Covid, gli esperti divisi su quarta dose e mascherine

14 Aprile 2022

Tutti predicano prudenza, ma nella comunità scientifica non c’è intesa su come usare il secondo booster e sul ricorso ai dispositivi di protezione al chiuso

di NS

Lo stato d’emergenza è andato in soffitta il 1 aprile. E su questo non si discute. Che occorra ancora cautela non si stanca di ripeterlo il ministro della Salute Roberto Speranza e con lui, c’è da dire, anche esperti e tecnici del Ministero. Il richiamo a non abbassare la soglia d’attenzione, poi, mette d’accordo pure virologi ed epidemiologici. La raccomandazione è la stessa: bisogna stare attenti. Anche perché c’è da fare i conti pure con una certa rilassattezza da parte dei cittadini. Il direttore generale della prevenzione del Ministero Gianni Rezza, non a caso, ha parlato di “stanchezza vaccinale”. Un fenomeno che ha definito comunque normale. Sui prossimi passi da compiere contro il Covid-19, però, la comunità scientifica si divide.

Di decisioni in stand by ce ne sono molte in vista dell’autunno. Una su tutte: la vaccinazione di massa: si deciderà che la quarta dose (o secondo booster) toccherà a tutti oppure solo alla fascia degli over 50? Già su questo non mancano i distinguo. Più imminente invece è la decisione da prendere sull’utilizzo della mascherina al chiuso. E qui il ventaglio di posizioni si allarga parecchio. Ma andiamo con ordine.

Partiamo dalla vaccinazione. A sentire per esempio Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza e docente di Igiene e Medicina preventiva alla Cattolica, la quarta dose in autunno “sara necesssaria per tutti”. Anche perché, come ha spiegato oggi in un’intervista al Messaggero, proprio l’autunno “sarà un mese delicato e difficile”, dal momento che “ci saranno le condizioni favorevoli per la propagazione del virus”. Nei giorni addietro, invece, Massimo Galli, già professore di Malattie infettive alla Statale di Milano, era stato meno netto. In un’intervista a La Stampa del 9 aprile scorso, infatti, a proposito di quarta dose ne sottolineava la necessità “certamente per i fragilissimi, forse per gli anziani, ma non è detto – aggiungeva – che sia utile a tutti”. Il direttore del reparto Malattie infettive del San Martino di Genova, Matteo Bassetti, infine, dai microfoni di R101 ieri insisteva nel dire che sarebbe meglio passare da una vaccinazione di massa ad una individualizzata.

Sull’uitlizzo delle mascherine, poi, le posizioni diventano ancora più divergenti. E così si passa da Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università Statale di Milano, che si attesta su una linea più prudente, a Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze del Sacco di Milano, che invece è più netta. Per Pregliasco, dovremmo abituarci all’uso delle mascherine da tirar fuori in caso di bisogno: “Vanno usate quando serve, come gli occhiali da sole. Toglierle dal primo maggio è una scelta impegnativa”, ha detto nei giorni scorsi ai microfoni di “Un giorno da pecora” su Rai Radio 1. Al contrario di Gismondo che sulle colonne de La Verità ha detto: “Va bene aver portato la mascherina quando serviva, ma adesso, per favore, lasciamola”. Una posizione non dissimile da quella di Crisanti che sempre su La Verità ieri parlva di “misura inutile per arginare i contagi” di “impatto trascurabile anche a scuola” dove però “tutelano i fargili”. Insomma, la discussione è aperta. Dopo Pasqua vedremo quale decisione alla fine verrà adottata.

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