Oncologia, lanciato un piano straordinario di recupero post pandemia  

12 Maggio 2022

Lo presenta la Favo che dettaglia obiettivi e priorità d’intervento: “Deve partire urgentemente”. Negli ultimi 17 mesi a causa del Covid sono saltati circa 2,8 mln di screening

di NS

Nei primi 17 mesi della pandemia sono stati effettuati oltre 4 milioni 480mila inviti e gli screening in meno hanno toccato quota 2 milioni 790 mila. Proprio oggi la Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia), nel suo 14° Rapporto presentato nell’ambito della XVII Giornata nazionale del malato oncologico, lancia un Piano straordinario di recupero per l’oncologia post-pandemia. Un piano – sottolinea la Federazione – che deve partire urgentemente dalla programmazione di azioni concrete per migliorare i percorsi ospedale-territorio, supportando le Regioni nella concreta attuazione delle Reti oncologiche regionali e definendo le modalità di coordinamento tra ospedale e territorio per ridurre le liste di attesa. In particolare, andranno valorizzati i nuovi setting assistenziali previsti dal Pnrr e, a tal fine, sarà necessario riorganizzare il percorso del paziente oncologico e oncoematologico definendo nuovi modelli organizzativi.

Con massima urgenza – è l’appello lanciato dalla Favo – occorre altresì aumentare gli organici ed allineare lo skill mix tra professioni sanitarie e medici. Il nuovo Piano oncologico nazionale indica come necessario definire l’appropriatezza dei setting in base al percorso di cura del paziente oncologico e oncoematologico, valorizzando da un lato la medicina di prossimità e dall’altro il ruolo degli Irccs e dei Centri di eccellenza. È inoltre prioritario, sempre secondo il Piano, investire sugli screening oncologici, riqualificare le cure intermedie e l’Adi e aumentare l’accesso all’innovazione scientifica.

Il modello di valutazione sviluppato da All.Can Italia con il contributo tecnico di Iqvia e con il coordinamento di Favo, con una prospettiva orientata al paziente e al sistema sanitario, identifica 10 leve strategiche e 40 azioni concrete, la cui realizzazione potrà avvalersi di molteplici opportunità in termini di risorse quali i fondi per il Piano europeo di lotta contro il cancro (4 miliardi di euro), il Piano operativo nazionale per la sanità del Mezzogiorno (625 milioni di euro), i finanziamenti previsti dalla Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (15,63 miliardi di euro) e gli stanziamenti destinati al recupero delle liste di attesa (circa 1 miliardo).

A fronte delle molteplici risorse disponibili, è inoltre necessario secondo la Favo istituire una Cabina di regia per mettere in campo un sistema di governance efficace per il monitoraggio degli obiettivi specifici ed il controllo dell’avanzamento delle attività rispetto alle tempistiche. Il fil rouge del Rapporto di quest’anno è rappresentato dall’impegno della Federazione nel portare “più Europa in Italia”, attraverso il trasferimento di quanto previsto dalla Mission on Cancer e dal Piano europeo di lotta contro il cancro, a cominciare dal nuovo Piano oncologico nazionale e dal pieno funzionamento delle Reti oncologiche in tutte le Regioni.

La road map tracciata dalla Federazione assume un carattere d’urgenza, a maggior ragione guardando i numeri: “Nei primi 17 mesi della pandemia sono stati effettuati in totale oltre 4 milioni 480mila inviti e 2 milioni 790 mila test di screening in meno – afferma Paola Mantellini, dell’Osservatorio Nazionale Screening -. È necessario un uso appropriato delle risorse per far ripartire la prevenzione secondaria del cancro in tutta Italia. Bisogna disporre di personale medico-sanitario dedicato e costantemente formato e si deve far riferimento a requisiti tecnico-organizzativo-professionali ben definiti. La mancanza di risorse e una carente organizzazione sono il problema critico che affligge da sempre gli screening organizzati e questo è, forse, più evidente nelle Regioni del Sud”.

Ogni anno in Italia sono diagnosticati circa 377mila nuovi casi di tumori: 195mila negli uomini e 182mila nelle donne e sono oltre 3 milioni 600mila le persone che vivono nella Penisola dopo una diagnosi di cancro (pari al 5,7% dell’intera popolazione). Di queste, 900mila possono considerarsi guarite, pur se con disabilità più o meno gravi, e il loro numero è destinato ad aumentare. Senza contare che poi c’è stata la pandemia, che ha “rappresentato uno tsunami per i malati di cancro e ha portato allo scoperto i deficit strutturali e le contraddizioni del Ssn che hanno causato una crisi del sistema”, per dirla con le parole di Francesco De Lorenzo, presidente Favo. De Lorenzo, però ricorda anche il grido di allarme sull’emergenza oncologica lanciato dalla Federazione nel luglio 2020 “è stato recepito da Camera e Senato, attraverso risoluzioni approvate alla unanimità con la richiesta al Governo di adottare un Piano straordinario di recupero e un Piano oncologico nazionale con l’indicazione puntuale di attività, tempistiche e finanziamenti, anche avvalendosi del Pnrr”.

Il numero uno della Favo, però, cita anche le parole dell’Aiom (Associazione italiana di oncologia medic) del febbraio scorso e cioè che “in assenza di una adeguata programmazione che preveda l’assegnazione di risorse e personale dedicato, le oncologie del nostro Paese non saranno in grado di affrontare l’ondata di casi di cancro in fase avanzata, stimata nei prossimi mesi e anni”. Senza contare che, secondo le stime, entro il 2035 il numero di vite perse a causa delle patologie oncologiche aumenterà di oltre il 24% facendo del cancro la prima causa di morte nella Ue. Ecco perché – è il messaggio lanciato oggi da Favo – non c’è tempo da perdere.

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