Assistenza territoriale: riforma in Gazzetta. Ecco cosa cambia

23 Giugno 2022

Debutta ufficialmente il nuovo assetto dettato dal Pnrr: nasceranno le Case e gli Ospedali della comunità. Grande enfasi sull’Infermiere di famiglia. Speranza: “Ora investimenti senza precedenti”

di U.S.V.

Il nuovo assetto dell’assistenza sanitaria territoriale prende forma e la scadenza del 30 giugno, dettata dal Pnrr, viene rispettata. È stato infatti pubblicato in Gazzetta ufficiale il cosiddetto “Dm 71” che in realtà acquisisce ora il numero 77, il regolamento che in pratica riorganizza e detta gli standard delle cure extraospedaliere per far fronte ai mutamenti demografici del Paese (con l’incremento delle cronicità) e alle nuove esigenze post-pandemiche. La Missione 6, Componente 1 del Recovery plan dedica ben 7 miliardi di euro a questa partita. Tra le novità più rilevanti, le Case e gli Ospedali della comunità, l’Infermiere di famiglia e una spinta all’assistenza domiciliare, anche grazie al digitale e alla telemedicina.

Le Case della comunità saranno il punto di riferimento di prossimità, aperto 24 ore e 7 giorni su 7, per i bisogni di natura sanitaria e sociosanitaria dei cittadini. Dovrebbero nascerne 1.350 entro la metà del 2026 e saranno collegate ai medici di base, al numero unico e ai presidi di telemedicina. Le Cdc, distinte tra hub e spoke, introducono un modello organizzativo di approccio integrato basato su un’équipe multiprofessionale territoriale che nel suo assetto basilare include il medico di medicina generale/pediatra di libera scelta, il medico specialista e l’infermiere. Ovviamente, maggiore è la complessità clinico-assistenziale maggiori saranno le figure coinvolte. Lo standard fissato dal regolamento prevede almeno una Casa della comunità hub ogni 40-50mila abitanti cui fanno riferimento le Cdc spoke, gli ambulatori dei medici di medicina generale (che restano in piedi e saranno collegati in rete per garantire aperture 12 ore al giorno e sei giorni su sette) e i pediatri di libera scelta.

Il decreto contiene e classifica pure i livelli di stratificazione del rischio, dalla persona in salute fino a quella in fase terminale, alla luce dei bisogni socioassistenziali. Quindi disegna l’architettura costruita attorno alla Casa della comunità, descrivendone assetti, dimensioni e funzioni. Allora, ecco il Distretto con circa 100mila abitanti (oggi almeno 60mila), una Centrale operativa territoriale anch’essa ogni 100mila abitanti o comunque a valenza distrettuale qualora il Distretto abbia un bacino di utenza maggiore, almeno un Ospedale di comunità dotato di 20 posti letto ogni 100mila abitanti, almeno un Infermiere di famiglia o comunità ogni 3mila abitanti e almeno una Unità di continuità assistenziale (un medico e un infermiere) ogni 100mila abitanti.

Si dà appunto grande enfasi alla figura dell’infermiere di famiglia e comunità: si tratta del riferimento che garantisce l’assistenza infermieristica ai diversi livelli di complessità in collaborazione con tutti i professionisti presenti nella comunità, perseguendo l’integrazione interdisciplinare, sanitaria e sociale dei servizi e dei professionisti e ponendo al centro la persona. Nel decreto, l’Infermiere di comunità non è solo l’erogatore di cure assistenziali, ma diventa il presidio a che garantisce la riposta assistenziale all’insorgenza di nuovi bisogni sanitari e sociosanitari espressi e potenziali che insistono in modo latente nella comunità. È un professionista con un forte orientamento alla gestione proattiva della salute ed “è coinvolto in attività di promozione, prevenzione e gestione partecipativa dei processi di salute individuali, familiari e di comunità all’interno del sistema dell’assistenza sanitaria territoriale nei diversi setting assistenziali in cui essa si articola”, spiega il testo all’Allegato 1. Belle parole che rischiano però di restare sulla carta a causa del solito problema: la cronica carenza di personale.

Si punta poi molto sull’assistenza domiciliare a valenza distrettuale, perché “la casa come primo luogo di cura viene individuata all’interno della programmazione nazionale quale setting privilegiato dell’assistenza territoriale”, chiarisce il regolamento. Lo standard previsto è quello della presa in carico, a regime, del 10% della popolazione over 65, in pratica 800mila malati cronici in più curati tra le mura domestiche entro il 2026. Infine, ampio spazio alla telemedicina e alla digitalizzazione dei processi clinico-assistenziali per favorire un approccio integrato alla cura e un’efficace valutazione delle prestazioni. A vigilare sui nuovi standard sarà Agenas, come recita l’articolo 2, che dovrà inviare una relazione semestrale al ministero della Salute. Intanto il titolare del dicastero, Roberto Speranza, esulta: “Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto di riforma dell’assistenza territoriale tutti gli obiettivi del Pnrr Salute, in scadenza il 30 giugno, sono stati conseguiti. Ora possiamo investire risorse senza precedenti per rafforzare il nostro Servizio sanitario nazionale”.

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