Se mail e whatsapp ‘stressano’ il medico di base: “Eccessive le richieste, si rischia lo stop”

19 Maggio 2022

La Fimmg presenta un’indagine sull’innovazione digitale in sanità: “Si registra un uso troppo pervasivo e ancora fuori controllo delle nuove modalità di comunicazione con il paziente”

di NS

I medici di base sono aperti all’innovazione digitale e alle opportunità che le nuove tecnologie sono in grado di offrire, anche se, soprattutto negli ultimi mesi si è registrato un “utilizzo non solo massiccio, ma spesso disordinato e caotico, di nuove modalità di comunicazione con il paziente”.  È quanto emerge da un’indagine condotta dal Centro Studi della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) su un campione nazionale di circa 400 medici di medicina generale, in collaborazione con l’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano. La ricerca, presentata oggi a Milano in occasione della Giornata mondiale del medico di famiglia, si è focalizzata proprio sugli strumenti digitali per la comunicazione con pazienti, sulla telemedicina, oltre che sulle app per il paziente e sulle competenze digitali dei professionisti.

Che cosa è venuto fuori? Un dato rilevante, prima di tutto, emerge relativamente agli strumenti digitali utilizzati per la comunicazione con i pazienti: a fronte del 97% dei medici di medicina generale che ha utilizzato l’e-mail nell’ultimo anno, la percentuale di chi è interessato a utilizzare questo strumento in futuro scende al 77%; analogamente, rispetto al 79% che riferisce di aver utilizzato WhatsApp sempre nell’ultimo anno: solo un 46% dice di essere disposto ad utilizzarlo successivamente.

Di forte interesse anche alcuni servizi innovativi: il 70% del campione vorrebbe aver disponibili strumenti per invii massivi di messaggi a popolazioni di assistiti selezionati per parametri (da quelli clinico-assistenziali a quelli anagrafici). Il 64% dei medici di medicina generale, invece, ritiene interessante aver disponibile una risorsa tecnologica per consentire la prenotazione online da parte dei pazienti presso il proprio studio per visite, vaccinazioni, prestazioni diagnostiche. Il 57% crede inoltre che sarebbe utile/molto utile avere disponibili strumenti che permettono la divulgazione di informazioni organizzative e sanitarie presso la sala d’attesa del proprio studio.

Dall’indagine emerge inoltre che nel 2021 l’utilizzo della telemedicina da parte dei medici di base è calato significativamente, anche se superiore rispetto al pre-pandemia: ad esempio il 23% ha utilizzato soluzioni di telemonitoraggio dei pazienti su alcuni parametri, a fronte del 43% rilevato durante il primo anno di emergenza e il 13% del pre-pandemia. Allo stesso tempo il 20% ha utilizzato servizi di televisita (la metà rispetto a quanto fatto durante l’emergenza e il doppio rispetto al periodo pre-pandemia). Rimane comunque elevato l’interesse verso questo tipo di soluzioni, che supera in molti casi il 50%. In progressiva e costante crescita sono anche le percentuali di chi, nell’ultimo anno, ha utilizzato tecnologia diagnostica in studio; percentuali che appaiono comunque sempre più contenute di chi dichiara di essere disposto ad utilizzarle (spirometria: utilizzata dal 20% vs il 76% che dichiara di esserne interessato; ECG 25% vs 83%; ecografia 14% vs 58%; Holter pressorio 13% vs 69%; Holter Cardiaco 10% vs 61%).

I medici sembrano apprezzare anche le App per il monitoraggio della salute e dello stile di vita dei pazienti: le maggiormente consigliate sono quelle per tenere sotto controllo i parametri clinici (frequenza cardiaca, pressione, glicemia, temperatura, ecc.), menzionate dal 45% del campione, e quelle per stimolare l’adesione ai corretti stili di vita (suggerite dal 36% del campione).

“Da questi dati sembra emergere l‘immagine di una professione che in questo momento sta subendo, a motivo delle necessità determinatesi durante la pandemia, le conseguenze di un uso eccessivamente pervasivo e ancora fuori controllo dei sistemi di contattabilità del medico, con il rischio di farla allontanare da questi strumenti. Dovremo impegnarci per riportare queste risorse ad un utilizzo corretto ed appropriato”, afferma Paolo Misericordia, responsabile del Centro Studi Fimmg, che così trae le conclusioni dalla ricerca: “Su tanti strumenti tecnologici su cui si continua ad evidenziare una notevole dichiarazione di interesse dei professionisti, a fronte di dati di utilizzo attuale ancora bassi, sembra invece che non siano state messe a punto le offerte più attrattive e i modelli di organizzazione e di implementazione nel loro uso più adeguati al setting operativo del medico di medicina generale”.

Sempre più vicini ai nostri lettori.
Segui Nursind Sanità anche su Telegram