Fine vita: arriva il primo sì alla Camera, ma il vero scoglio sarà il Senato

10 Marzo 2022

Montecitorio incassa il risultato con 253 sì. Centrosinistra ed M5s votano a favore. Centrodestra contrario, ma non mancano le eccezioni

di NS

E’ arrivato oggi il primo sì alla legge sul Fine vita alla Camera. Il testo, frutto di una lunga mediazione, dopo numerosi stop and go, adesso però passa al Senato. Ed è qui che il percorso rischia di farsi accidentato. Già la senatrice Udc Paola Binetti scalda i motori e sottolinea che “l’ok della Camera alla legge sull’eutanasia contraddice pesantemente i principi espressi dalla Corte costituzionale che ha bocciato i quesiti referendari sul fine vita”. Sono i senatori M5s della commissione Sanità a parlare invece di “una giornata storica” e a rimarcare il loro impegno a “lavorare velocemente in Senato affinché questa proposta diventi presto legge dello Stato”.

Si vedrà. Intanto, oggi Montecitorio incassa il risultato (sono stati 253 i voti a favore, 117 i contrari e un solo astenuto). Certo, durante il suo cammino – prima nelle commissioni Giustizia e Affari sociali e poi in Aula – il testo ha subito diverse modifiche, a cominciare dall’introduzione dell’obiezione di coscienza per medici e personale sanitario, voluta dal centrodestra. Rimane inoltre per l’accesso alla morte medicalmente assistita una concomitanza di condizioni che di fatto riducono di molto la platea dei soggetti che possono farne richiesta. La persona, infatti, deve essere affetta da una patologia irreversibile e con prognosi infausta oppure essere portatrice di una condizione clinica irreversibile che cagioni sofferenze fisiche e psicologiche (insieme) assolutamente intollerabili; essere tenuta in vita da trattamenti sanitari di sostegno vitale, la cui interruzione provocherebbe il decesso del paziente.

In base al testo approvato, infine, spetterà al medico il compito di redigere un rapporto dettagliato e documentato sulle condizioni cliniche, psicologiche, sociali e familiari del richiedente e inviarlo al comitato per la valutazione clinica da istituire territorialmente.

La legge è passata alla Camera con il sostegno di Pd, M5s Leu, +Europa e Italia viva (che ha lasciato libertà di voto). Sul fronte dei contrari invece il centrodestra, Fratelli d’Italia e Lega in primis. Anche se da Forza Italia sono arrivati voti a favore. Tra questi, per esempio, quelli di Elio Vito e Renata Polverini che, annunciando il suo sì in Aula, ha ringraziato “il gruppo di Forza Italia per averci consentito di esprimere liberamente il nostro voto su un tema etico, così sensibile”.

Soddisfatto Nicola Provenza, deputato M5s e relatore della legge insieme al dem Alfredo Bazoli: “E’ una bella notizia per il Paese – ha detto il parlamentare pentastellato – perché il Parlamento finalmente si occupa dei più fragili, di coloro che, afflitti da patologie a prognosi infausta e tormentati da dolore insostenibile, chiedono di poter porre fine alle proprie sofferenze con dignità e assistiti dal Servizio sanitario nazionale”. Anche Riccardo Magi di +Europa, da sempre in prima linea nella battaglia per l’approvazione del provvedimento, ha parlato di “fatto storico”, pur rimarcando che la legge è “imperfetta” perché “le condizioni d’accesso per i pazienti sono ancora troppo restrittive”. Non ha mancato poi di sottolineare che se oggi la Camera ha approvato questa legge “è solo grazie alla lotta che hanno condotto una serie di persone a partire da Piero e Mina Welby, Dominique Velati, Davide Trentini fino a Fabiano Antoniani” oltre che all’impegno dell’Associazione Luca Coscioni e di Marco Cappato. “Un ringraziamento va a quel milione e 200 mila cittadini che l’estate scorsa ha sottoscritto un referendum per l’eutanasia legale”.

L’associazione Luca Coscioni, appunto. Per Filomena Gallo e Marco Cappato, “nonostante i passi indietro della proposta di legge rispetto alla stessa sentenza ‘Cappato’ della Corte costituzionale e la bocciatura degli emendamenti per una piena legalizzazione dell’eutanasia, l’approvazione del testo alla Camera rappresenta un passaggio positivo”.
“Pareva impossibile e tanti tifavano perché non ci si riuscisse – ha chiosato su Twitter il segretario del Pd Enrico Letta -. Invece ci siamo arrivati. Bene”. E’ comunque presto per cantare vittoria visto che manca la traversata in Senato. L’affossamento del ddl Zan contro l’omotransfobia ancora brucia ed è un forte monito alla prudenza.

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