Contratto sanità: stretta sui tempi. Valorizzato il sistema degli incarichi

08 Giugno 2022

Con l’arrivo dell’atto di indirizzo aggiuntivo si punta a chiudere entro giugno. Il segretario nazionale Nursind Bottega: “Daremo battaglia sui requisiti di accesso a quelli di funzione”

di Ulisse Spinnato Vega

Stretta possibile sui tempi di chiusura dell’accordo per il rinnovo del contratto nel comparto sanità. L’arrivo sul tavolo di trattativa all’Aran dell’atto di indirizzo aggiuntivo delle Regioni definisce infatti le cifre in gioco e completa il quadro su cui ragionare per allocare le risorse: 51,03 milioni di euro per il salario accessorio, 127,57 milioni per il nuovo ordinamento professionale e 63 milioni per la nuova indennità di pronto soccorso, definita dalla scorsa legge di Bilancio. Dunque questi sono i numeri, modificati in ragione degli interventi previsti in manovra rispetto a quelli già indicati nel quadro finanziario dell’atto di indirizzo dell’agosto scorso.

Il testo aggiuntivo, che Nursind Sanità ha visionato, prevede che le aziende sanitarie incrementino le dotazioni destinate alla contrattazione integrativa di una misura non superiore allo 0,22% e fino allo 0,55% per l’ordinamento professionale rispetto al monte salari 2018, ma comunque entro i limiti dei fondi individuati dal quadro finanziario. Al tempo stesso il documento parla di “risorse incrementali” rispetto a quanto previsto dall’atto di indirizzo del 2 agosto 2021 sia per il finanziamento degli incarichi del personale ad elevata qualificazione sia degli incarichi del restante personale, “con incremento dell’apposito fondo a ciò destinato, tenuto conto della esigenza di conferire centralità a sistema degli incarichi nel nuovo sistema di classificazione”, recita l’atto aggiuntivo. E infine ci si concentra sulle “progressioni verticali in sede di prima applicazione, nei limiti di quanto previsto dai piani triennali dei fabbisogni di personale”, nonché a copertura di oneri contrattuali connessi al nuovo sistema di classificazione.

Il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega, si dice soddisfatto proprio per la valorizzazione del sistema degli incarichi: “Riguardano soprattutto i laureati, tra funzionari e professionisti della salute, anche se servirebbe uno sforzo e un segnale di attenzione in più per quelli di base che al momento vedono la mera trasformazione di una voce stipendiale”. Tutto ciò in attesa che si riempia via via la quinta area delle cosiddette ‘elevate professionalità’ che nasce come un guscio vuoto e avrà bisogno di molto tempo per prendere forma. Pure sulle progressioni verticali, poi, gli infermieri giudicano positivamente che le riqualificazioni vadano calibrate su precisi piani di fabbisogno, senza la tentazione di assalti alla diligenza.

Certo, uno dei nodi ancora aperti della trattativa riguarda il ribaltamento delle vecchie categorie dentro le nuove aree di comparto e il tentativo di alcune sigle sindacali di far fare un salto di inquadramento agli Oss. “Per noi invece il problema è che la fascia alta dei laureati non ha possibilità di progressione verticale, solo le figure inferiori”, lamenta Bottega. Tuttavia, se l’incremento dello 0,55% “fosse andato ai passaggi verticali, sarebbero subito finite le risorse e ne sarebbero servite di altre. Dunque accogliamo positivamente che sia stato indirizzato al sistema degli incarichi”, chiosa il segretario Nursind. C’è però uno scoglio su cui il sindacato è pronto a dare battaglia fino in fondo: l’incarico di funzione, con responsabilità organizzative e di coordinamento, deve essere riservato a chi ha conseguito il master in gestione e coordinamento dell’area sociosanitaria, proprio come prevede la legge, mentre oggi il testo lo assegna a chi ha una laurea specialistica o magistrale. “Su questo non possiamo transigere – denuncia Bottega – ecco perché, in generale, la nostra firma non è scontata. Anche a fronte di un buon impianto giuridico, nettamente migliorato rispetto al 2018”.

Peraltro, in relazione alla parte economica del rinnovo, secondo il Nursind la bozza può ancora essere rivista su punti specifici come le indennità di disagio, ad esempio la notturna o la festiva. Ricordiamo in ogni caso le principali cifre in ballo: gli aumenti per gli infermieri si aggirano intorno ai 140 euro lordi medi mensili, l’aumento tabellare va dai 66,20 euro lordi del personale di supporto di categoria B ai 98,10 euro dei funzionari e dei professionisti della salute. L’indennità di specificità infermieristica vale invece 72 euro circa al mese, per un costo complessivo di 335 milioni. L’indennità di pronta disponibilità è pari a 1,80 euro l’ora, l’indennità per il notturno vale 2,07 euro giornalieri, mentre quella di lavoro festivo 2 euro l’ora e l’indennità per il rischio radiologico ammonta a 103,29 mese. Inoltre, per i professionisti della salute sono previsti sette scatti orizzontali nell’intera carriera, pari a mille euro l’uno. Gli incarichi di posizione dovrebbero portare in tasca da 10mila fino a un massimo di circa 20mila euro lordi annui, mentre quelli di funzione partono da 930 euro e arrivano a 13.500 euro annui. 

In ogni caso, tutte le parti concordano sull’esigenza di chiudere in fretta. Anche perché l’esperienza delle Funzioni centrali insegna che dall’accordo alla firma definitiva passano non meno di cinque o sei mesi; dunque gli effetti concreti del rinnovo si vedranno ormai solo a fine 2022. Con un rischio: la parte che riguarda l’ordinamento giuridico e il sistema degli incarichi entra in vigore un anno dopo l’approvazione e, quindi, se si andasse oltre dicembre prossimo, il nuovo assetto sarebbe operativo solamente dal 2024. Una gittata temporale che tutti vogliono evitare. Inoltre, la trattativa in corso va letta anche in chiave politica: il rinnovo a fine anno cadrebbe proprio in piena campagna elettorale ed è chiaro che la parte datoriale – ossia le Regioni in gran parte governate dal centrodestra che attualmente è dentro la maggioranza Draghi – ha interesse a tenere buone le categorie del comparto sanità, infermieri in testa. Così da intestarsi un riconoscimento da utilizzare sia nello scontro finale con il centrosinistra, che ha guidato il dicastero della Salute in questi anni difficili, sia come scudo rispetto ad eventuali attacchi dall’opposizione di Fratelli d’Italia. 

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