Obesità infantile, nasce il primo osservatorio nazionale in Italia

02 Maggio 2022

Dall’iniziativa di Fimp, Gaslini e Università di Genova arriva “Onoi”. Nel nostro Paese il 20,4% dei bambini è in sovrappeso e il 9,4% è obeso. E la pandemia ha peggiorato le cose

di NS

L’Italia è uno dei Paesi d’Europa con il più alto tasso di obesità infantile: secondo l’ultimo report di “Okkio alla Salute” del Ministero, su un campione di 50mila bambini di terza elementare, il 20,4% è in sovrappeso e il 9,4% è obeso. Una patologia che, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica nel mondo. Per dare un quadro più chiaro e aggiornato del fenomeno nel nostro Paese nasce Onoi – l’Osservatorio dell’obesità infantile in Italia, i cui promotori sono la Fimp (Federazione italiana medici pediatri), l’Istituto Gaslini (Clinica pediatrica ed Endocrinologia) e l’Università degli Studi di Genova, in collaborazione con la sezione italiana di Helpcode, organizzazione no profit che opera in tutto il mondo.

Un questionario verrà diffuso dai pediatri alle famiglie assistite, con l’obiettivo di descrivere e analizzare lo stato nutrizionale dei bambini italiani. La modalità è semplice: nel corso del 2022, i genitori saranno invitati a compilare le domande online in cui si indicano le abitudini alimentari e di vita dei propri figli (tra cui il consumo della prima colazione, gli alimenti privilegiati e il tempo dedicato all’attività fisica), contribuendo quindi a sviluppare una ricerca sulla relazione tra la salute alimentare e lo stile di vita dei bambini.

“I numeri della malnutrizione infantile in Italia sono allarmanti: secondo l’ultimo report sulla malnutrizione infantile condotto da Helpcode, emerge che un terzo dei bimbi italiani nella fascia d’età 6-9 anni è obeso o in sovrappeso, per un totale di circa 100mila bambini, con una netta prevalenza dei maschi (21%) sulle femmine (14%), un problema sanitario dagli enormi costi sociali ed economici”, spiega Giorgio Zagami, presidente di Helpcode Italia, sottolineando che l’obiettivo è quello di raccogliere circa 50mila questionari, utili a delineare la situazione dell’obesità e del sovrappeso in età infantile e di indagare le eventuali correlazioni con gli stili di vita.

Antonio D’Avino, presidente della Fimp, sottolinea invece che grazie al progetto si avrà la possibilità di conoscere quanto la dieta mediterranea sia seguita dai piccoli italiani e quali siano le loro più frequenti “cattive” abitudini: “La correzione dei comportamenti errati, attraverso programmi educativi innovativi da parte del pediatra di famiglia, potrà rappresentare la strategia vincente non solo per la riduzione dell’obesità infantile ma anche per la prevenzione di malattie croniche dell’età adulta”. Per Mohamad Maghnie, direttore della Clinica pediatrica del Gaslini, infine, l’indagine “permetterà di analizzare i dati sulle abitudini alimentari e l’indice di massa corporea (Bmi) di un’ampia coorte di bambini e adolescenti in un periodo particolarmente critico come quello in corso della pandemia di Covid-19″. Proprio a tal proposito, dati recenti dimostrano una maggiore variazione del Bmi che si è verificata tra i bambini americani di età compresa tra i 5 e gli 11 anni (con un aumento di 1,57,) rispetto ai giovani di età compresa tra 12 e 15 anni (0,91) e rispetto a quelli di età 16-17 anni (0,48).

“Questi risultati, se generalizzabili – è la riflessione del professor Maghnie –  suggeriscono un aumento dell’obesità pediatrica a causa della pandemia. Allo stesso modo abbiamo osservato nel nostro Paese durante la pandemia modifiche dello stile di vita e delle abitudini alimentari, la riduzione dell’attività sportiva/sedentarietà, un maggiore tempo speso di fronte a TV, smartphone e cambiamenti delle ore/ritmo del sonno e della povertà”.

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