Personale sanitario, Speranza insiste: “Tetti di spesa da rivedere”

08 Giugno 2022

Il ministro della Salute: “E’ imprescindibile per la riforma del Ssn”. Agenas: “Necessario assumere 20mila infermieri di famiglia in più”. Ma Fnopi incalza: “La professione però va resa più attrattiva”

di NS

Il ministro della Salute Roberto Speranza torna a prefigurare il superamento del modello basato sui tetti di spesa in sanità, ricordando i 20 miliardi in arrivo anche grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza ed evocando il “coraggio delle riforme”. E le sue parole, pronunciate in un videomessaggio recapitato a un  evento sul Dm 71 organizzato dalla Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) vengono subito raccolte dai principali stakeholder, dall’Agenas all’Associazione dell’ospedalità privata, passando per le professioni infermieristiche.

Speranza ha ricordato che il trend di investimenti in sanità, dopo la pandemia, è in crescita, “10 miliardi in più in due anni e mezzo, e le nuove risorse sono condizione indispensabile e determinante”, anche se non sufficiente. “Serve il coraggio delle riforme” – scandisce -. E interverremo con il massimo della nostra forza sulla grande questione che riguarda il personale della sanità, perché la sfida della riforma del sistema sanitario non prescinde da questo”.

Ed è qui che riafferma che “dobbiamo superare un modello di programmazione della spesa sanitaria che purtroppo è stato costruito negli anni con silos chiusi e tetti di spesa. Sto lavorando perché si provi a costruire un modello diverso rispetto a quello che ci ha accompagnato negli ultimi anni, investendo più che possiamo sulle nostre risorse umane”.

Parole sulle quali mette il sigillo il direttore generale di Agenas, Domenico Mantoan: oggi è il giorno in cui, commenta dal palco della Fiaso, “si passa da sistemi organizzativi definiti a silos e a tetti di spesa ad un sistema standard. Questo è il risultato di un grande lavoro perché il Dm 71 ha prodotto nuovi modelli organizzativi che rispondono a degli standard validi per tutta Italia e che soprattutto prevedono lo stanziamento di coperture finanziarie”.

Finalmente, per il direttore dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, “la politica ha messo al centro dell’agenda il Ssn: oggi ci sono le risorse e a livello territoriale sarà importante attuare una presa in carico della cronicità grazie all’interdisciplinariertà e grazie all’infermiere di comunità”. Per farlo però “è necessario assumere 20mila infermieri di famiglia in più rispetto ad oggi“.

Una questione affatto semplice, quest’ultima, se è vero l’allarme lanciato da Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, per la quale “bisogna riqualificare, inquadrare e riformare le professioni infermieristiche cogliendo la sfida offerta dal Pnnr”, dal momento che oggi la professione è poco attrattiva: “Per la prima volta, nel 2022, portiamo alla laurea meno di 10mila infermieri: è chiaro come sia necessario un investimento in lauree magistrali, valorizzare le competenze e cambiare sia l’inquadramento giuridico che contrattuale: non è possibile che oggi, tranne gli scatti automatici, un infermiere entra in  servizio a 23 anni dopo la laurea ed esce, dopo 40 anni di lavoro, con lo stesso salario”.

Ma tornando all’apertura di Speranza sul superamento dei tetti di spesa, anche l’Associazione italiana ospedalità privata accoglie con favore quello che la presidente Barbara Cittadini giudica “un impegno importante, fondamentale per assicurare all’Italia un Servizio sanitario nazionale moderno, efficace, tecnologicamente avanzato, digitalizzato e presente su tutto il territorio in maniera capillare, con personale qualificato”. Ma, aggiunge, “auspichiamo interventi concreti anche sui tetti relativi all’acquisto di prestazioni di assistenza ambulatoriale e ospedaliera dalla componente di diritto privato del Ssn”.

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