“Garantire almeno un hub vaccinale ogni 100mila abitanti”

11 Aprile 2022

Lettera aperta della Società italiana d’igiene a Draghi, Speranza ed enti locali sul Dm71: “Rafforzare anche i Dipartimenti di prevenzione, strategici per la sanità territoriale”  

di NS

Rafforzare i Dipartimenti di prevenzione e garantire un hub vaccinale almeno ogni 100mila abitanti, dal momento che si tratta di “strutture di rilevanza strategica per la sanità territoriale e per il Paese”. Sono le richieste che la Società italiana d’igiene (Siti) ha rivolto al presidente del Consiglio Mario Draghi, al ministro della Salute Roberto Speranza, al direttore della Prevenzione del ministero, Giovanni Rezza e al presidente della Conferenza Stato-Regioni, Massimiliano Fedriga, in merito al Dm71 che fissa i nuovi standard organizzativi e qualitativi per l’assistenza sanitaria territoriale, al momento in corso di valutazione proprio presso la Conferenza Stato-Regioni.

Attraverso una lettera aperta indirizzata a Governo, enti locali e ministero della Salute, la Siti sostiene “la necessità di individuare chiaramente il dimensionamento e la configurazione operativa degli hub vaccinali, strutture di rilevanza strategica per la sanità territoriale e per il Paese”: la proposta è appunto quella di prevedere un hub ogni 100mila abitanti e inserire un esplicito riferimento al potenziamento dei Laboratori di sanità pubblica, che costituiscono un asse portante per numerose attività di prevenzione collettiva in tema di ambiente-salute-alimenti”.

A proposito del Dm71, però, la Società italiana d’igiene fa notare che se “nel dispositivo di approvazione del regolamento, all’articolo 1, sono effettivamente individuati standard di riferimento di organizzazione e personale per tutti gli specifici punti di intervento (casa della comunità, infermiere di famiglia o comunità, unità di continuità assistenziale, centrale operativa territoriale, ospedale di comunità, telemedicina” non accade lo stesso nel paragrafo 14 “in cui mancano riferimenti agli standard di personale per i Dipartimenti di prevenzione”.

Perché porre l’accento su questa difformità? Lo spiega la stessa Siti: “Il mancato riferimento a standard qualitativi e quantitativi delle dotazioni organiche – sottolinea – potrebbe compromettere la concreta e armonica realizzazione di quanto il regolamento stesso prevede, con possibili ripercussioni negative sulla capacità di erogazione dello specifico livello essenziale di assistenza ai cittadini, tanto più alla luce  dell’esperienza recente che ha visto i Dipartimenti di prevenzione efficacemente in prima linea per la gestione ed il contrasto dell’emergenza Covid-19”.

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