Monoclonali e antivirali? Alleati contro Omicron 4 e 5

14 Giugno 2022

Dal congresso Icar in corso a Bergamo arrivano rassicurazioni: “Entrambe le terapie si sono dimostrate efficaci contro le nuove varianti Covid”

di NS

I mesi estivi stanno portando un costante abbassamento dei casi di contagio e un’abolizione quasi completa delle misure di contenimento della pandemia. Segno di un passaggio alla convivenza con il virus, ma non della sua scomparsa. Una sua possibile recrudescenza nel prossimo autunno – o anche prima, secondo lallarme dell’Ecdc sulla diffusione di Omicron 4 e Omicron 5 – rende fondamentale avere degli strumenti terapeutici efficaci da poter utilizzare per prevenire nei soggetti fragili un peggior decorso dell’infezione da Sars-Cov-2.

Proprio per questo diventa necessario affrontare gli aggiornamenti di anticorpi monoclonali e antivirali diretti oggi disponibili. Questi alcuni spunti che arrivano dal Congresso Icar – Italian conference on Aids and antiviral research, in corso a Bergamo. Qui un migliaio di specialisti si sono ritrovati per affrontare le più recenti novità in tema di Hiv e Covid, oltre che le principali emergenze dell’infettivologia.

Gli anticorpi monoclonali sono molecole prodotte in laboratorio modificando gli anticorpi prodotti in riposta all’infezione naturale. La selezione avviene sulla base dell’affinità di legame fra l’anticorpo e la proteina spike che il virus utilizza come chiave per entrare nelle cellule. L’anticorpo blocca l’ingresso del virus, impedendone la moltiplicazione. Dalla comparsa di Omicron, l’efficacia di alcuni anticorpi monoclonali è stata messa in discussione.

Ma i recenti sviluppi hanno permesso degli aggiornamenti che lasciano guardare con fiducia al futuro. “Le aziende produttrici hanno delle vere e proprie librerie di monoclonali e possono produrne di nuovi in tempi relativamente brevi a fronte di nuove varianti con una proteina spike diversa – sottolinea Maurizio Zazzi, co-presidente di Icar -. Con i frequenti cambiamenti del virus, si sono avute molte evidenze di variazione di attività dei monoclonali. La buona notizia è che si inizia a capire meglio quali parti della proteina spike tendono a rimanere stabili nel tempo e questo aiuta molto nei criteri di selezione dei monoclonali meno soggetti alla perdita di attività con l’evoluzione del virus”.

Dunque, secondo il professor Zazzi, “abbiamo buoni anticorpi monoclonali anche per trattare le varianti più recenti come Omicron 4 e 5, che potrebbero essere protagoniste di una nuova ondata autunnale. In occasione del Congresso Icar saranno presentati diversi studi italiani di valore volti a dimostrare l’efficacia dell’impiego di monoclonali nella pratica clinica, contesto meno pulito rispetto al trial clinico, ma di indubbio valore quando interpretato correttamente”.

Per quanto riguarda gli antivirali diretti, invece, questi rispondono senza distinzioni alle varianti sin qui emerse. “A differenza dei monoclonali, che bloccano l’ingresso del virus nella cellula, gli antivirali fermano il virus all’interno della cellula stessa – sottolinea Zazzi -. Le funzioni virali colpite dagli antivirali non sono soggette a forte evoluzione come la proteina spike, quindi per il momento tutte le varianti rimangono sensibili agli attuali antivirali, incluse le recenti linee evolutive di Omicron”.

Secondo i dati ufficiali Aifa, dal momento in cui sono stati attivati i registri sull’uso dei monoclonali e degli antivirali, oltre 60mila pazienti sono stati trattati in Italia con monoclonali, mentre il trattamento con antivirali ha interessato circa 45mila casi, tutti a domicilio. L’antivirale per il trattamento dei pazienti ospedalizzati, il primo ad essere stato reso disponibile, è stato utilizzato invece in quasi 100mila casi.

Per Icar resta fondamentale una catena sanitaria decisionale semplice e strumenti digitali efficienti. “La somministrazione deve essere il più precoce possibile, entro 5-7 giorni dall’inizio dei sintomi – evidenzia Zazzi -. La seconda fase dell’infezione è infatti dominata da meccanismi patogenetici indiretti e bloccare il virus diventa un beneficio clinico molto limitato o nullo. Le terapie sono tutte di breve durata, una singola somministrazione per i monoclonali, 3-5 giorni di terapia per gli antivirali“.

Naturalmente le terapie non sostituiscono la vaccinazione, ma la integrano con una cura per quei casi in cui, nell’impossibilità di vaccinare o nella mancata efficacia della vaccinazione, il paziente si infetti e sia valutato a rischio di sviluppare malattia grave.

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