02 Febbraio 2024

Infermieri: tre su quattro sono donne. Aumenta il precariato

Fotografia del Rapporto sul personale sanitario pubblicato dal ministero: operano in totale 352mila professionisti, di cui 304mila nel settore pubblico. Nel 2021 i cessati hanno superato gli assunti di 3mila unità

Di Ulisse Spinnato Vega

Oltre tre su quattro sono donne, hanno un’età media che sfiora i 47 anni e un’anzianità che supera i 18 anni. Il profilo degli infermieri italiani, aggiornato al 2021, emerge dall’ultimo Rapporto sul personale del Sistema sanitario italiano, pubblicato dal ministero della Salute.

Iniziamo dai grandi numeri. Considerando sia le strutture pubbliche che private, al 31 dicembre 2021 risultavano attive oltre 352mila unità di personale infermieristico (332mila infermieri, 6mila infermieri pediatrici e 14mila ostetriche). In particolare, dentro al Servizio sanitario nazionale (Asl, Aziende ospedaliere e universitarie, Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici, Ares ed Estar, Ispo e Aziende regionali del Veneto e Liguria) operavano 304mila professionisti tra infermieri (286mila), infermieri pediatrici (5.563) e ostetriche (oltre 12mila). A questi vanno aggiunte 48mila unità impegnate nelle strutture private.

Il mestiere è decisamente colorato di rosa. Poco meno del 78% del personale infermieristico è costituito da donne, quota pressoché invariata dal 2010. L’età media è pari a 46,9 anni (al di sotto della generalità delle figure sanitarie) con un’anzianità di servizio di 18,1 anni. Va detto, però, che la percentuale più alta di infermieri è collocata nella fascia d’età 50-59 anni (il 40,68%), mentre circa l’8% è addirittura over 60. Il rapporto rispetto alla popolazione residente è di 4,71 per mille che sale a 5,04 se si considerano anche gli ospedali equiparati al pubblico. Complessivamente, nel servizio sanitario italiano il rapporto tra personale infermieristico e medici è invece pari a 2,58 unità.

Andando a vedere le dinamiche recenti, nel ruolo sanitario gli infermieri hanno fatto registrare la variazione più significativa in aumento: 2.734 unità (+1%) nel 2021 rispetto al 2020. Complessivamente negli ultimi due anni di rilevazione (dal 2019 al 2021) il personale del ruolo sanitario è cresciuto di 16.071 unità (+3,5%) ed in particolare i dirigenti medici di 1.213 persone (+1,1%) mentre il personale infermieristico di 11.528 unità (+4,3%).

La quota di lavoratori a tempo determinato rispetto agli stabili risulta pari al 7,8% nell’area infermieristica. Per quanto riguarda invece i dipendenti del Ssn a tempo indeterminato, gli infermieri sono 278mila, di cui 255mila full time e 23mila part time (oltre 19mila per più del 50%). Da notare come il 51,5% si trovi al Nord, il 21,1% al Centro e solo il 18,5% nel Meridione, con l’8,8% nelle Isole. Il lavoro flessibile, invece, è molto aumentato negli ultimi anni: siamo passati da 9.863 infermieri nel 2013 a quasi 25mila nel 2021 (oltre 21mila a tempo determinato), complici anche le assunzioni a termine per l’emergenza Covid. Di questi ben 18.665 sono donne.

Gli infermieri a tempo indeterminato cessati nel 2021 sono stati 17.868. Un’emorragia che è sempre più difficile contenere. Infatti gli assunti puri (escludendo la mobilità) lo stesso anno sono stati 14.889 (4mila nella sola Lombardia). Infine, arriva una tabella sugli Infermieri di famiglia o comunità (Ifoc): quelli a tempo indeterminato erano appena 1.551 tre anni fa (la riforma del Pnrr ne richiede circa 20mila) e oltre mille si trovavano nella sola Lombardia. Dunque, la strada da fare è ancora tanta.
 

Il Rapporto integrale sul personale sanitario

 

 

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