Epatiti nei bambini, “Nessun allarme, non c’è un aumento dei casi”

27 Aprile 2022

Maria Sole Basso (Epatogastroenterologia Bambin Gesù di Roma) a Nursind Sanità: “Non bisogna preoccuparsi per una semplice febbre o diarrea. Ciò che deve mettere in allerta è l’ittero”

di Marta Tartarini

Il mistero delle epatiti acute tra i bambini, che agita l’Europa, preoccupa anche l’Italia, anche se i dati non sembrano allarmanti. I casi di malattia al fegato grave, non riconducibili a quelle più diffuse e note, interrogano la comunità scientifica e preoccupano le famiglie. Nursind Sanità ha approfondito la questione con Maria Sole Basso, dottoressa del reparto di Epatogastroenterologia e Nutrizione dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che parla di situazione “al momento sotto controllo” e invita a fare accertamenti in caso di ittero, astenia (cioè forte debolezza) e febbre.

Partiamo dai numeri. C’è preoccupazione per la realtà italiana?
Siamo certamente in allerta e monitoriamo la situazione, ma al momento non c’è un aumento dei casi.

Quindi le epatiti senza una causa chiara non sono una novità per voi, ci sono sempre state?
Sì, ci sono casi di malattia acuta di cui non riusciamo a definire con esattezza le cause e sono meno di 20 all’anno in Italia. Al Bambin Gesù di Roma nel 2021 ci sono stati 5 o 6 casi di epatiti di natura da determinare. La Sigenp (Società di gastroenterologia epatologia e nutrizione pediatrica) ci ha chiesto di segnalare casi clinici di epatite acuta, ma per ora non abbiamo notato una crescita anomala di questa patologia pediatrica.

Sulla causa sembra esserci una sola certezza: la mancanza di correlazione con i vaccini Covid. Anche l’Istituto superiore di sanità tende ad escluderla.
La maggior parte dei casi in Inghilterra riguarda bambini tra i 3 e i 10 anni e in quel Paese la vaccinazione inizia dopo i 12. Quindi nessun nesso con il vaccino e anche in Italia i casi sotto esame sono di soggetti non vaccinati. 

Semmai il vaccino può essere un fattore di protezione?
La vaccinazione in generale, e anche quella contro il Covid, è un elemento di protezione anche per altri virus come quello dell’epatite B.

Il nesso invece con il coronavirus e con l’adenovirus è ancora oggetto di approfondimento tra gli esperti.
Alcuni bambini che hanno contratto l’epatite hanno avuto il Covid o è stato riscontrato l’adenovirus: in particolare il 75% dei bambini in Inghilterra aveva l’adenovirus e meno del 10% il Covid. E’ comunque troppo presto per stabilire una correlazione. Ho sentito alcuni colleghi di Londra e anche loro non sanno spiegarsi appieno questi casi. Il problema è che abbiamo ancora troppo poche evidenze scientifiche. 

C’è poi lo studio inglese condotto da “The I” che ipotizza che alla base di questi casi possa esserci la scarsa esposizione ai virus comuni a causa dei lockdown e dell’uso massiccio della mascherina, con l’effetto di un abbassamento delle difese immunitarie. 
Anche qui non abbiamo abbastanza dati scientifici per verificare tale nesso. Di certo i bambini in questi due anni sono stati meno esposti alle infezioni, ma non possiamo indicare una correlazione certa con i casi di epatiti.

Le notizie di queste settimane creano apprensione nelle famiglie. Cosa consiglia? 
Il messaggio è che al momento non c’è una emergenza e che non bisogna preoccuparsi per una semplice febbre o diarrea. La cosa più visibile che deve mettere in allerta è l’ittero. E’ opportuno in questo caso andare dal medico per accertamenti.

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