Liste d’attesa, costi, emergenza Covid: così un italiano su 10 rinuncia a curarsi

05 Maggio 2022

Due anni di attesa per una mammografia, uno per una ecografia o un intervento ortopedico. È il triste lascito della pandemia, secondo Cittadinanzattiva

di NS

Quasi due anni di attesa per una mammografia, circa un anno per una ecografia, una tac, o un intervento ortopedico. Screening oncologici in ritardo in oltre la metà dei territori regionali, coperture in calo per i vaccini ordinari. Ritardi enormi che hanno scoraggiato più di un cittadino su dieci, l’11%, che ha deciso di rinunciare alle cure nel corso del 2021.

È l’altro triste lascito della pandemia, una emergenza che ancora non abbiamo superato, come mostra il “Rapporto civico sulla salute. I diritti dei cittadini e il federalismo in sanità, presentato oggi da Cittadinanzattiva, che mostra tra le altre cose una netta differenziazione tra regione e regione nella tempestività dell’accesso alle prestazioni. Il rapporto si base sulle 13.748 segnalazioni arrivate nel 2021 al Il Pit (Progetto integrato di tutela) dell’Organizzazione, un servizio di orientamento, informazione e tutela per i cittadini che hanno subito disservizi negli ambiti della sanità, dei servizi pubblici e della giustizia, e sugli atti delle 330 sezioni territoriali del Tribunale per i diritti del malato.

“Durante la pandemia abbiamo fatto i conti con una assistenza sanitaria che, depauperata di risorse umane ed economiche, si è dovuta concentrare sull’emergenza, costringendo nel contempo le persone a ‘rinunciare’ a programmi di prevenzione e di accesso alle cure ordinarie. Ancora oggi abbiamo la necessità di recuperare milioni di prestazioni e i cittadini devono essere messi nella condizione di tornare a curarsi”, spiega Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva. “Allo stesso tempo la pandemia ha evidenziato anche alcune priorità di intervento, prima fra tutte quella relativa alla riorganizzazione dell’assistenza territoriale, oggetto di riforma con il Pnrr e di acceso dibattito”.

Liste di attesa per le cure ordinarie, ritardi nella erogazione degli screening e dei vaccini, carenze nella assistenza territoriale sono i primi tre ambiti nei quali si sono concentrate, nel corso del 2021, le segnalazioni dei cittadini. Le carenze principali si sono manifestate soprattutto nell’accesso alle prestazioni (23,8 dei reclami), ma lacune sono state evidenziate anche nei servizi di prevenzione (19,7%), nell’assistenza territoriale (17,4%), nell’assistenza ospedaliera e nella mobilità sanitaria (11,4%).

Non sono mancate, inoltre, segnalazioni relative alle difficoltà di accesso alle informazioni e alla documentazione, alle prestazioni assistenziali, alle agevolazioni sul lavoro, alle cure per le malattie rare. Seguono sicurezza delle cure e presunta mal-practice (8%), costi delle cure (5%), relazioni con operatori sanitari ed umanizzazione (3,8%) e farmaci (1,1%).

Le liste d’attesa, già “tallone di Achille” del Sistema sanitario nazionale in tempi ordinari, durante l’emergenza si sono allungate a dismisura, rappresentando la principale criticità per i cittadini, in particolare per i più fragili, che di fatto non sono riusciti più ad accedere alle prestazioni. I lunghi tempi di attesa (che rappresentano il 71,2% delle segnalazioni di difficoltà di accesso) sono riferiti nel 53,1% di casi agli interventi chirurgici e agli esami diagnostici, nel 51% alle visite di controllo e nel 46,9% alle prime visite specialistiche. Seguono le liste d’attesa per la riabilitazione (32,7%) per i ricoveri (30,6%) e quelle per attivare le cure domiciliari (26,5%) e l’assistenza riabilitativa domiciliare (24,4%).

Con la sospensione durante l’emergenza delle cure cosiddette non essenziali e non “salva vita”, si sono allungati a dismisura i tempi di attesa massimi di alcune prestazioni: fino a 720 giorni per una mammografia, 375 giorni per una ecografia, 365 per una Tac e per un intervento cardiologico, 362 per una visita diabetologica.

Il monitoraggio svolto attraverso le sedi regionali di Cittadinanzattiva mostra una situazione molto critica quasi ovunque: inoltre solo in Basilicata, Marche, Trentino Alto Adige ed Umbria sono stati attivati percorsi di tutela dalla Regione e dalla Asl  di competenza per arginare il fenomeno delle liste bloccate.

Secondo le analisi di Corte dei Conti e Agenas-Sant’Anna di Pisa, per quel che riguarda la specialistica ambulatoriale si è assistito a una riduzione complessiva fra 2019 e 2020 di oltre 144,5 milioni di prestazioni per un valore di 2,1 miliardi. Nell’area oncologica c’è stata una riduzione di circa 5100 interventi chirurgici per tumore alla mammella (-10% a livello nazionale, con punte del 30% in Calabria; circa 3000 interventi in meno per tumore al colon retto (-17,7% a livello nazionale, la riduzione maggiore nella Provincia autonoma di Trento con un -39,6%); circa 1700 interventi chirurgici in meno per tumore alla prostata (in particolare in Basilicata -41,7%, in Sardegna -39,6% e in Lombardia -31,1%).

Ma grosse carenze sono state riscontrare anche nelle prevenzione, nelle coperture vaccinali non covid, negli screening oncologici, tanto che per  il 57% delle Regioni si segnala infatti la sospensione o interruzione del normale svolgimento degli screening per tumore alla mammella, alla cervice, al colon retto. Né arrivano buoni segnali dall’assistenza territoriale – non a caso una delle grandi sfide del settore sanità contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza -, tanto sul piano della continuità assistenziale (molti i casi segnalati di irreperibilità o orari limitati della guardia medica) quanto su quello dell’assistenza domiciliare integrata.

E poi c’è quello che forse è il dato emblematico della situazione:  l’11,0% delle persone ha dichiarato di aver rinunciato a visite ed esami per problemi economici o legati alle difficoltà di accesso al servizio. In Sardegna la percentuale sale al 18,3%; in Abruzzo la quota si stima pari al 13,8%; in Molise e nel Lazio la quota è pari al 13,2% con un aumento di circa 5 punti percentuali rispetto a due anni prima.

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