Covid, quasi tre ricoverati su mille sviluppano una miocardite

12 Aprile 2022

Lo rileva uno studio internazionale coordinato dall’Ospedale universitario di Brescia e dal Cardio Center di Niguarda, da cui emerge che nel 40% dei casi la patologia è grave

di NS

Circa 2,4 pazienti ogni 1.000 ricoverati per Covid-19 sviluppano una miocardite. È quanto emerge da uno studio internazionale appena pubblicato sulla rivista americana Circulation, che fa chiarezza sulla prevalenza, le caratteristiche e la prognosi dei pazienti con miocardite associate all’infezione da Covid. La ricerca è il frutto della collaborazione di 23 centri tra Europa e Stati Uniti, coordinati dall’Ospedale universitario di Brescia e dal Cardio Center di Niguarda.

“Questo dato è basato su un’analisi che prende in esame oltre 50 mila pazienti ricoverati per Covid-19 – spiega Enrico Ammirati, specialista della Cardiologia 2 di Niguarda e tra gli autori dello studio – La miocardite acuta è un’infiammazione del muscolo cardiaco. Nel caso del Covid-19 è verosimilmente causata da una reazione immunitaria innescata dall’infezione del virus Sars-Cov-2 piuttosto che da un’azione diretta del virus contro il cuore”. In questa ricerca la diagnosi della miocardite è stata “la più accurata possibile” assicurano Patrizia Pedrotti, cardiologa specialista di risonanza magnetica cardiaca, e Cristina Giannattasio, direttore della Cardiologia 4 di Niguarda, sottolineando come sia stata basata sull’esecuzione di risonanza magnetica cardiaca o di biopsia cardiaca.

Le infiammazioni cardiache da Covid-19 possono essere molto gravi e pericolose: quasi nel 40% dei casi, infatti, il quadro clinico è risultato particolarmente grave. Nel 20%, invece, i pazienti sono deceduti o hanno avuto necessità di un supporto meccanico al circolo per via delle loro condizioni, questo nonostante si trattasse di una popolazione giovane con un’età mediana di 38 anni. Sono state rilevate anche forme di miocardite insorte a seguito della vaccinazione.

“In questi casi meno del 5% dei pazienti ha avuto un decorso grave” sottolinea Marco Metra, direttore della Cardiologia di Brescia. Oltre a stimare in modo preciso la percentuale di insorgenza e la gravità della malattia, lo studio ha inoltre chiarito per la prima volta come la maggior parte delle miocarditi si siano manifestate in assenza della più “tipica” polmonite causata dal virus. Le persone che sviluppano sia la polmonite che l’infiammazione del cuore hanno però una prognosi più critica. Infine, la pubblicazione conferma come sussistano ancora alcuni aspetti del danno cardiaco non del tutto chiari e che richiedono ulteriori ricerche. I dati delle biopsie, infatti, hanno evidenziato come il profilo infiammatorio sia differente rispetto alle miocarditi classiche.

In questo studio il cortisone, un noto immunosoppressore, è stato usato nel 55% dei casi, apparentemente con beneficio, anche se il ruolo di questo farmaco nelle miocarditi acute in generale e nelle miocarditi da Covid-19 nello specifico avrà bisogno di essere approfondito ulteriormente.

Lo studio
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