Covid: altro che raffreddore, Omicron 5 anticipa l’incubo d’autunno

23 Giugno 2022

Le sotto-varianti BA.4 e soprattutto BA.5 fanno impennare gli indici delle ospedalizzazioni. Atteso un picco già a luglio. Ma le vaccinazioni vanno a rilento in attesa dei preparati aggiornati

di U.S.V.

Altro che un banale raffreddore o poco più. I numeri, che come i fatti hanno la testa dura, si stanno incaricando di smentire gli ottimisti da spiaggia. Le varianti BA.4 (Omicron 4) e soprattutto BA.5 (Omicron 5) hanno invertito la curva che era in discesa: la pandemia torna così a picchiare e aumentano di nuovo le ospedalizzazioni da Covid.

I dati di oggi dicono che le terapie intensive sono stabili a 216, ma i ricoveri fanno segnare invece +117 a 5.064 e i casi sfondano complessivamente quota 56mila su 248mila tamponi, con un tasso di positività al 22,6%. Mentre i morti sono ancora 75: tantissimi, troppi. Insomma, c’è poco da stare allegri e non si tratta nemmeno di attendere l’autunno, visto che gli esperti si aspettano un picco estivo già a luglio: peggio di come andò l’estate scorsa e persino nel terribile 2020.

“In Portogallo, il BA.5 è diventato in due mesi la variante dominante e le sue crescenti proporzioni sono state accompagnate da un’impennata dei casi di Covid-19. Il vantaggio di crescita che BA.5 presenta rispetto alle altre varianti suggerisce che questa diventerà presto dominante in tutta l’Europa e che aumenteranno i casi nelle prossime settimane”, dicono dall’ospedale Bambino Gesù. Dunque, il redde rationem con il virus è dietro l’angolo.

Ma come ci arriviamo? Non benissimo, se si considera che solo il 20% di fragili e degli over 80 ha fatto la quarta dose. Il ritmo è lentissimo, circa 2mila iniezioni al giorno, e mancano sei milioni di persone da coprire. L’adesione è lenta pure perché si attendono i vaccini aggiornati ad Omicron e alle sotto-varianti. Non per niente, anche i genitori non stanno più facendo immunizzare i figli tra 5 e 11 anni: ben il 60% è infatti del tutto scoperto.

Per l’autunno dovrebbero appunto arrivare i preparati bivalenti, contro il virus originario cinese e contro Omicron 1, che comunque secondo gli esperti dovrebbero essere efficaci pure nei confronti delle sotto-varianti. Poi, tra novembre e dicembre, sono attesi i vaccini tarati su Omicron 5. Non a caso, si ragiona già se trasformare il richiamo in un appuntamento annuale fisso, visto che secondo il Technical advisory group dedicato alla composizione vaccinale anti-Covid dell’Oms l’evoluzione del virus proseguirà, determinando la nascita di nuove varianti, in particolare quelle con cambiamenti nella proteina spike. Per gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità, inoltre, l’andamento evolutivo del Covid rimane ad oggi incerto, così come i tratti genetici e antigenici delle future mutazioni.

Adesso si tratta pure di fissare l’asticella anagrafica sopra la quale verrà proposto il vaccino aggiornato, probabilmente a 50 o 60 anni. Se consideriamo gli over 50, si tratta di quasi 28 milioni di italiani: il 92,8% ha fatto finora due dosi, mentre solo l’83,4% ha contratto la terza. Il problema è che intanto le Regioni hanno smontato gli hub vaccinali. Allora se ne potrebbe riaprire qualcuno in autunno, ma l’idea è di coinvolgere soprattutto i medici di famiglia e le Asl.

L’altro guaio è che gli antivirali stentano a decollare. Il Paxlovid della Pfizer, per esempio, riesce a ridurre i sintomi e a prevenire dell’80% il rischio di ospedalizzazione se assunto entro cinque giorni dalla comparsa dei sintomi. Malgrado la possibilità di farselo prescrivere dal medico di base e di prenderlo presso le farmacie territoriali, nell’ultimo mese sono state poco più di 2.200 le persone che lo hanno utilizzato. Il numero totale sale così appena sopra i 20mila casi, nonostante l’Italia abbia opzionato 600mila trattamenti per l’anno in corso. Il flop è probabilmente causato dall’indice terapeutico, dai limiti temporali di somministrazione e dai vincoli specifici connessi allo stato di salute del paziente.

Infine, c’è da dire che dal primo luglio prossimo le mascherine potrebbero restare obbligatorie solo per chi lavora a diretto contatto con il pubblico. Chissà se e come le regole sui dispositivi di protezione cambieranno ancora. Di certo, il virus stavolta non pare voler aspettare le temperature fredde e rischia di rovinarci persino questa caldissima estate.

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