Obesità, arriva il dossier sui corretti stili di vita

13 Maggio 2022

Scende in campo la Siprec che presenta il documento in Senato. Andrea Silenzi del Ministero della Salute parla a Nursind Sanità: “Gli investimenti del Pnrr possono portare a una nuova sanità fuori dall’ospedale”

di Federico Simoni

L’incidenza e la prevalenza di sovrappeso e obesità sono in netto incremento nei Paesi occidentali: secondo i recenti dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, il 59% degli adulti e quasi 1 bambino su 3 (29% dei ragazzi e 27% delle ragazze) è in sovrappeso o convive con l’obesità e si stima che questa condizione sia legata a oltre 1,2 milioni di decessi, pari a oltre il 13% della mortalità totale.

Per questo la Società italiana per la prevenzione Cardiovascolare (Siprec), in occasione della seconda Giornata italiana della prevenzione cardiovascolare, ha presentato oggi in Senato il dossier “Obesità: da amplificatore di rischio a malattia cronica” in cui si analizzano le conseguenze che l’obesità può comportare in molteplici ambiti, sensibilizzando a condurre stili di vita più sani.

La relazione tra sovrappeso e obesità e malattie cardiovascolari è dovuta a numerose ragioni. Innanzitutto, come spiega Massimo Volpe, presidente Siprec, “l’obesità contribuisce allo sviluppo di maggiori fattori di rischio cardiovascolari (emodinamici e metabolici come l’ipertensione arteriosa, le dislipidemie, ipercolesterolemia ed ipertrigliceridemia, il diabete mellito di tipo 2). In secondo luogo, favorisce lo sviluppo di condizioni che rivestono un ruolo importante nella fisiopatologia e nella progressione clinica delle malattie cardiovascolari, come la cardiopatia ischemica e lo stroke, la sindrome metabolica, la sindrome da apnee ostruttiva del sonno (Osas), la disfunzione endoteliale ed uno stato di infiammazione cronica, anche a livello vascolare, l’iperu­ricemia, l’intolleranza glucidica e l’insulino resistenza”.

Ma esistono anche correlazioni con malattie non metaboliche: sembra infatti che il grasso corporeo aumenti del 15% circa la mortalità per tumore, e renda più probabile anche una recidiva o complicanze durante le cure.

Fondamentale è dunque, in questo senso, lavorare sulla prevenzione, una questione che chiama in causa fortemente il ministero della Salute. A tal proposito, il dirigente medico della Direzione generale della Prevenzione Sanitaria Andrea Silenzi, interpellato da Nursind Sanità, ricorda che “il tema delle malattie cronico-degenerative era al centro dell’attenzione anche nel 2019, prima dello scoppio della pandemia: il primo passo che le società evolute devono fare in ambito sanitario è dare un contributo per la riduzione del burden of disease (l’impatto di un problema di salute misurato in base a costi finanziari, mortalità, morbilità o altri indicatori, ndr) delle patologie croniche”. Un impegno che a detta di Silenzi, non è solo sulla carta, “anche grazie agli investimenti fatti nel Pnrr che possono portare a un nuovo modo di fare sanità fuori dall’ospedale”.

Rafforzare la prevenzione, però, spiega sempre il dirigente medico del Ministero della Salute, significa anche “fare attenzione agli stili di vita con una collaborazione costante tra mondo della sanità e dell’educazione”, e soprattutto “rafforzare le modalità di fare screening, oltre che pensare un nuovo modo di concepire la sanità legata alla capacità di utilizzare i dati epidemiologici per orientare le scelte sui territori”..

Ma l’obesità è solo il primo dei fattori di rischio cardiovascolari: “Abbiamo l’evidenza – sottolinea ancora Silenzi – dei danni che provocano comportamenti e abitudini nocive, come l’abuso di alcol e di fumo, oltre alla cattiva nutrizione”. Ecco perché servono “sani stili di vita, ma anche – potendo oggi disporre nuove tecnologie – capacità di identificare la popolazione più a rischio e di fare degli interventi mirati coinvolgendo tutte le professionalità sanitarie”.

All’indomani della Giornata internazionale degli infermieri, che è stata ancora una volta l’occasione da parte della categoria per denunciare carenze di organico strutturali, Silenzi non dimentica di ribadire a al nostro giornale che “c’è un tema formativo, che in passato ha riguardato i medici specialisti e che oggi riguarda gli infermieri: è un gap che va recuperato, dando maggiori possibilità di accesso, ma anche qualità formativa per queste figure che dovranno avere un ruolo prioritario nella medicina territoriale”.  

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