Colpa medica, la Camera prova a modificare la legge Bianco-Gelli

08 Giugno 2022

Il deputato di Alt Andrea Colletti, primo firmatario della pdl, a Nursind Sanità: “Può arrivare  in Aula a luglio. L’obiettivo è far rientrare la responsabilità civile nell’ambito di quella contrattuale”

di Marta Tartarini

La legge Bianco-Gelli del 2017 che regola i conflitti tra medici e pazienti che si considerano danneggiati ha cinque anni e secondo alcuni presenta delle complessità e difficoltà di applicazione. Alla Camera si discute di come introdurre una semplificazione normativa sulla base di una proposta di legge, primo firmatario Andrea Colletti, ora all’esame delle commissioni Giustizia e Affari sociali. Il titolo è ‘Modifiche alla legge 8 marzo 2017 n. 24, al codice di procedura civile e alle disposizioni per la sua attuazione nonché alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, in materia di responsabilità sanitaria’.

L’idea è quella di rendere più fluida ed efficace la materia strettamente giuridica, riducendo il contenzioso. Il testo è stato presentato dal deputato, allora del Movimento Cinque Stelle ora in Alternativa, componente del Misto, ed è datata 30 ottobre 2018, ma solo il 12 maggio di quest’anno è stata illustrata nelle commissioni competenti.

In quella sede si è deciso di indicare due relatori: Vito De Filippo del Pd per gli Affari sociali e lo stesso Colletti per la Giustizia. I deputati hanno inoltre valutato utile avviare una fase di consultazione degli attori coinvolti, con un ciclo di audizioni non ancora calendarizzate. 

Colletti ritiene che “si possa arrivare in Aula a luglio. La mia non è una proposta targata a livello partitico, ma una proposta di semplificazione che può essere sostenuta da tutti i gruppi, perché – spiega a Nursind Sanità – cerca di sanare delle problematiche giuridiche, anche tecniche, che sono emerse dalla applicazione dalla legge Bianco-Gelli che, comunque, non viene snaturata”.

Si tratta di introdurre delle modifiche, sottolinea il parlamentare (che è anche un avvocato che si occupa principalmente di responsabilità medica, ndr), per “assicurare maggiore efficacia in fase applicativa e, quindi, il concreto perseguimento degli obiettivi della riforma”. Nel testo si legge che “l’obiettivo è, in primis, quello di rendere costituzionalmente accettabile sia la responsabilità civile del medico, facendola ritornare sotto l’alveo della responsabilità contrattuale”.

Il dispositivo si compone di quattro articoli che intervengono anche sul codice di procedura civile nell’ottica di favorire una maggiore propensione delle parti, coinvolte nel contenzioso sanitario, a stipulare un accordo extragiudiziale prima di intraprendere il giudizio di merito.
La legge varata cinque anni fa prevede infatti l’obbligo di esperire, prima del giudizio, l’accertamento tecnico preventivo (ATP) o, in alternativa, il procedimento di mediazione. Il procedimento di consulenza tecnica preventiva prevede che venga conferito un incarico ad un collegio di periti. Questo meccanismo però ha posto alcune difficoltà di applicazione.

Con l’articolo 1 viene differenziato il termine, attualmente definito in sei mesi, per la conclusione dei due procedimenti: tre mesi per la conclusione della mediazione e dieci mesi per l’espletamento della consulenza tecnica preventiva. 
“Sei mesi è un termine troppo breve, spesso inapplicabile, togliendo questo termine, che l’attuale legge definisce perentorio – osserva Colletti -, vogliamo aumentare le possibilità di definizione della controversia mediante l’accertamento tecnico preventivo che, per la complessità delle valutazioni da fare, richiede più tempo”.

Colletti spiega poi che il testo intende “far rientrare la responsabilità civile del medico nell’ambito della responsabilità contrattuale e di abrogare la fattispecie di reato specifica configurabile in caso di responsabilità colposa per omicidio o lesioni personali in ambito medico giacché essa pone degli evidenti problemi di natura costituzionale”.

Tra le difficoltà causate dalla applicazione Bianco-Gelli il primo firmatario della pdl mette in luce il fenomeno della proliferazione delle chiamate in causa dei medici: “Assistiamo al fatto che soprattutto nei procedimenti che coinvolgono le cliniche private vengono citati tutti i medici coinvolti in un determinato fatto, poiché l’attuale norma prevede la partecipazione obbligatoria di tutte le parti”. 

Infine il capitolo assicurazione, che la legge Bianco-Gelli introduce come obbligatoria per le strutture sanitarie. La proposta di legge all’esame della Camera punta a evitare che il rischio insolvenza della struttura sanitaria possa creare un danno sia al paziente che alla stessa struttura. Infatti “rendere obbligatoria l’assicurazione – conclude Colletti – significa anche indirettamente obbligare le case di cura private ad applicare dei miglioramenti organizzativi per evitare l’aumento delle spese dei premi assicurativi”.

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