Contratto, Naddeo: “Intesa innovativa su molti punti, ecco quali”

17 Giugno 2022

Il presidente Aran a Nursind Sanità: “La neonata quinta area è uno sbocco importante per gli infermieri”. In generale, “l’accordo riconosce il loro ruolo e i loro sacrifici nella lotta al Covid” 

di Ulisse Spinnato Vega

Un “contratto innovativo”, lo definisce, con la revisione dell’ordinamento professionale e la nascita della quinta area, riservata alle alte qualificazioni. È comprensibilmente gongolante il tono di voce di Antonio Naddeo, presidente dell’Aran, due giorni dopo la firma notturna della pre-intesa per il rinnovo nel comparto sanità. L’Aran è l’agenzia negoziale che rappresenta le Pa, dunque il datore di lavoro, alle trattative e Naddeo conosce la materia come pochi. A Nursind Sanità confessa: “Sono soddisfatto perché ho forzato un po’ la mano sui tempi per chiudere rapidamente e ci siamo riusciti. È una vittoria per tutti”.
Ma poi entra subito nel merito: “Sa qual è una delle novità più importanti? I differenziali economici di professionalità, i vecchi scatti delle progressioni orizzontali. Con questo contratto i lavoratori ripartono tutti da zero, ma non perdono nulla. Si portano dietro i vecchi avanzamenti come in uno zainetto e ricominciano un percorso di valorizzazione che ha ben sei o addirittura sette livelli a seconda dell’inquadramento. È stata positiva la quadra che abbiamo trovato anche con le Regioni”.

Presidente, salta all’occhio che stavolta si è raggiunta un’unanimità di firma che non ci fu nel 2018.
Non voglio entrare in paragoni con situazioni pregresse che non conosco. Però le dico che questo contratto contiene molte innovazioni. E devo ringraziare tutti per la collaborazione con cui si è lavorato, in un clima sempre costruttivo. La quinta area nasce vuota, ma potrà essere uno sbocco importante per chi è nella quarta, come gli infermieri. Abbiamo poi rivisto e valorizzato il sistema degli incarichi e abbiamo semplificato le indennità. Per tutto il personale sanitario e per gli infermieri in particolare siamo di fronte a un’intesa che riconosce il loro ruolo e i loro sacrifici in questi due anni di pandemia.

Tutto bene quel che finisce bene, ma ci sono state tensioni, un po’ come in ogni trattativa che si rispetti. Penso ad esempio al valore del salario accessorio e in particolare delle indennità di disagio.
È stato fatto un grande sforzo, i margini economici erano quello che erano. Tuttavia, le abbiamo sistemate e semplificate. Purtroppo quando ci sono queste trattative per compartimenti stagni, a volte in un Ccnl si fanno dei raffronti un po’ impropri: i sindacati dicono che nessuno ci deve perdere, ma è difficile capire, parametrare e la tensione è scaturita solo da questo. Tutto in assoluta buona fede. La verità è che abbiamo trovato una quadra e che comunque non tutto può essere controllato dal centro.

Nel senso che bisognerebbe affidarsi di più alla contrattazione integrativa?
Potrebbe essere una soluzione: il problema è che da una parte i sindacati temono le azioni delle aziende e dall’altra queste ultime non vogliono avere troppe complicazioni nel contratto decentrato; pesa un po’ questa contraddizione.   

In effetti queste indennità rappresentano ormai una selva di voci.
Immagino nel prossimo contratto un ulteriore passo avanti: smettiamola di lavorare sulle singole indennità orarie o giornaliere. Chi fa l’infermiere o altre professioni rischiose e disagiate sa a cosa va incontro: allora immaginiamo un’unica voce forfettaria mensile, corposa, che faccia sentire di più il suo peso in busta paga.

I toni si sono alzati a un certo punto anche sulla riclassificazione degli Oss?
C’è stata una richiesta da parte della Triplice sindacale. Ma noi per legge non possiamo fare la riclassificazione, non è accaduto nemmeno nelle Funzioni centrali. Quindi abbiamo previsto un nuovo ruolo, per ora vuoto, grazie al quale le aziende, se vorranno, potranno effettuare progressioni verticali in base alle risorse disponibili e con procedure selettive. Si deciderà a livello locale e se poi arriverà eventualmente il super-Oss di cui si discute, a quel punto vedremo il da farsi. In ogni caso, rivendico di aver fatto una trattativa trasparente con tutti.

Che tempi immagina per veder riempita la neonata quinta fascia?
Dipende dalla volontà e dalle risorse a disposizione delle stesse aziende. Potrebbe esserci qualcuno che non la sfrutta affatto, ma credo che soprattutto le Regioni più progredite non si faranno sfuggire l’occasione. Anche perché, diciamocelo, in tante situazioni può essere funzionale avere magari qualche dirigente in meno e alte professionalità efficienti in quest’area.

Cosa migliora con il passaggio dalle vecchie categorie alle nuove fasce?
Quinta area a parte, si evidenziano meglio i ruoli, quello sanitario, per esempio, o quello amministrativo. Abbiamo messo un po’ di ordine, anche perché questo è un comparto che ha il binario contrattuale, ma anche molti profili previsti e vincolati a norme di legge.

Ora tocca alla dirigenza, quindi ai medici.
Vedremo quando arriverà l’atto di indirizzo, sicuramente ne parleremo dopo l’estate. Peraltro, abbiamo la quinta area a disposizione dei professionisti della salute e dei funzionari, ma magari per gli infermieri potrebbero aprirsi delle soluzioni e delle prospettive di percorso anche nel contratto della dirigenza. Vedremo.

Gli effetti concreti non si vedranno prima di fine anno, ma qual è comunque la portata di questo contratto anche di fronte al momento generale di grande tensione dei prezzi e di dibattito sulla difesa dei salari?
Abbiamo un sistema contrattuale che viaggia sul triennio, in questo caso già scaduto. Non possiamo dunque contemplare l’inflazione in tempo reale. Quando faremo il rinnovo 2022-2024 sicuramente si terrà conto della dinamica dell’Ipca, ma intanto qui la decorrenza è retroattiva e giungeranno, entro fine anno, arretrati importanti nelle tasche dei lavoratori.

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