Sanità trasparente: nasce il registro pubblico contro i conflitti di interessi

24 Maggio 2022

Approvazione definitiva alla Camera per il Sunshine Act, la legge che obbliga 290mila imprese del settore a dichiarare legami, elargizioni o convenzioni con un milione di operatori della salute

di Ulisse Spinnato Vega

Un riflettore acceso sui rapporti, le cointeressenze e i legami tra circa 290mila imprese del settore sanitario-farmaceutico e oltre un milione di operatori della salute. Un’evoluzione normativa che promette di garantire più trasparenza e che punta a fornire strumenti efficaci alla lotta alla corruzione in un comparto cruciale e sensibilissimo della Pa, con l’obiettivo di dare corpo ai principi di imparzialità e buon andamento della macchina pubblica previsti dall’articolo 97 della Costituzione.

L’approvazione definitiva, in Commissione Affari sociali della Camera, della proposta di legge cosiddetta ‘Sunshine act’ ha visto infatti un consenso unanime delle forze politiche che, non a caso, si erano accordate sulla sede deliberante, senza la necessità di passare dall’Aula di Montecitorio. In sostanza, la legge prevede l’istituzione, sul sito web del ministero della Salute, di un registro pubblico telematico liberamente accessibile per la consultazione, denominato ‘Sanità trasparente’, nel quale saranno pubblicate convenzioni, partnership ed elargizioni in denaro, beni, servizi o altre utilità che partono da un’impresa produttrice (di farmaci, strumenti, apparecchiature, beni o servizi, ma anche un’azienda organizzatrice di congressi ed eventi) in favore di soggetti operanti nel settore della salute, sia in area sanitaria che amministrativa, sia nel pubblico che nel privato, e che comunque esercitino responsabilità di gestione delle risorse. Parliamo di un giro d’affari che ha sfiorato il miliardo di euro nell’ultimo triennio prima della pandemia, solo considerando le 20 maggiori case farmaceutiche.

Il vincolo di dichiarazione farà capo alle imprese, mentre l’operatore sanitario non avrà in carico alcun genere di adempimento. Il regime obbligatorio di pubblicità riguarderà convenzioni ed erogazioni con un valore unitario maggiore di 100 euro o un ammontare complessivo annuo maggiore di 1.000 euro, ma anche convenzioni ed elargizioni effettuate da un’impresa produttrice in favore di un’organizzazione sanitaria, qualora abbiano un valore tra i 1.000 e i 2.500 euro all’anno, nonché gli accordi delle aziende con i soggetti operanti nel comparto salute o con le organizzazioni sanitarie che producano vantaggi diretti o indiretti.

Il sistema delle comunicazioni sarà sottoposto a vigilanza e a un regime sanzionatorio con multe che, in caso di omessa dichiarazione, saranno pari alla somma di 1.000 euro, aumentata di venti volte rispetto all’importo dell’erogazione omessa, mentre in caso di notizie false la sanzione prevista andrà da 5mila a 100mila euro. Nell’ipotesi di omissione della comunicazione circa le partecipazioni azionarie qualificate, i titoli obbligazionari oppure i diritti di proprietà intellettuale o industriale, si prevede il pagamento di una somma da 5mila a 50mila euro. Ogni anno, infine, il ministro della Salute trasmetterà entro il 31 dicembre alle Camere una relazione sullo stato di attuazione della legge.

Il via libera definitivo è indubbiamente un successo politico per il primo firmatario, Massimo Enrico Baroni, deputato ex M5s ora in Alternativa, che ancora qualche settimana fa non dava per scontato di condurre in porto la normativa prima della fine di una legislatura decisamente tormentata: “Grazie a questa legge potremo conoscere le relazioni di vantaggio dei key opinion leader della sanità italiana, prevenendo il degrado dell’azione amministrativa nel settore e puntando un faro sui trasferimenti di valore oltre che sugli accordi dell’industria col comparto sanitario”. Raggiunto da Nursind Sanità, Baroni aggiunge: “La mia legge sposterà investimenti in ricerca e sviluppo, perché le risorse destinate al marketing saranno meno profittevoli da parte dell’industria italiana”.

Di maggiore meritocrazia ed efficienza a discapito di abusi e processi distorsivi parla pure il M5s con il relatore del provvedimento, Nicola Provenza: “Si tratta di uno storico traguardo rispetto a una legge che ha l’obiettivo di prevenire i fenomeni di corruzione in sanità. Inoltre, come già avviene in altri ambiti della Pubblica amministrazione, è stato introdotto il whistleblowing, ossia la possibilità di segnalare dall’interno, con adeguate tutele, le condotte poste in essere in violazione del provvedimento. Si tratta di uno strumento prezioso per rinsaldare l’alleanza tra i cittadini e il Sistema sanitario nazionale e per rimuovere quelle sacche di opacità che purtroppo caratterizzano anche il mondo della sanità”. Una piaga tutt’altro che trascurabile, visto che, secondo Transparency International Italia, nel 2020 il settore si è posizionato al secondo posto per frodi, pratiche illecite e in genere casi di malaffare segnalati dalla grande stampa nazionale, con il 17,33% del totale.

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