Il Def? “Non promette niente di buono per la sanità e per i medici”

13 Aprile 2022

Per Pina Onotri, segretario generale dello Smi, bisogna salvaguardare la sanità pubblica per recuperare le “deficienze sanitarie” evidenziate dalla pandemia

di NS

“Il Def non promette niente di buono per la sanità e per i medici”. Non ci gira intorno Pina Onotri, segretario generale del Sindacato medici italiani, proprio nei giorni in cui le Commissioni parlamentari competenti sono impegnate con le audizioni preliminari sul Documento di economia e finanza. “Nel triennio 2023-2025, la spesa sanitaria prevista decrescerà a un tasso medio annuo dello 0,6 per cento” sottolinea la numero uno dello Smi, in relazione al documento, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 6 aprile e in base al quale la spesa sanitaria è attesa in discesa rispetto al Pil fino al 6,2% del 2025, per poi tornare via via stabilmente sopra il 7%.  

“Il Covid 19 ha messo in mostra le debolezze del nostro Servizio sanitario nazionale e ha sottolineato la necessità di rafforzare la sanità e la medicina del territorio per non mettere a rischio la salute dei cittadini”, è la riflessione del sindacato, che indica come necessaria per le prossime manovre finanziarie una “programmazione finalizzata a recuperare tutte le deficienze sanitarie che si sono evidenziate a causa della lotta alla pandemia“, partendo soprattutto “dal pieno ripristino delle visite specialiste ambulatoriali fino al recupero delle liste di attesa nella medicina ospedaliera, rinforzando gli organici e introducendo misure incentivanti per i professionisti”, dando “più fondi alla sanità pubblica e meno agli armamenti“.

Il segretario generale del Sindacato medici italiani ribadisce che “la salute è un bene primario, elemento importante di coesione sociale e non può essere compresso. Dopo due anni di pandemia e con il virus ancora in circolazione è necessario proseguire a destinare nuove risorse per la sanità” e una delle criticità a cui va trovata una “soluzione urgente” è quella legata alla “carenza di medici in Italia”. Le ricette principali indicate dallo Smi sono quelle di potenziare la medicina territoriale, “come primo presidio sanitario del territorio” e rafforzare quella ospedaliera: “Il Documento di economia e finanza e la prossima legge di Bilancio devono contenere parole chiare per chiudere con la fase del Covid, aprendo una nuova stagione per la difesa della salute dei cittadini italiani e per la piena valorizzazione del lavoro dei medici”.

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