Covid, Unicef: “Su Covax fare presto per colmare il divario di equità nell’accesso ai vaccini”

23 Maggio 2022

“L’offerta è sufficientemente elevata per una immunizzazione equa e completa a livello globale”, ma permangono difficoltà di distribuzione nei Paesi a basso reddito

di NS

A quasi un anno e mezzo dalla prima somministrazione di un vaccino contro il Covid-19, sono stati compiuti incredibili progressi: i Paesi a basso reddito hanno somministrato miliardi di dosi con uno storico lancio globale che non ha precedenti in termini di velocità, scala e popolazione raggiunta. Tuttavia, nonostante questi progressi e l’allentamento dei vincoli di fornitura a livello globale, le disuguaglianze tra i Paesi a basso e alto reddito continuano a costare vite umane e a prolungare la pandemia, aumentando la minaccia rappresentata dall’emergere di nuove varianti del virus, potenzialmente più pericolose”. Lo afferma l’Unicef in una nota.

Numeri alla mano, solo il 16% delle persone nei Paesi a basso reddito ha ricevuto una singola dose di vaccino, rispetto all’80% dei Paesi ad alto reddito. In alcuni Paesi a basso reddito, inoltre, una grande percentuale dei soggetti più a rischio – operatori sanitari, anziani e persone con condizioni di salute precarie – non sono protetti, mentre giovani adulti sani ricevono dosi di richiamo nei Paesi più ricchi. In questo contesto si leva l’appello di Unicef per conto di Covax, l’azione globale per accelerare lo sviluppo e l’accesso ai vaccini contro il Covid-19, guidata da Cepi (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations), Gavi (Global Alliance for Vaccines and Immunisation) e Organizzazione mondiale della sanità in collaborazione, appunto con la stessa Unicef: “Il mondo deve agire con urgenza per colmare questo divario di equità“. Dopo un anno di forti limitazioni, spiegano i promotori di Covax, ci troviamo ora in una situazione che due anni fa sarebbe sembrata impossibile: l’offerta globale è sufficientemente elevata da supportare l’obiettivo generale di sostenere una vaccinazione equa e completa di tutte le popolazioni adulte e adolescenti a livello globale.

A tal proposito, come si legge nella nota, Covax ha accesso a un numero di dosi più che sufficiente per consentire a 91 Paesi a basso reddito di raggiungere i propri traguardi alla luce dell’obiettivo globale dell’Oms di proteggere il 70% della popolazione di ciascun Paese. “Possiamo aiutare questi Paesi a raggiungere gli obiettivi e a dare priorità alla copertura completa dei gruppi ad alto rischio. Covax è aperto alle richieste di dosi per le campagne di richiamo da parte dei Paesi, e le incoraggia”.

Vediamo nel dettaglio cosa raccontano i numeri. In soli 15 mesi, Covax ha spedito oltre 1,3 miliardi di vaccini a 87 Paesi a basso e medio reddito in tutto il mondo, spedizioni che rappresentano l’82% dei vaccini consegnati ai Paesi a basso reddito e la maggior parte dei vaccini contro il Covid-19 somministrati in ambito umanitario. Guidando lo sforzo di vaccinazione globale più rapido, vasto e complesso della storia, il lavoro di Covax ha contribuito ad aumentare la percentuale media di persone protette da un ciclo completo di vaccini in questi Paesi a basso e medio reddito, portandola al 46%.

“Ora – continua la nota – si tratta di costruire su queste basi per aiutare i Paesi a proteggere completamente i gruppi ad alto rischio, a raggiungere gli obiettivi nazionali di vaccinazione e a colmare definitivamente il divario di equità del vaccino contro il Covid-19 a livello globale”. Tuttavia, rimangono ancora degli ostacoli ovvero che “la domanda e la capacità di assorbimento sono basse, con i Paesi a basso reddito che rimangono i più indietro“.

Affinché il mondo continui a compiere progressi significativi nel colmare il divario globale di equità vaccinale, l’organizzazione chiede con urgenza ai Paesi di fissare “obiettivi ambiziosi” sostenuti da piani concreti per l’attuazione – dando priorità alla copertura completa dei gruppi ad alto rischio – e a tutti i partner di coordinarsi per fornire ai Paesi le risorse necessarie per accelerare ed espandere le strategie nazionali, stimolare la domanda e superare le difficoltà operative. “I prossimi 3-4 mesi sono cruciali per accelerare le campagne di vaccinazione e per integrare le iniziative di vaccinazione contro il Covid-19 nei sistemi sanitari primari di routine”.

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