Piano cronicità, in un documento tutte le proposte per rilanciarlo

03 Maggio 2022

Foto da Camera.it

Ci ha lavorato un gruppo multidisciplinare di esperti. Dalla telemedicina alle reti assistenziali e al ruolo del medico di medicina generale, ecco i suggerimenti

di NS

Come rilanciare il Servizio sanitario nazionale, che deve affrontare la gestione di oltre 24 milioni di malati cronici, tra cui quasi 6 che soffrono di malattie reumatologiche? E’ la domanda che si è posto, e a cui ha cercato di rispondere con proposte concrete, un gruppo multidisciplinare di esperti, composto da reumatologi, medici di medicina generale, farmacisti, esperti di telemedicina e di farmacoeconomia, insieme ai rappresentanti delle associazioni di pazienti che hanno vissuto in prima linea le conseguenze determinate dal Covid-19.

Quello che ne è venuto fuori è un documento che è stato presentato oggi a Roma e portato all’attenzione dei parlamentari. In primo luogo della deputata Fabiola Bologna  (Coraggio Italia) e della senatrice Paola Boldrini (Partito democratico) che si sono impegnate a farne tesoro nel dibattito delle Commissioni di appartenenza, rispettivamente la Affari sociali della Camera e la Sanità del Senato.

Proprio in questa ottica, Francesco Saverio Mennini, presidente della Società italiana di Health Technology Assessment (Sihta), ha spiegato come sembri ormai ineludibile seguire un nuovo percorso di presa in carico e cura del paziente con artrite reumatoide che non può prescindere da un potenziamento dell’assistenza territoriale e domiciliare. In che modo? Ecco alcune proposte: favorire il buon funzionamento delle reti assistenziali centrate sui bisogni globali del paziente, spingendo per una forte integrazione tra l’assistenza primaria fornita dal medico di medicina generale e le cure specialistiche; incrementare l’ingresso precoce della persona con malattia cronica nei percorsi diagnostico terapeutici assistenziali multidisciplinari; aumentare le cure domiciliari e ridurre i ricoveri ospedalieri, anche attraverso l’uso di tecnologie digitali ormai mature e facili da gestire anche per i pazienti e coloro che li assistono.

A proposito di tecnologie digitali, Francesco Gabbrielli, direttore del Centro nazionale per la Telemedicina e le Nuove tecnologie assistenziali dell’Istituto superiore di sanità, ha illustrato come nuovi sistemi di telemedicina possano contribuire alla decentralizzazione della medicina e al potenziamento della sanità territoriale (raggiungendo anche le aree più lontane dai centri urbani del Paese), purché siano riconosciuti nei Livelli essenziali di assistenza. Ma è necessario, per Gabbrielli, anche rivalutare il Fascicolo sanitario elettronico, digitalizzando i dati perché siano interoperabili e possano creare database la cui struttura sia omogenea.

Tuttavia, è lo stesso ruolo del medico di medicina generale, come previsto anche dal DM 71 ancora in fase di discussione, a doversi evolvere: secondo Fiorenzo Corti, vicesegretario generale della Federazione italiana dei Medici di medicina generale “per dare attuazione al piano nazionale delle cronicità, risulta indispensabile dare maggior forza assistenziale alla medicina di famiglia dotando tutti gli studi medici di personale amministrativo e di operatori socio-assistenziali, passando alla logica dei piani assistenziali individuali”.

E poi bisogna rivedere la formazione del medico di medicina generale, rendendolo parte integrante e funzionale del sistema sanitario e facendo sì che possa ricevere delle informazioni anche sui farmaci che non può prescrivere. Oltre a dare un nuovo ruolo alle farmacie di prossimità per supportare il processo di individuazione precoce della patologia e responsabilizzare l’industria farmaceutica nel migliorare la gestione del paziente cronico.

Tutte idee che la politica promette adesso di raccogliere perché, assicura la senatrice Paola Boldrini, “è molto importante per noi parlamentari impegnati nella gestione della sanità ascoltare le proposte di chi vive e cura la malattia. Alcuni capitoli di intervento del Pnrr hanno preso spunto dal Piano nazionale cronicità che era un buon piano, ma che non è stato implementato per mancanza di fondi. Mi auguro – aggiunge – che arrivi finalmente un momento di svolta per i malati cronici anche grazie alla nuova cabina di regia istituita presso il ministero della Salute”. Il tutto contando sul fatto che, come dice Fabiola Bologna, deputata della commissione Affari sociali, “grazie al Pnrr è necessario riorganizzare la medicina territoriale con percorsi innovativi nelle Case di comunità e l’utilizzo della telemedicina all’interno dei percorsi diagnostico terapeutici assistenziali per facilitare l’accesso e la continuità dei servizi”.

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