Territorio e digitale, ecco le Linee guida che puntano a cambiare volto alla sanità

25 Maggio 2022

Pubblicato in Gazzetta ufficiale il documento del Ministero. Speranza: “Nel Ssn che stiamo costruendo accesso a molte prestazioni direttamente da casa”

di NS

“Nel Servizio sanitario nazionale che stiamo costruendo la telemedicina avrà un ruolo importante. Vuol dire poter avere accesso a consulti medici, monitoraggi e alcune forme di riabilitazione direttamente dalla propria abitazione”. Il ministro della Salute Roberto Speranza saluta così, sui social, la pubblicazione in Gazzetta ufficiale delle Linee guida organizzative del Ministero in merito al “Modello digitale per l’attuazione dell’assistenza domiciliare”. Con questo passaggio, rivendica il ministro, “rispettiamo le tempistiche per i finanziamenti del Pnrr e soprattutto gettiamo le fondamenta per la realizzazione della telemedicina su tutto il territorio nazionale”.

Ma veniamo al contenuto delle Linee guida. Le componenti fondamentali del modello organizzativo domiciliare fanno riferimento a tre componenti fondamentali: il servizio di assistenza domiciliare, che garantisce la continuità dell’assistenza nelle modalità indicate dalla normativa nazionale e regionale vigente; la pianificazione degli accessi domiciliari, sviluppata nell’arco dell’intera settimana secondo quanto previsto dalla normativa tenendo conto della complessità clinico-assistenziale dei pazienti; il servizio di cure domiciliari integrato con prestazioni di telemedicina da remoto.

Il documento, inoltre, si propone di contribuire al raggiungimento di diversi obiettivi di sistema, tra i quali quelli di “incrementare il numero di pazienti presi in carico a domicilio, quale obiettivo macro proposto dal Pnrr, consentendo di  raggiungere il valore soglia del 10% degli assistiti ultrasessantacinquenni; garantire a tutta la popolazione lo stesso livello assistenziale e qualità delle cure erogate migliorando l’efficienza organizzativa anche in contesti geograficamente svantaggiati; fornire al paziente un’assistenza che comprenda risposte a bisogni clinico-assistenziali e psicologici anche per ridurre l’impatto negativo del vissuto di malattia del paziente; ridurre gli accessi al pronto soccorso, l’ospedalizzazione e l’esposizione ai rischi legati ad essa, nonché il ricorso all’istituzionalizzazione; permettere una dimissione protetta dalle strutture di  ricovero potendo assicurare a domicilio la continuità di assistenza e cure di pari efficacia; ridurre gli accessi in day hospital sviluppando risposte alternative a domicilio”.

Tra gli obiettivi di sistema indicati nelle Linee guida figurano anche quelli di “ridurre gli accessi, da parte degli assistiti, in luoghi di cura non appropriati per la patologia; prendere in carico il paziente a domicilio, coordinandone la gestione e assicurando il costante monitoraggio di parametri clinici, al fine di  ridurre il rischio d’insorgenza di complicazioni in persone a rischio o affette da patologie croniche; fornire alla famiglia educazione terapeutica nel proprio contesto di vita, migliorando l’uso di risorse e di servizi, favorendo le attività di sorveglianza in ambito sanitario; accrescere l’utilizzo appropriato dei servizi a distanza finalizzato ad una più efficace risposta ai bisogni assistenziali; migliorare la qualità di vita percepita del  paziente, delle famiglie e dei caregiver; migliorare le transizioni tra setting grazie all’informatizzazione e all’interoperabilità dei sistemi e  favorire la continuità informativa nelle transizioni tra setting”.

Inoltre, analogamente ad ogni altra prestazione erogata nel setting domiciliare, anche i servizi attivati in telemedicina dovranno essere “opportunamente registrati e rendicontati nell’ambito dell’alimentazione del flusso Siad, oltre a garantire apertura/chiusura della cartella domiciliare con i dati  necessari alla continuità clinico/assistenziale ospedale-territorio”. Infine, in relazione a quanto previsto dalla Missione 5 del Pnrr, che prevede nello specifico il rafforzamento dei servizi sociali a domicilio al fine di garantire la dimissione protetta e prevenire il ricovero in ospedale, nelle Linee guida si ritiene che “alcuni strumenti di telemedicina, quali la teleassistenza, possano essere integrati ed utilizzati anche per attività svolte da professionisti del sociale appartenenti ai Comuni, specie in  un’ottica di integrazione sociosanitaria”. Al riguardo, considerato che le  prestazioni sociali che integrano le cure domiciliari in esito alla valutazione multidimensionale sono erogate dai Comuni anche con modalità di compartecipazione alla spesa, spesso correlate all’Isee degli assistiti, è “necessario tenere distinte le attività di teleassistenza sanitaria in Adi garantite dal Ssn da quelle sociali”.

Ma veniamo al cuore delle linee guida. Come potrà avvenire l’attivazione di un “percorso di telemedicina”? Innanzitutto dal setting domiciliare: tutti gli  attori dell’assistenza territoriale (ognuno per le proprie competenze) possono individuare e proporre il paziente per il quale l’utilizzo di strumenti di telemedicina sia adeguato e utile all’integrazione delle cure domiciliari, e possono farlo in modo diretto oppure, qualora necessario, previa valutazione  in sede di Unità di valutazione multidimensionale (Uvm), anche  avvalendosi a seconda del modello organizzativo locale, della Centrale operativa dell’Adi,  ove presente, e della Cot. “Quest’ultima modalità – specifica il documento – è opportuna quando  si renda necessario l’intervento di diversi operatori ed il raccordo tra più servizi e setting”. Dal setting di ricovero, invece, sono il personale della struttura e il medico in raccordo con il case manager della procedura di  dimissione che ravvedono la possibilità di prosecuzione delle cure attraverso interventi domiciliari anche supportati da servizi  di  telemedicina.

Le Linee guida, naturalmente, oltre a dettagliare definizioni e finalità di tutti gli strumenti della telemedicina (dalla televista al teleconsulto, dalla teleconsulenza medico sanitaria alla teleaasistenza, fino al telemonitoraggio e teleriabilitazione), indicano i requisiti che il paziente/cargiver deve avere per l’accesso a prestazioni e servizi di telemedicina. L’idoneità dovrà essere stabilita caso per caso, valutando per la singola tipologia di servizio diversi fattori, tra cui la possibilità per il paziente/caregiver di accedere a sistemi ed infrastrutture tecnologiche che soddisfino almeno i requisiti minimi tecnici per una corretta e sicura fruizione della  prestazione o servizio, nonché le competenze e le abilità minime che il paziente deve possedere, per poter utilizzare in modo appropriato le piattaforme tecnologiche, tenendo anche conto dell’eventuale supporto aggiuntivo che può ricevere dal caregiver.

In generale, i requisiti essenziali per l’attivazione del percorso di cure domiciliari supportate da strumenti di telemedicina sono l’adesione da parte dell’interessato al percorso domiciliare e all’attivazione della prestazione in telemedicina in cui possono operare più figure professionali;  l’individuazione, idoneità e formazione del paziente e/o del/i caregiver; l’adeguatezza degli aspetti sociali del  contesto  familiare, dell’ambiente domestico e della rete di sostegno, nonché  l’idoneità strutturale del  contesto abitativo correlato al quadro clinico anche in relazione all’utilizzo di apparecchiature.

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