Grandi cronicità, l’impegno di Sileri: “Dobbiamo portare le cure a casa”

21 Giugno 2022

Oncologia, cardiologia, diabete: secondo i dati dell’Oms, oggi a livello mondiale il 70-80% delle risorse sanitarie sono impegnate sulle patologie croniche

di NS

Oncologia, cardiologia, diabete: secondo i dati dell’Oms, oggi a livello mondiale il 70-80% delle risorse sanitarie sono impegnate per le cure delle patologie croniche, che riguardano in prevalenza le persone più anziane ed impattano particolarmente quei Paesi, come l’Italia, nei quali l’età media della popolazione è più avanzata.

 Ogni anno in Italia vi sono circa 150mila infarti, mentre oltre 1,5 milioni di ospedalizzazioni sono dovute a scompenso cardiaco. Proprio di scompenso cardiaco vi sono oltre 600mila diagnosi l’anno, ma il numero cresce fino a 3 milioni, considerando le forme latenti. Non solo, ma causa delle continue riacutizzazioni, i pazienti arrivano ad effettuare fino a 6-7 ricoveri all’anno, spesso con degenze di lunga durata. Inoltre, la mortalità è molto alta, interessando a distanza di 4-5 anni circa il 50% dei pazienti.

Ma allora cosa manca al Servizio sanitario nazionale? Come si migliora la sanità sul territorio per ridurre drasticamente questi numeri terribili? Secondo il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, “a dircelo possono essere i pazienti e il personale sanitario, che conoscono la situazione meglio di chiunque altro”.

Non a caso, parlando al convegno “La Sanità che vorrei – Le grandi cronicità: oncologia, cardiologia e diabete” presso il ministero della Salute, Sileri assicura che il nuovo servizio sanitario che si sta disegnando con le risorse del Pnrr e l’incremento del Fondo sanitario nazionale ha tra i suoi focus principali le patologie croniche ed i pazienti anziani: “Con la riorganizzazione del sistema sanitario puntiamo a potenziare l’assistenza primaria, attraverso i distretti sanitari, le case della salute, gli ospedali di comunità, creando un ponte tra l’ospedale e il territorio”.

Sileri usa come parola chiave “multidisciplinarietà” e sottolinea: “La possibilità di accedere ad un patrimonio di specialisti nelle varie branche mediche, tipico dell’ospedale, deve essere portato il più vicino possibile al domicilio del paziente, grazie ad innovazioni tecnologiche come la medicina digitale e la telemedicina. I benefici per il paziente sono evidenti: pensiamo alla possibilità, che avremo a breve, di poter fare la dialisi o la chemioterapia direttamente a casa; ma i benefici sono anche economici: trattare il paziente in ospedale è infatti molto più oneroso che gestirlo a domicilio, oltre che meno confortevole per il paziente”.

Per costruire attorno al paziente questa nuova sanità, prosegue Sileri, ci vogliono risorse finanziarie, ma anche e soprattutto un investimento nelle risorse umane: “E’ certamente importante invogliare i giovani ad iscriversi a medicina ed aumentare il numero dei posti disponibili nelle scuole di specializzazione; ma è ancora più importante dare a questi medici, una volta formati, una qualità di vita e di lavoro che faccia sì che non abbandonino il servizio sanitario pubblico dopo pochi anni: dobbiamo pagarli meglio, dobbiamo garantire loro prospettive professionali adeguate, dobbiamo consentire ad essi la possibilità di conciliare i tempi di lavoro con i tempi della vita. Penso per esempio all’organizzazione dei turni per i sanitari con figli piccoli, o alla disponibilità di asili nido negli ospedali”.

La gestione delle cronicità costituisce uno dei punti sui quali la politica dovrà intervenire con impegno nei prossimi anni, e non soltanto sotto l’aspetto sanitario: “Entro il 2050 è atteso un incremento di oltre il 25% degli over 65, il che vuol dire che tra trent’anni su 100 persone attive ce ne saranno circa 50 che avranno concluso la propria parabola lavorativa e che costituiranno un onere significativo per il nostro sistema previdenziale ed assistenziale. Il nostro compito – conclude il sottosegretario – è reinventare un futuro per queste persone: così come nell’ultimo secolo la società e la politica hanno disegnato il tragitto che le persone percorrono dalla nascita alla pensione attraverso la scuola e il lavoro, così nei prossimi anni dovremo individuare nuovi percorsi per accompagnare le persone dopo la fine dell’attività lavorativa, in modo da essere quanto più possibile attivi ed in buona salute”.

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