Fine Vita, boom di richieste all’Associazione Luca Coscioni per il suicidio all’estero

06 Aprile 2022

Per Marco Cappato, il disegno di legge approvato dalla Camera pone troppi vincoli. E i pazienti chiedono di modificarlo al Senato. O cercano alternative

di NS

Tra il febbraio e l’aprile di quest’anno l’Associazione Luca Coscioni ha registrato circa trecento richieste di contatto in più rispetto all’anno scorso da parte di persone che chiedono assistenza per poter accedere al suicidio assistito all’estero: per la precisione 1.172 in due mesi e mezzo, contro le circa 900 dello stesso periodo del 2021. A rivelarlo sono stati Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretario nazionale e tesoriere, in occasione di un convegno al Senato proprio per chiedere una buona legge sul fine vita.

Dopo la bocciatura del referendum sull’eutanasia Legale, dunque, tanti italiani si stanno attivando con le cliniche straniere, senza attendere nemmeno la discussione in Senato della legge sul Fine vita, già approvata dalla Camera in prima lettura lo scorso 10 marzo.

Proprio a proposito della legge, ha spiegato la senatrice Emma Bonino, è giunto il momento di interrogarsi sul solito dilemma del “bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno”: è meglio portare a casa una legge imperfetta “e che discrimina i pazienti sulla base del fatto che questi siano intubati o meno”, continuando poi la battaglia in altri modi; oppure provare a migliorarla a forza di emendamenti, con il rischio però di vederla naufragare del tutto una volta tornata a Montecitorio?

Il provvedimento in arrivo dalla Camera soddisfa fino a un certo punto l’Associazione. La nota dolente rimangono i paletti stringenti per poter accedere alla morte medicalmente assistita. Uno su tutti il vincolo secondo cui il paziente dovrebbe essere tenuto in vita “da trattamenti sanitari di sostegno vitale, la cui interruzione ne provocherebbe il decesso”. Ciò, secondo Emma Bonino, rende la legge “altamente deficitaria perché stabilisce una discriminazione che mi sembra difficilmente accettabile: possono accedere al fine vita solo le persone intubate”.

Proprio a questo si deve l’aumento del numero di richieste di aiuto per andare all’estero, che arrivano evidentemente da pazienti non intubati, che non potranno usufruire della nuova legge, quand’anche essa fosse approvata. Gallo e Cappato non a caso si lanciano già in una previsione e cioè che, al di là delle richieste di aiuto, ci saranno “nuove azioni nei tribunali” per mancato rispetto del principio di uguaglianza nella norma.

Tirando le somme, secondo l’Associazione Luca Coscioni “è arrivato il tempo che un legislatore rispettoso della Costituzione e della volontà dei cittadini emani una legge che sia per tutti coloro che vogliono scegliere il proprio fine vita”. Un appello al quale si sono uniti durante il seminario, rispettivamente con una lettera e un video, anche due malati: Mario, 43 anni tetraplegico, il primo italiano ad ottenere il via libera per l’aiuto al suicidio medicalmente assistito, e Laura, 47 anni, affetta da sclerosi multipla grave. Entrambi hanno consegnato un messaggio chiaro: “Se si vuole fare una legge – ha detto Mario – penso vada fatta nel modo migliore, non peggiorando e complicando le cose. Ognuno di noi sceglierà cosa ritiene opportuno fare e non ci devono essere discriminazioni fra malati”. Laura ha ricordato che se la legge non sarà modificata non potrà “mai avere il diritto di morire perché, per definizione, anche quando mi aggraverò, non sarò mai attaccata ad una macchina. Non voglio – ha concluso – che la mia malattia sia un fine pena mai”.

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