“L’ostetrica? Competenze e professionalità che non vanno sottovalutate”

24 Marzo 2022

Parla a Nursind Sanità Silvia Vaccari, presidente Fnopo: “Puntiamo su valorizzazione e spazi di carriera nel contratto”. Focus sul lavoro al fianco delle donne

di Paola Alagia

Rimane tra le professioni sanitarie non mediche più antiche al mondo. Parliamo del lavoro delle ostetriche, da sempre legato alla maternità. Sin da quando il parto avveniva tra le mura domestiche. Ma non lo è da meno oggi, all’interno delle strutture sanitarie. La Fnopo (Federazione nazionale degli Ordini della professione ostetrica) ne rappresenta in Italia 20.860 (il dato è di inizio anno). Tutte impegnate, come campeggia nel manifesto sul sito della Federazione, in molti setting di assistenza: ospedalieri territoriali, pubblici, privati e come libere professioniste impegnate nella tutela della salute della donna. Certamente durante il parto, ma anche prima e dopo, attraverso programmi di prevenzione, cura e riabilitazione. Eppure, delle ostetriche si parla sempre poco. Anche in questa fase calda del rinnovo del contratto di comparto. La ginecologia, va detto, ha contribuito a creare un cono d’ombra dal punto di vista organizzativo intorno a questa storica figura. Ma non poco ha inciso il ricorso spesso e volentieri eccessivo al taglio cesareo. Ne parliamo proprio con Silvia Vaccari, presidente nazionale della Fnopo, responsabile Rischio clinico dell’ospedale di Sassuolo.

Le trattative all’Aran per il rinnovo contrattuale sono in corso. Cosa vi aspettate?
La nostra è una professione, oltre che antica, con una solida preparazione scientifica e culturale e con competenze di base molto distintive. Ma purtroppo spesso siamo date per scontate. Non viene riconosciuto quello che è il ruolo e il contributo che le ostetriche danno alla salute delle donne. Fatta questa premessa, è chiaro che sul fronte contrattuale ci aspettiamo una valorizzazione del nostro profilo, ma anche un riconoscimento di tipo economico e di carriera. C’è un aspetto, infatti, che non va sottovalutato.

Quale?
Il rischio clinico della professione ostetrica. Un rischio che è sicuramente doppio, anzi triplo, rispetto alle altre. Noi rispondiamo sempre per almeno due persone, che sono la mamma e il bambino, ma anche per l’intera famiglia. Tale rischio, tra l’altro, complice la pandemia, è aumentato negli ultimi anni anche per noi.

Nello specifico, sul piano della carriera a cosa puntate?
Rivendichiamo avanzamenti sia sul piano organizzativo che su quello formativo e della ricerca. Speriamo, infatti, che venga ottemperato il Progetto obiettivo materno infantile (Pomi) che contempla la presenza delle ostetriche su tutto il dipartimento materno infantile. Inoltre, anche la legge 43/2006, all’art. 6, prevede che le funzioni di coordinamento vengano attribuite alle ostetriche.

Allo stato attuale qual è la situazione?
La progressione di carriera per le ostetriche e l’accesso alla dirigenza rimane una chimera. Ed è il motivo per cui stiamo lavorando al tavolo tecnico del ministero dell’Università per provare a rivedere la laurea magistrale o specialistica ad indirizzo ostetrico.

Con quale obiettivo?
Trasformala in Scienze ostetriche. Ma il problema che poniamo, attenzione, non è solo legato alla dirigenza. L’accesso ai corsi di laurea magistrale mediante concorso non prevede una quota per le ostetriche. Ciò vuol dire che di fatto abbiamo anche degli anni in cui pochissime di loro entrano e questo significa non avere personale impegnato nella formazione. Ma neppure nella ricerca, con scarse possibilità per le professioniste ostetriche di diventare professori associati Med 47 (lo specifico settore disciplinare, ndr).

Soffermiamoci sui numeri: la Fnopo rappresenta 20.860 ostetriche in Italia.
Sono poche. Insieme alle società scientifiche dei neonatologi (Sin) e ginecologi (Sigo) siamo arrivati alla conclusione che questo numero non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno di salute delle cittadine e delle famiglie italiane perché dovrebbe essere il doppio. Se è vero che il Pnrr punta a un potenziamento dell’assistenza sanitaria sul territorio e dunque di professionisti sanitari, allora non è pensabile che ancora una volta le ostetriche siano poco considerate. Ci sono alcune Regioni d’Italia, prevalentemente al Sud, in cui c’è una grande carenza di questi profili. Gap che vanno colmati.

La ginecologia in qualche modo ha creato un cono d’ombra intorno alla figura dell’ostetrica?
E’ solo una questione di modelli organizzativi che nel tempo andranno giustamente modificati. In molte realtà aziendali, per esempio, la ginecologia è stata inserita nei dipartimenti chirurgici, che sono altro rispetto ai dipartimenti materno-infantili. Così come vi sono diverse strutture in cui le ostetriche lavorano in reparti di ginecologia.

Nessuna competizione, insomma.
Tutt’altro. Le dirò di più: la Federazione è sempre molto disponibile a lavorare con tutte le professioni sanitarie. Sono convinta infatti che se lavoriamo tutti insieme garantiamo ancora meglio la salute dei cittadini.  

Il ricorso a volte eccessivo al taglio cesareo, però, ha inciso sul vostro lavoro. Non è così?
Il quadro è molto variegato sul territorio nazionale. Ci sono realtà in cui, per esempio, i corsi di accompagnamento alla nascita o gli investimenti sulla medicina non convenzionale hanno fatto la differenza. Quello che posso dire è che la carta vincente rimane una sola ed è la nostra presenza al fianco delle donne. Anche se devo sottolineare che le attuali indicazioni sul parto di prova dopo un cesareo, ovvero il Vbac (Vaginal birth after cesarean), sono un segnale importante.

L’ultimo report dell’Istat ci dice che i nuovi nati della popolazione residente in Italia nel 2021 non raggiungono le 400mila unità. In che modo la denatalità sta cambiando il vostro ruolo?
Quella della denatalità è purtroppo una grave spia sociale. Il nostro lavoro rimane importante perché abbiamo potenziato molto l’attività sul fronte della prevenzione. Inoltre, siamo impegnate e presenti sul fronte della procreazione medicalmente assistita, che fa parte proprio del nostro percorso formativo. Infine, c’è il sostegno all’allattamento al seno, uno degli obiettivi di salute dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Non a caso, in qualità di presidente nazionale Fnopo, ho scritto al ministro Speranza per sollecitare l’attivazione di un tavolo tecnico interdisciplinare sul tema.

Le ha risposto?
So che è una questione sulla quale il ministro è molto sensibile. Credo quindi che la mia sollecitazione non cadrà nel vuoto.

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