Melanoma cutaneo? Non c’è solo la predisposizione genetica, pesano anche i comportamenti errati  

26 Aprile 2022

Da sinistra i deputati Pd Delrio, Ianaro e Siani

Nel 2020 il 20% di casi in più rispetto al 2019. Presentata la legge che istituisce il Melanoma day. Si punta sulla prevenzione: alle Regioni l’organizzazione di screening per la fascia 11-30 anni

di Marta Tartarini

La prevenzione è la prima arma per combattere il melanoma cutaneo. E così evitare una eccessiva esposizione al sole soprattutto da bambini e adolescenti è tra le prime cose da fare. Certo, c’è bisogno di sensibilizzare i cittadini soprattutto perché i casi sono in aumento. Nel 2020, ben 14.863, il 20% in più rispetto al 2019. Anche se poi, con la pandemia, c’è stata una flessione del 23% delle diagnosi a causa di mancate o rinviate visite dermatologiche.

Si rende quindi necessario richiamare l’attenzione a comportamenti corretti, soprattutto tra i più giovani. Ci prova il Parlamento con una proposta di legge, presentata oggi alla Camera, che istituisce il Melanoma day. La prima firmataria del provvedimento è la deputata del Pd, Angela Ianaro, ma il testo è stato sottoscritto anche da deputati del M5s e di Coraggio Italia.

In tutto sono sei articoli. L’articolo 1 prevede, appunto, l’istituzione il 13 maggio della “Giornata nazionale per la sensibilizzazione e la prevenzione del melanoma cutaneo”. Ma la legge entra poi nel merito delle questioni da affrontare. Innanzitutto, le Regioni, come recita l’articolo 4, si dovranno attivare per organizzare “campagne di screening per i soggetti considerati più a rischio, quelli di età compresa tra gli 11 e i 30 anni”. Inoltre, viene istituito (articolo 5) un Fondo nazionale per la prevenzione del melanoma cutaneo, da alimentare con le sanzioni per le violazioni nelle disposizioni sull’uso delle lampade abbronzanti.

La promotrice Ianaro spiega che la proposta di legge punta sulla “prevenzione con azioni integrate come il coinvolgimento di associazioni ed educatori per sensibilizzare sui comportamenti errati, perché i fattori di predisposizione genetica sono importanti, ma sono aggravati dalla esposizione ai raggi ultravioletti”.
 Per il pediatra e deputato dem Paolo Siani bisogna affidare la prevenzione proprio ai pediatri che “devono guardare i nei dei bambini e insegnare ai genitori a controllare i loro”. Attenzione poi al sole: Siani ricorda che l’esposizione “fa bene, soprattutto per l’assorbimento della vitamina D e quindi non va demonizzata, ma presa nella giusta dose, al momento giusto, perché a far male sono le ustioni”.

Sul fronte delle cure, invece, Paola Queirolo, coordinatrice del Comitato scientifico dell’Intergruppo italiano melanoma e direttore scientifico Melanoma, Sarcoma e Tumori Rari dell’Irccs di Milano, sottolinea come negli “ultimi dieci anni si sono fatti passi avanti, con tanti pazienti guariti anche nella fase avanzate”.
Un po’ di numeri li ha forniti invece Ignazio Stanganelli, presidente dell’Imi e direttore Skin Cancer Unit Istituto Tumori Romagna: i casi di melanoma cutaneo sono stati circa 15 mila nel 2020 in Italia, dove non sono mai state promosse “campagne strutturali di sensibilizzazione”. La sopravvivenza è al 87,8% a 5 anni, ed è raddoppiata negli ultimi dieci anni. Ma “possiamo fare di più”, anche recuperando i ritardi derivati dalla pandemia, a causa dei mancati controlli.

I controlli, appunto. Servono quelli “specifici per chi ha una predisposizione genetica”, ricorda Francesco Cusano, presidente della Associazione Dermatologi e Venereologi Ospedalieri Italiani, che invita a non trascurare “le ustioni da sole in età pediatrica e adolescenziale”. A tutte le età, comunque, gli esperti sollecitano ad attenersi ad una “una corretta esposizione al sole e al controllo dei nei”.

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