Pa e qualità dei servizi, “Le mancate assunzioni pesano sulla sanità”

21 Aprile 2022

Emerge dalla Relazione 2021 del Cnel. Ne deriva che “tassi di ospedalizzazione e posti letto ma anche la disponibilità di infermieri sono a livelli inferiori a quelli di molti Paesi europei”

di NS

“La pandemia ha mostrato in modo drammatico quanto le attività delle amministrazioni pubbliche, a cominciare da quelle legate alla tutela della salute e alle politiche di welfare, dipendano in maniera cruciale dalla qualità dei dipendenti pubblici. Il capitale umano rappresenta il vero nodo critico del Paese, dalla sanità alla tutela dell’ambiente, dal sistema formativo ai servizi sociali”. Lo afferma Tiziano Treu, presidente del Cnel, anticipando i contenuti della “Relazione 2021 al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini”, curata dallo stesso Cnel e che sarà presentata domani presso la sede del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

“Questa realtà – prosegue Treu – trova conferma nell’implementazione del Pnrr che richiede, con urgenza, sostegni mirati di assistenza tecnica alle amministrazioni per le operazioni più complesse di implementazione del piano, quali la preparazione dei bandi per la assegnazione delle opere e dei servizi previsti dalle varie missioni, la progettazione degli interventi diretti e la gestione nel tempo degli investimenti. Un’attività tanto più delicata quando questi interventi siano attuati con forme di partenariato pubblico privato. Le necessità di assistenza sono particolarmente evidenti per le piccole amministrazioni e i piccoli Comuni, molti dei quali sono privi delle competenze tecniche necessarie”.

La sanità è naturalmente tra i contenuti della Relazione. Le scelte anti-Covid-19 – si sottolinea nel documento – hanno continuato a condizionare l’intera articolazione delle politiche sanitarie, il 2021 ha confermato, sia il buon livello qualitativo della sanità italiana rispetto al panorama internazionale per durata della vita e condizioni degli anziani con malattie croniche, efficienza gestionale e investimenti in prevenzione, sia criticità ormai storiche del debole finanziamento pubblico – sotto la media europea – del peso significativo e crescente della spesa privata out of pocket a carico dei cittadini, e del non completo rispetto degli obiettivi di equità ed universalismo. Come le lacune della medicina territoriale ed extra ospedaliera, la debole integrazione socio sanitaria ed i ritardi della telemedicina.

Anche nel caso della sanità, emergono in maniera netta le conseguenze del lungo periodo di mancate assunzioni; come conseguenza di ciò, i tassi di ospedalizzazione e di posti letto per abitante, come pure la disponibilità di infermieri, si collocano su livelli inferiori a quelli di molti Paesi europei. Permangono, come ben noto, significative differenze sul piano territoriale.
Gli effetti negativi del protrarsi della pandemia – sottolinea ancora la Relazione – si sono riverberati su varie dimensioni del benessere della popolazione: salute, educazione-formazione, lavoro, relazioni sociali. Ciò ha creato una particolare pressione sulle politiche sociali, non solo in termini di intensità, ma anche di complessità delle condizioni da affrontare che richiamano le amministrazioni pubbliche interessate a: risposte maggiormente integrate a partire dal sociosanitario; interventi costituiti non soltanto da trasferimenti monetari, ma sempre più dall’erogazione dei servizi di welfare; strategie fondate sulla collaborazione tra tutti gli attori istituzionali e del partenariato economico e sociale (es. i nuovi istituti della co-programmazione e coprogettazione previsti dal Codice del terzo settore).

Le maggiori criticità persistono nell’assistenza ai soggetti fragili e non autosufficienti. Si può dire che il 2021 non ha cambiato nulla di quanto descritto nella Relazione del 2020 a proposito della condizione dei soggetti, delle famiglie, delle residenze, degli addetti all’assistenza, degli squilibri territoriali. Continua a sorprendere che da tutti i discorsi, documenti, provvedimenti restino fuori i fenomeni quali caregiving e badantato. Sono prevalentemente donne sia le caregiver che le badanti. Queste ultime per la gran parte immigrate.

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