Fine vita, il caso Ridolfi e i proclami a vuoto della politica. Ma la legge resta ferma al Senato

14 Giugno 2022

Dopo la scelta di ricorrere alla sedazione profonda da parte del 46enne marchigiano, nei partiti si riaccende il dibattito per sbloccare il testo parcheggiato nelle commissioni Sanità e Giustizia    

di NS

Dopo la morte di Fabio Ridolfi, il 46enne di Fermignano (Pesaro-Urbino) affetto da tetraparesi che ha scelto la sedazione profonda, riparte il pressing sul fine vita. Il disegno di legge in materia, già approvato in prima lettura dalla Camera il 10 marzo, è fermo infatti in Senato nelle Commissioni riunite Sanità e Giustizia, che lo scorso 30 maggio hanno dato il via a un ciclo di audizioni sul provvedimento.

Quello del fine vita “è un tema su cui credo il Parlamento debba assumersi la responsabilità di affrontare e sul quale il nostro Paese deve fare uno sforzo e  trovare un punto di condivisione. Ognuno si deve sentire libero in coscienza”, dice il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, nel corso di un’intervista a Radio Capital, rispondendo proprio in merito al caso Ridolfi.

Ma anche dalle Aule parlamentari si levano voci nella stessa direzione: “La legge sul fine vita deve andare avanti”, afferma la presidente della commissione Sanità del Senato, Annamaria Parente, che aggiunge: “Il mio impegno da presidente va in questa direzione. Niente lungaggini e tentativi di melina in alcune forze politiche: condividiamo l’iter con la commissione Giustizia ma è necessario e urgente imprimere un’accelerazione. Abbiamo tante audizioni ancora da fare: faccio un appello alle forze politiche per ridurre il numero dal momento che sono state già fatte alla Camera in modo da arrivare subito al voto”. Secondo la senatrice di Italia viva, “non si può tergiversare su temi che sono di interesse e che procurano sofferenza a tante persone. I casi di questi giorni – conclude – inquietano le nostre coscienze di parlamentari”.

Nicola Provenza, deputato M5s che è stato relatore alla Camera della legge sul suicidio medicalmente assistito, incalza così: “Fabio Ridolfi, dopo aver tentato per mesi l’accesso al suicidio assistito, è dovuto ricorrere alla sedazione profonda per poter porre fine alle proprie sofferenze, nonostante il Comitato etico avesse verificato la sussistenza dei requisiti stabiliti dalla Consulta. Non c’è un minuto da perdere: l’Italia deve dotarsi di una legge sul fine vita, casi come quello del 46enne di Fermignano non devono più ripetersi, è una questione di civiltà”. Secondo Provenza, con la legge approvata alla Camera “sarebbe stato garantito un percorso certo che avrebbe portato Fabio a potersi avvalere dell’assistenza del Servizio sanitario”. “Faccio un appello a tutte le forze politiche – aggiunge il parlamentare pentastellato – mettiamo da parte le ideologie e completiamo rapidamente l’iter di approvazione di questa legge. Di fronte a scelte che interrogano le nostre coscienze, dobbiamo garantire a tutti di poter compiere una scelta di dignità”.

Lo scorso 6 giugno, secondo quanto riferito dall’associazione Luca Coscioni, lo stesso Ridolfi aveva comunicato con il puntatore oculare la sua decisione di ricorrere alla sedazione profonda, in un video in cui spiegava: “Da due mesi la mia sofferenza è stata riconosciuta come insopportabile. Ho tutte le condizioni per essere aiutato a morire. Ma lo Stato mi ignora. A questo punto scelgo la sedazione profonda e continua anche se prolunga lo strazio per chi mi vuole bene”. La decisione, spiegava sempre l’associazione, arrivava a seguito “della mancata risposta da parte del Servizio sanitario regionale delle Marche che, dopo aver comunicato con 40 giorni di ritardo il parere del Comitato etico con il via libera per l’aiuto medico alla morte volontaria, non ha mai indicato il parere sul farmaco e sulle relative modalità di somministrazione”.

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