Sanità, “Per le prossime emergenze? Ci faremo trovare pronti”

21 Aprile 2022

Speranza al Senato: “Create le condizioni per il futuro. Trasferiamo funzioni e compiti della struttura commissariale. Con la nascita della Direzione al Ministero, il Paese avrà ciò che è mancato fino a ora”

di NS

Dal piano nazionale pandemico alle misure di modernizzazione previste nel Pnrr per il nostro Servizio sanitario nazionale, fino alla salute mentale, messa a durissima prova da oltre due anni di pandemia. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, torna a rispondere al question time nell’Aula del Senato. E, naturalmente, il tema del Covid-19 attraversa un po’ tutte le interrogazioni. “E’ vero – premette il ministro – che non siamo più in uno stato di emergenza dal 31 marzo, ma certo la pandemia non è finita. È vero che la nostra campagna di vaccinazione è oggettivamente, numeri alla mano, tra le migliori e le più efficaci a livello europeo e a livello mondiale, ma è anche vero che non si è conclusa”. Proprio qualche settimana fa, ricorda Speranza, le nostre autorità sanitarie, in linea con l’Ema, l’Agenzia europea del farmaco e l’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, hanno infatti raccomandato un ulteriore richiamo alle persone sopra gli ottant’anni, ai residenti delle Rsa e alle persone di particolare fragilità tra i sessanta e i settantanove anni: “Quindi dobbiamo continuare la nostra campagna di vaccinazione”, è l’appello ribadito dal ministro, anche a Palazzo Madama.

Il superamento dell’emergenza legata al Covid19, ma anche la necessità di prepararsi strutturalmente alle prossime: in questo senso, il ministro sottolinea che la “vera novità” è arrivata con il decreto-legge dello scorso 24 marzo, che “crea finalmente le condizioni perché in futuro il nostro Paese possa essere più pronto in maniera strutturale e organica”. Con questo decreto, che sarà ora in discussione presso i due rami del Parlamento, “trasferiamo funzioni e compiti della struttura commissariale, che è stata il fulcro della gestione dell’emergenza, al ministero della Salute, dove nascerà una Direzione per la ‘preparedness’ che darà al Paese quello che mancava allora, cioè un gruppo organizzato avente come primo obiettivo fondamentale la gestione di un’eventuale emergenza sanitaria”.

Si guarda al futuro, quindi. Un futuro che non può non passare dal Pnrr anche per la sanità. Ma non solo: “Dopo due anni di pandemia, che ci hanno messo in grande difficoltà, abbiamo finalmente risorse senza precedenti. Queste risorse da dove vengono? Non sono solamente fondi europei: anche il Fondo sanitario nazionale è aumentato in maniera molto significativa – ricorda ancora ancora una volta Speranza -. Quando sono diventato ministro, nel settembre del 2019, c’erano 114 miliardi di euro nel Fondo sanitario nazionale, pari all’ammontare di tutte le risorse che lo Stato investe sulla sanità del nostro Paese. Vi si metteva, mediamente, un miliardo di euro all’anno, anche qualcosa in meno. Oggi, dopo due anni e mezzo, nello stesso Fondo sanitario nazionale ci sono 124 miliardi: 10 miliardi in tre finanziarie è un risultato che non si era mai visto prima”.

L’ottica, inoltre, è quella di un modello sanitario orientato a prevenire e affrontare non solo i rischi sanitari, ma anche quelli ambientali e climatici: “È ormai maturata a livello globale e in modo consolidato, a partire dalle indicazioni dell’Oms, un’importante consapevolezza, quella della connessione tra le politiche per la salute e quelle ambientali. È in buona sostanza la strategia ‘one health’” e penso che questa sia una strategia giusta, su cui dobbiamo investire con grandissimo coraggio e nel Pnrr abbiamo iniziato a farlo”. Il ministro ricorda come, nell’ultimo decreto-legge approvato la settimana scorsa in Consiglio dei ministri e attuativo delle misure del Pnrr, sia stato istituito formalmente il Sistema nazionale prevenzione salute dai rischi ambientali e climatici. Quale sarà l’obiettivo fondamentale? “Oggi abbiamo una rete di monitoraggio ambientale e una rete di monitoraggio e di prevenzione sanitaria; queste due reti, però, tra di loro non si parlano, non sono interconnesse. L’operazione di fondo che proviamo a fare è di messa a sistema, di integrazione”.

Intanto, però, bisogna affrontare nell’immediato tutti i danni causati da questa pandemia, tra cui quelli legati alla salute mentale, che il ministro definisce “cruciale” per il Servizio sanitario nazionale (nel prossimo autunno, proprio a Roma, si svolgerà la Conferenza mondiale della salute mentale): questa la ratio dietro il cosiddetto “bonus psicologo”, contenuto nell’ultimo Milleproroghe. “Ho seguito personalmente tale iniziativa, di cui condivido il senso. Il decreto interministeriale, firmato anche dal Mef, è ormai in dirittura d’arrivo”, annuncia quindi Speranza. Il meccanismo individuato consentirà di accedere al contributo senza oneri o anticipazioni da parte della persona che vuole usufruire del bonus, e che potrà scegliere liberamente il professionista tra coloro che hanno aderito all’iniziativa.

Un’iniziativa che “va nella direzione giusta, ma dico con assoluta chiarezza che non potrà sicuramente bastare e che la salute mentale è un tema cruciale che non può sicuramente essere affrontato solo con la logica dei bonus”, puntualizza il ministro, ricordando gli strumenti messi in campo nell’ultima legge di Bilancio per 38 milioni di euro: “20 milioni per il disagio psicologico dei bambini adolescenti che si trasformeranno in assunzione di personale per l’assistenza, 10 per l’accesso ai servizi psicologici di fasce più deboli, in modo particolare i pazienti oncologici, e 8 per il potenziamento dei servizi territoriali e ospedalieri di neuropsichiatria infantile e adolescenziale”.

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