Fine vita, al Senato l’iter del disegno di legge parte con ben 4 relatori

26 Aprile 2022

Incardinato il disegno di legge nelle commissioni Sanità e Giustizia: a Pillon, Maiorino, Biti e Rizzotti il compito di arrivare a una difficile mediazione

di NS

È iniziato ufficialmente al Senato l’iter del disegno di legge sul Fine vita, già approvato in prima lettura dalla Camera l’11 marzo: il testo è stato infatti incardinato oggi nelle commissioni di pertinenza, quelle di Sanità e Giustizia. Il percorso si annuncia però abbastanza complicato viste le divergenze esistenti anche all’interno della maggioranza su una questione, quella del suicidio medicalmente assistito, di forte valenza etica.

Al punto che il ddl sul Fine vita avrà ben 4 relatori, due per commissione: oltre al leghista Simone Pillon, già annunciato e notoriamente contrario al provvedimento, a condurre le operazioni in commissione Giutizia sarà anche la senatrice Alessandra Maiorino del Movimento cinque stelle; Caterina Biti del Partito democratico e Maria Rizzotti di Forza Italia saranno invece le relatrici in commissione Sanità.

Maiorino, che del M5s è capogruppo in commissione Giustizia, spera che nonostante i contrasti la legge non faccia la fine del ddl Zan contro l’omotransfobia, impantanatosi proprio in Commissione dopo essere passato alla Camera. “Siamo chiamati ad occuparci di un argomento avvertito come molto sensibile e di grande importanza da milioni di italiani, lo dimostra anche il fatto che sono stati più di un milione quelli che hanno sottoscritto la richiesta del referendum, poi bocciata dalla Consulta. Abbiamo il dovere di condurre in porto questo testo nello scorcio finale di legislatura e dare all’Italia una legge di civiltà”.

Ma dalla parte di impronta più cattolica della maggioranza, la senatrice Paola Binetti già avvisa che il testo “se da un lato risponde anche a una sollecitazione della Corte Costituzionale, dall’altro tocca in modo irrevocabile la vita di tante persone e quindi merita prudenza e discernimento. Ed è per questo che non sarà possibile approvarlo senza intervenire sul testo con opportuni emendamenti che ne chiariscano alcune ambiguità e lo sottraggono a possibili forme di uso e di abuso”.

Nel 2018 la Consulta, come accennato da Binetti, chiamata a giudicare l’operato del tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, sulla morte volontaria del tetraplegico Dj Fabo, aveva dato un anno di tempo al Parlamento per legiferare su eutanasia e fine vita: da allora ne sono passati ben quattro senza esito.

La proposta di legge sul Fine vita disciplina la facoltà di richiedere assistenza medica per porre fine volontariamente ed autonomamente alla propria vita, in presenza di specifici presupposti e condizioni. In primis aver raggiunto la maggiore età al momento della richiesta, essere capace di intendere e di volere, essere adeguatamente informato ed essere stati previamente coinvolti in un percorso di cure palliative e averle esplicitamente rifiutate o interrotte.

Ma soprattutto per fare richiesta di morte volontaria medicalemnte assistita la persona deve essere affetta da una patologia irreversibile o con prognosi infausta, che causi sofferenze fisiche e psicologiche intollerabili ed essere tenuta in vita da trattamenti sanitari di sostegno vitale, la cui interruzione ne provocherebbe il decesso.

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