La supplenza degli infermieri in Lombardia? “È solo organizzativa”

09 Giugno 2022

Foto da: Regione.lombardia.it

Arriva la precisazione della Regione: “Non si tratta di una sostituzione dell’attività e del ruolo del medico di famiglia”

di NS

Dopo le polemiche destate dalla proposta lanciata dal vicepresidente e assessore al Welfare della Lombardia Letizia Moratti di affidare agli infermieri un ruolo di supporto e supplenza per affrontare la carenza di medici di medicina generale sul territorio, è arrivata la precisazione della Regione. “E’ utile pensare a forme di organizzazione innovative che utilizzino personale infermieristico non certo in sostituzione dell’attività e del ruolo del medico di famiglia, ma a supporto e sotto la responsabilità di quest’ultimo per collaborare e prendere in carico un numero maggiore di assistiti rispetto a quanto è possibile fare ora”, spiega in una nota la Direzione generale Welfare. “Supplenza organizzativa, pertanto – puntualizza sempre la Direzione -, non già professionale”: “Le figure professionali mediche e infermieristiche hanno infatti con tutta evidenza competenze diverse, non sovrapponibili né interscambiabili, ma sicuramente sinergiche e complementari”. 

La Direzione generale Welfare spinge infatti per una collaborazione fattiva, di équipe, fra diverse figure professionali che, integrandosi nel rispetto delle proprie competenze, mansioni, ruoli e compiti, assolvano all’obiettivo di assistere la persona riguardo al complesso dei suoi bisogni. “Un modello organizzativo che trova concretizzazione nelle Case di Comunità”. Non solo, ma dalla Regione ricordano che “è già insediato  il Gruppo di lavoro con medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e infermieri voluto specificamente dalla vicepresidente e assessore al Welfare di Regione Lombardia per affrontare congiuntamente le tematiche relative alle cure primarie ed ai modelli assistenziali territoriali”.

Dalla Direzione generale Welfare, infine, arriva l’invito “a evitare strumentalizzazioni e false interpretazioni che poco aiutano alla risoluzione dei problemi e a fornire risposte adeguate alle reali esigenze dei cittadini”, ribadendo “la propria volontà ad una sempre più stretta collaborazione con medici di medicina generale e professioni infermieristiche”.

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