In corsia i sanitari ucraini. Potranno esercitare per un anno in Italia

22 Marzo 2022

L’ultimo decreto del Governo apre a una deroga: medici, infermieri e Oss fuggiti da Kiev e dintorni dopo l’invasione potranno avvalersi del passaporto europeo delle qualifiche per i rifugiati

di NS

Anche il Servizio sanitario apre le porte ai professionisti ucraini. Con il decreto varato venerdì scorso e finalmente pubblicato in Gazzetta ufficiale, infatti, si concede agli operatori della salute residenti nel Paese occupato prima del 24 febbraio, giorno dello scoppio della guerra, di esercitare temporaneamente le qualifiche sanitarie o di operatore socio-sanitario sul territorio italiano, in deroga alle norme vigenti e fino al 4 marzo 2023. Chi volesse e fosse munito di passaporto europeo delle qualifiche per i rifugiati, può farlo in seno a strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche e private, con contratto a tempo determinato, co.co.co. oppure attraverso un incarico libero-professionale, in ragione di una qualificazione conseguita all’estero e regolata da precise direttive dell’Ue. Naturalmente, tutto ciò non deve comportare maggiori oneri per le pubbliche amministrazioni.

Si tratta di una misura dal chiaro e nobile scopo sociale e umanitario, finalizzata anche alla progressiva assimilazione del popolo ucraino al contesto culturale europeo. Rimane da capire quale sarà l’impatto della misura sul piano organizzativo e delle possibili difficoltà di integrazione effettiva di medici, infermieri e Oss ucraini in un contesto come quello italiano, a partire dalla naturale barriera linguistica.

In ogni caso, il decreto 21/2022 contiene altre due novità rilevanti per la salute. Il settore, infatti, viene incluso tra quelli sui quali lo Stato può esercitare il golden power allo scopo di salvaguardare società o asset strategici per il Paese da possibili scalate estere. Dunque, anche per il comparto sanitario viene previsto l’obbligo di notifica in caso di operazioni o acquisti di azioni e partecipazioni societarie da parte di soggetti appartenenti all’Unione europea, compresi quelli residenti in Italia, di rilevanza tale da determinare l’insediamento stabile dell’acquirente in ragione dell’assunzione del controllo della società.

Infine, nell’ambito dei 500 milioni stanziati per l’emergenza profughi, vengono messi sul tavolo 152 milioni come finanziamento aggiuntivo straordinario a beneficio delle Regioni per l’assistenza sanitaria a chi fugge da Kiev e dintorni. La misura andrà naturalmente definita d’intesa con il ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni e si prevede che riguarderà un massimo di 100mila richiedenti e titolari della protezione temporanea.

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