Minori e salute mentale, rischio cronicità per i disturbi emersi in pandemia

11 Maggio 2022

Lo rivela uno studio promosso dal Garante per l’infanzia e l’adolescenza e dall’Iss. Dai problemi nei comportamenti alimentari all’autolesionismo, ecco i fenomeni più frequenti emersi dalla ricerca

di NS

I problemi del neurosviluppo e della salute mentale di bambini e ragazzi che si sono manifestati durante la pandemia rischiano di diventare cronici e diffondersi su larga scala”. È l’allarme che lancia il garante per l’Infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti, in occasione della pubblicazione dello studio “Pandemia, neurosviluppo e salute mentale di bambini e ragazzi”, promosso appunto dall’Agia (Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza) con l’Istituto superiore di sanità e con la collaborazione del ministero dell’Istruzione.

Nel dettaglio, che cosa è emerso dalla ricerca? Innanzitutto che tra i fenomeni maggiormente riscontrati figurano disturbi del comportamento alimentare, autolesionismo, alterazioni del ritmo sonno-veglia, ritiro sociale, fino al tentato suicidio e suicidio nei casi più estremi. In ambito educativo, poi, sono stati rilevati disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione e del linguaggio, disturbi della condotta e della regolazione cognitiva ed emotiva, oltre a paura del contagio, stato di frustrazione e incertezza rispetto al futuro, generando insicurezza e casi di abbandono scolastico. È stato inoltre riportato un aumento delle richieste d’aiuto per l’uso di sostanze psicoattive, cannabinoidi e alcool, mentre i minori migranti non accompagnati hanno manifestato difficoltà nella gestione dell’isolamento e della quarantena nelle strutture di accoglienza.

Per realizzare la ricerca – la prima scientifica a valenza nazionale – sono stati ascoltati oltre 90 esperti tra neuropsichiatri infantili, pediatri, assistenti sociali, psicologi, pedagogisti e docenti. L’indagine è durata un anno e proseguirà per altri due, coinvolgendo fino a 35mila minorenni dai 6 ai 18 anni. Nel complesso, quello che emerge è come la pandemia abbia provocato una vera e propria “emergenza salute mentale”, con un’impennata delle richieste di aiuto alla quale in molti casi – sottolinea lo studio – sono corrisposte inadeguatezza e iniquità di risposte che hanno fatto emergere carenze e ritardi strutturali precedenti al Covid19.

Bambini, ragazzi e famiglie sono stati spesso costretti a rivolgersi ai privati con impegni economici rilevanti e difficilmente sostenibili, che nei fatti hanno aumentato le disuguaglianze. Allo stesso tempo il lockdown ha fatto scoprire il potenziale della telemedicina applicata alla salute mentale, ma – avvertono gli autori della ricerca – occorre investire rapidamente in formazione degli operatori e in tecnologie specifiche per assistere bambini e ragazzi.

A fronte di questo scenario, l’Autorità garante ha formulato una serie di raccomandazioni: tra queste la necessità che le azioni di programmazione, prevenzione e cura superino la frammentarietà regionale e locale, perché la fase post pandemica può essere un’occasione straordinaria per migliorare il sistema, “ma non c’è tempo da perdere”.  Prevedere adeguate risorse per i servizi, fornire risposte specifiche in base all’età, garantire un numero di posti letto in reparti dedicati ai minorenni e istituire servizi di psicologia scolastica in modo da attivare un collegamento tra scuola e territorio: queste le principali indicazioni dell’Agia, secondo cui però è altrettanto importante operare un “cambiamento culturale, intervenendo sul ruolo educativo e sulla promozione del dialogo intergenerazionale”.

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