Ssn, Costa: “Dal Pnrr ingenti risorse, diminuire il ricorso all’esternalizzazione”

22 Giugno 2022

Il sottosegretario alla Salute risponde alla Camera. Dal rafforzamento dell’organico alla formazione degli Oss, ecco i temi affrontati

di NS

Dagli investimenti del Pnrr per il nostro sistema sanitario al problema dell’esternalizzazione dei servizi, dall’inquadramento dell’Operatore socio sanitario alla questione del rafforzamento dell’organico: il sottosegretario alla Salute Andrea Costa risponde in Affari sociali della Camera alle interrogazioni a risposta immediata dei commissari.

Sia il Piano nazionale di ripresa e resilienza che  il Piano nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr, evidenzia Costa, destinano “ingenti risorse per l’ammodernamento degli asset tecnologici (apparecchiature sanitarie), per la digitalizzazione dei processi clinico-assistenziali ospedalieri dei dipartimenti d’emergenza e accettazione (Dea), nonché per le strutture ospedaliere, anche sotto il profilo dell’antisismica”. Il sottosegretario ricorda poi che le “risorse relative agli investimenti a sostegno del rafforzamento del personale del sistema sanitario e dello sviluppo delle loro competenze tecnico-professionali, digitali e manageriali sono pari a 737 milioni 600 mila euro“.

Tali risorse, aggiunge, hanno consentito di finanziare 4.200 contratti di formazione specialistica in medicina aggiuntivi alla programmazione dell’anno accademico 2020-2021. L’investimento prevede, inoltre, il finanziamento di ulteriori 900 borse l’anno per la formazione di medicina generale per tre cicli consecutivi. A queste si aggiungono 290 mila operatori formati mediante corsi di formazione straordinaria in materia di infezione ospedaliera e 4.500 operatori sanitari coinvolti in progetti di formazione manageriale e digitale.

“Le restanti risorse – spiega sempre il sottosegretario –-consentiranno di rafforzare l’Assistenza sanitaria territoriale, così da ridurre anche la pressione in ospedale, con riferimento agli accessi in pronto soccorso, riferibili ai codici bianchi e in parte ai codici verdi, e da diminuire i ricoveri inappropriati, con particolare riferimento ai pazienti cronici”. Quanto alle carenze  strutturali e organizzative di alcune realtà ospedaliere, Costa assicura come la tematica sia già allo studio degli Uffici tecnici del Ministero, con particolare riferimento al setting dell’emergenza urgenza: “Va anche detto che in questo ambito è attualmente in corso la revisione del Dm 70.2015, con l’obiettivo di potenziare l’offerta ospedaliera, anche tenendo conto delle potenzialità indirette, in termini di incremento dell’appropriatezza e di decremento del numero degli accessi ai Pronto soccorso, conseguente alla riforma dell’assistenza territoriale”.

Altro nodo critico toccato da Costa è quello dell’esternalizzazione di servizi e di attività che “è stato negli ultimi anni – evidenzia – un fenomeno in continua crescita negli enti pubblici, compreso il comparto sanità”. E tale tendenza spesso ha comportato “un impiego distorto dello strumento dell’appalto di servizi, con un conseguente incremento del fenomeno del precariato ed il rischio che le prestazioni vengano affidate a soggetti non sempre in possesso delle necessarie competenze“. Secondo il sottosegretario, la “scelta di avvalersi di risorse esterne dovrebbe muovere da motivazioni fondamentalmente strategiche per l’azienda, tuttavia mentre inizialmente il ricorso alle esternalizzazioni era destinato ad attività non prettamente sanitarie (mensa, pulizie…), negli ultimi anni, anche in ragione degli stringenti vincoli alla spesa di personale imposti dal legislatore, il fenomeno si è esteso sempre più anche ad attività sanitarie, con iniziative che non sempre si sono dimostrate virtuose”.

A tal proposito, proprio con l’obiettivo di potenziare in modo strutturale il personale del Ssn, ricorda Costa, la legge di Bilancio per il 2022 ha stanziato apposite risorse per consentire la stabilizzazione dei professionisti del ruolo sanitario e socio sanitario che durante l’emergenza pandemica hanno svolto la propria attività nell’ambito del Ssn con contratti a tempo determinato, “anche al fine di reinternalizzare i servizi appaltati”. In quest’ottica, il sottosegretario auspica che tutte le iniziative messe in campo “concorrano a far diminuire il ricorso alla ‘esternalizzazione’ dei servizi e delle attività nel comparto sanità”.

Tra i temi affrontati dall’esponente di governo c’è anche quello riguardante i corsi di formazione per operatori socio-sanitari cui si starebbe apprestando la Regione Lombardia, come si legge nel testo dell’interrogazione, a prima firma della deputata M5s Stefania Mammì, per “aumentare le loro competenze, orientandole verso quelle infermieristiche, tanto che la nuova figura sembrerebbe assumere la denominazione di ‘vice-infermiere’”. In merito a tale problematica, Costa precisa che “l’Operatore socio sanitario si caratterizza per essere sprovvisto delle caratteristiche della professione sanitaria in senso proprio, per la mancanza di autonomia professionale, con funzioni accessorie e strumentali e per una formazione conseguente a corsi regionali (e non universitaria)”. Per tali operatori, aggiunge, inoltre non è prevista l’iscrizione ad uno specifico Albo professionale, che è invece obbligatoria per le professioni sanitarie al fine del relativo esercizio professionale. Tenuto conto del significativo contributo professionale fornito dall’Oss nel contesto emergenziale determinato dalla pandemia, il sottosegretario informa comunque che il 9 giugno scorso è stato istituito un Gruppo di lavoro tecnico tra ministero della Salute e Regioni, finalizzato alla revisione del profilo di operatore socio sanitario e della relativa formazione complementare in assistenza sanitaria.

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