“Rafforzare i Paesi più poveri per proteggere noi stessi”

22 Giugno 2022

La viceministra agli Esteri Marina Sereni alla vigilia di Coopera 22: “Investire nella sanità nel Sud del mondo è il primo baluardo contro le pandemie”

di NS

Investire nella sanità dei Paesi più poveri, non solo per mecenatismo ma anche per proteggere se stessi: come dimostrato dal Covid-19, in un mondo sempre più interconnesso, dalle pandemie non ci si può proteggere da soli. È il senso del lavoro effettuato nel 2021 dalla Cooperazione italiana, e del discorso della viceministra agli Esteri Marina Sereni alla vigilia di Coopera 2022, la conferenza nazionale sulla cooperazione allo sviluppo, in programma a Roma domani e venerdì.

“Bisogna rafforzare i sistemi sanitari dei Paesi più poveri come primo baluardo di risposta alle pandemie, questo è un obiettivo chiave della cooperazione internazionale e del nostro partenariato con il Fondo Globale”, spiega Sereni, intervenuta all’evento “Imparare la lezione. Pandemia, cooperazione e diritto alla salute globale”, organizzato dal Network italiano Salute Globale, Aidos e Friends of the Global Fund Europe in Senato.

“L’Italia – sottolinea l’esponente di governo – ha finora contribuito con 424 milioni di euro alla risposta multilaterale alla pandemia. Al Global Covid-19 Summit dello scorso maggio, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha annunciato un ulteriore impegno di 200 milioni di euro all’ACT-Accelerator e per rafforzare la preparazione globale contro le pandemie. L’Italia poi ha messo a disposizione dei Paesi più poveri oltre 70 milioni di dosi di vaccini contro il Covid, principalmente attraverso la Covax Facility. Ora si tratta di trasformare i vaccini in vaccinazioni“.

Nel corso del 2021 l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo ha stanziato 163 milioni per iniziative legate ad emergenze e 200 milioni per azioni di contrasto della pandemia, su un totale di 598 milioni. “Condividiamo la raccomandazione che viene dalle Organizzazioni della società civile impegnate sul settore salute per rafforzare l’architettura istituzionale e reperire nuove risorse con strumenti che siano inclusivi – conclude Sereni – e che tengano conto dell’esperienza importante del Global Fund”.

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