui alla Camera e poi toccherà al Senato. Contiamo di chiudere definitivamente entro giugno per dare spazio ai decreti delegati. Di sicuro, cercheremo di rendere ancora più chiari i principi e gli indirizzi della legge”. Gli Irccs, qualificati come enti di rilevanza nazionale dotati di autonomia giuridica, perseguono finalità di ricerca prevalentemente clinica e traslazionale nel campo biomedico e nell’organizzazione e gestione dei servizi sanitari, ma dall’altra parte devono garantire standard di eccellenza nelle prestazioni di ricovero e cura di alta specialità.

La natura giuridica degli Ircss può essere pubblica o privata, ma quelli pubblici possono essere trasformati, su istanza della Regione che li ospita, in fondazioni aperte alla partecipazione anche di soggetti privati. Non a caso, mentre al momento dell’entrata in vigore delle norme del 2003 prevalevano i centri pubblici – sui 35 totali -, oggi siamo arrivati a 30 Irccs privati su 52 (ma due, uno pubblico e uno privato, sono in attesa di conferma a seguito del riconoscimento). Un trend in contrasto con gli auspici del Parlamento che nell’aprile 2021, in sede di modifica del Pnrr, chiese espressamente di favorire la nascita di istituti pubblici. Ancora Boldi ribatte: “Non vedo comunque il rischio di un assalto dei privati. Rimane solido il potere di controllo del Ministero e comunque gli Irccs devono anche garantire assistenza di alta qualità accanto alla ricerca. Certo – ammette la deputata – è una legislazione ibrida, un mix molto particolare. D’altra parte, quando la normativa del 2003 aprì ai pubblici trasformati in fondazioni puntava proprio a questa collaborazione tra pubblico e privato. E lo strumento della fondazione garantisce l’accesso anche a capitale privato”. Nel frattempo però la proliferazione ha generato problemi dal punto di vista del finanziamento, visto che il Fondo della ricerca è rimasto sostanzialmente costante negli anni. Di conseguenza, in termini reali si è ridotto di circa il 50%.

Dunque, l’obiettivo della riforma è garantire la presenza di poli che siano fiore all’occhiello della ricerca e dell’assistenza. Di conseguenza, da una parte devono tenere il passo con i migliori standard internazionali e devono dunque avere un respiro sovraregionale che in qualche modo contrasta con la regionalizzazione della sanità. Al tempo stesso, però, devono erogare prestazioni di alta complessità ai cittadini in un regime facilmente accessibile e quindi caratterizzato da una equilibrata distribuzione territoriale. Non per niente, se da una parte saranno introdotti criteri e parametri internazionali per il riconoscimento e la conferma del carattere scientifico di Irccs, con la valutazione dell’impact factor, della complessità assistenziale e dell’indice di citazione per garantire la presenza di sole strutture di eccellenza, dall’altra saranno definite le modalità di individuazione di un bacino minimo di riferimento per ciascuna area tematica, per rendere la valutazione circa l’attribuzione della qualifica Irccs più coerente con le necessità dei diversi territori. Pure su quest’ultimo punto, peraltro, si era concentrata un anno fa l’attenzione del Parlamento in sede di discussione dello stesso Pnrr, con la richiesta di un riequilibrio della presenza degli Irccs tra Nord e Sud. “Non credo manchino al Meridione strutture che possano aspirare a questo titolo. In più la delega prevede sostegni a chi entra in una rete e valorizza la collaborazione tra Regioni diverse”, chiosa la vicepresidente Boldi.

In ogni caso, “non si tratta di ritornare a modelli centralistici – precisa invece la relazione del Governo che accompagna la legge delega – ma di riconoscere che per mantenere gli elevati standard del Ssn occorre assicurare ai centri di eccellenza quel quid pluris che consenta loro di competere a livello internazionale e di garantire prestazioni di elevata complessità ai cittadini”. L’esigenza di una riforma risiede, in definitiva, nell’impostazione ormai troppo ingessata del dlgs 288 del 2003. Ecco perché si punta, per esempio, ad allentare i vincoli di incompatibilità che oggi non consentono al direttore scientifico di un Irccs pubblico di svolgere attività di ricerca clinica, traslazionale e di formazione durante i cinque anni del mandato, vincoli che rendono meno appetibile il ruolo per uno studioso attivo sul campo, soprattutto nella fascia di età tra 45 e 55 anni. Un altro obiettivo della legge è snellire e semplificare i trasferimenti tecnologici grazie a partnership dirette con soggetti esterni e imprese. Ma l’innalzamento dell’asticella sugli standard di produttività scientifica porterà anche a una scrematura. Gli istituti non adeguati dovranno recuperare eventuali mancanze per non essere espulsi, anche se avranno più tempo a disposizione per raggiungere gli standard di eccellenza: la rivalutazione del singolo Irccs avverrà infatti ogni quattro anni anziché due. In tutti i casi, gli strumenti di vigilanza del ministero della Salute usciranno, come detto, rafforzati dalla riforma.

La legge punta inoltre a rendere accessibili i centri a tutta la cittadinanza, a prescindere dalla collocazione territoriale, in ragione della loro rilevanza nazionale. Valorizza poi le reti di Irccs attraverso la collaborazione tra le Regioni e il sostegno a quegli istituti che hanno sedi in più realtà territoriali. Un altro passaggio disciplina i meccanismi di integrazione del livello di finanziamento della ricerca in relazione all’ingresso nel sistema di nuovi enti. La riforma mira quindi ad adeguare gli strumenti di vigilanza sia sugli istituti pubblici che su quelli privati e introduce la necessità di sinergie tra direzione generale e direzione scientifica sui rispettivi obiettivi per le attività di assistenza e ricerca. In pratica, il direttore scientifico avrà voce in capitolo nella direzione strategica, mentre il direttore generale avrà a sua volta obiettivi legati alla ricerca.

Per il resto, la delega vuole garantire la comprovata competenza e professionalità dei membri degli organismi di governo degli Irccs pubblici e privati, ma al tempo stesso cerca di valorizzare e facilitare il passaggio dall’idea progettuale al possibile brevetto, fino alla fase di produzione e commercializzazione. In più, autorizza per gli istituti e gli Izs (Istituti zooprofilattici sperimentali) la revisione della disciplina del personale della ricerca sanitaria, prevista dalla legge di Bilancio 2018: in pratica, nasce un ruolo non dirigenziale della ricerca sanitaria che prevede contratti quinquennali di lavoro subordinato, rinnovabili per altri cinque anni e che in seguito possono essere trasformati a tempo indeterminato. Si prevede infine che l’attività di ricerca degli Irccs sia improntata ai principi di trasparenza e di “open science” nel segno della accessibilità e collaborazione a livello internazionale.

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