Covid: il 31 marzo è dietro l’angolo, cresce l’ansia dei sanitari precari

28 Marzo 2022

Oltre 66mila gli assunti in via straordinaria con contratti flessibili durante la pandemia. La manovra ha aperto alla stabilizzazione, ma i tempi si allungano ed ecco la toppa delle proroghe

di Ulisse Spinnato Vega

La legge di Bilancio ci ha provato ad alleggerire la pressione, consentendo la stabilizzazione di gran parte del personale sanitario e degli operatori socio sanitari reclutati in via emergenziale e straordinaria con contratti flessibili nelle fasi acute della pandemia. La manovra di fine anno permette infatti agli enti del Ssn assunzioni a tempo indeterminato, tramite procedure concorsuali, a beneficio di coloro che fossero stati inseriti a termine e che avranno maturato, al prossimo 30 giugno, almeno 18 mesi di servizio, anche non continuativi, di cui un minimo di sei mesi nel periodo tra il 31 gennaio 2020 e il 30 giugno 2022, secondo criteri di priorità definiti da ciascuna regione.  

Le stime effettuate dalla Fiaso, Federazione aziende sanitarie e ospedaliere, sulla base dei dati della Corte dei conti, parlavano a inizio anno di 48mila professionisti coinvolti, tra cui oltre 22mila infermieri, sugli oltre 66mila assunti di gran fretta dall’avvento del Covid fino a fine 2021. Ovviamente, non tutti rientrano nei requisiti previsti: ci sono ad esempio circa 18mila contratti di carattere libero-professionale che vengono esclusi a priori, malgrado la recentissima proroga per loro da fine marzo a fine giugno. Ma va pure considerato che la norma della legge di Bilancio prevede di non sforare i tetti di spesa e vincola al perimetro dei posti in pianta organica.

Nel frattempo, però, sono passati quasi tre mesi e a Nursind Sanità risulta che la stragrande maggioranza di quelle stabilizzazioni è ancora da mettere a punto. Le aziende sanitarie e ospedaliere sono tuttora in fase di ricognizione, mentre cresce l’ansia per svariate migliaia di professionisti preoccupati del loro status lavorativo, così come lievita la polemica man mano che si avvicina la fine dello stato di emergenza.

In Calabria, per esempio, ci sono 1400 sanitari in attesa. Sembra che i fondi non manchino e si potrebbe arrivare a una proroga lunga fino a fine 2023; pesa però la scarsa capacità di impegnare le risorse da parte delle strutture regionali. In Sicilia, invece, i numeri sono più grandi, ma la situazione si è fatta più distesa grazie a un decreto dell’assessorato regionale alla Sanità. Si va infatti verso una proroga a fine anno per sanitari e personale tecnico-amministrativo reclutati per affrontare il Covid, circa 9mila persone in tutto, nonché verso la successiva stabilizzazione attraverso procedure concorsuali con gli stessi requisiti di servizio della legge di Bilancio.

Salendo lungo lo Stivale, anche in Puglia la data del 31 marzo è attesa con paura da centinaia di lavoratori del comparto sanitario, mentre in Abruzzo si tratta per lo più di assunti attraverso convenzioni con cooperative, che con la fine dello stato di emergenza potrebbero finire in mezzo alla strada. Ma l’emergenza arriva fino agli oltre 5mila precari del Piemonte, passando per i circa mille della Sardegna e per i 3-500 lavoratori della Liguria. Insomma, mentre il Covid non smette ancora di mordere i tempi per una soluzione strutturale si allungano e ulteriori proroghe appaiono come la solita toppa all’italiana che rinvia il problema senza risolverlo in via definitiva.

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