Serd e salute mentale: tensioni nel governo sull'ipotesi accorpamento
Da una parte il piano del ministero della Salute che punta alla fusione dipartimentale, dall'altra gli impegni del sottosegretario Mantovano che vanno in direzione opposta. La senatrice dem Zambito a Nursind Sanità: "Sarebbe un errore grave. Approcci molto diversi"
Il governo Meloni ha fatto della lotta alle dipendenze patologiche, soprattutto quando parliamo di droga, un tema da agenda mainstream. Tanto che la delega in materia è appannaggio del potente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Eppure, come spesso accade, dietro i proclami la realtà è molto più complessa.
Intanto pesano le carenze, soprattutto in termini di personale, di un modello pur positivo come quello dei Serd (Servizi per le dipendenze). Si tratta dei presidi in seno alle Asl che si occupano della presa in carico e del contrasto di queste patologie con prestazioni gratuite in tema di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione. Il perimetro d’azione riguarda stupefacenti, alcol, tabacco, farmaci e anche le ludopatie.
Adesso, però, si aggiunge un motivo di attrito e tensione che arriva fino a i vertici del governo. I protagonisti del dissidio sono lo stesso Mantovano da una parte e il ministro della Salute Orazio Schillaci dall’altra. Pomo della discordia è la salute mentale e il disegno di riforma di Lungotevere Ripa che punta a un accorpamento dipartimentale, appunto, con le Dipendenze. La proposta è contenuta nella bozza di Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030 (Pansm) che fornisce delle linee guida su un tema delicato e, tuttavia, di competenza delle Regioni.
Il progetto di riassetto della governance vede in ogni caso Mantovano contrario, anche alla luce dei precisi impegni che il sottosegretario ha preso durante l’ultima Conferenza nazionale sulle dipendenze di inizio novembre. La senatrice del Partito democratico, Ylenia Zambito, ha messo il dito nella piaga presentando un’interrogazione parlamentare che prende una posizione chiara sul tema e definisce “un errore grave” la possibile fusione delle due strutture, un’operazione “in aperta contraddizione con quanto richiesto dagli operatori, dalle società scientifiche e dall’intera rete dei servizi”.
Zambito rincara: "Il sistema italiano delle dipendenze ha una sua identità specialistica e garantisce percorsi efficaci di prevenzione, cura e riabilitazione. Indebolirlo con operazioni burocratiche calate dall'alto significa ignorare la realtà dei Serd, delle comunità terapeutiche e dei servizi di prossimità, che chiedono invece più risorse, più personale e il pieno mantenimento dell'autonomia dipartimentale”. Per la senatrice dem ora il governo deve chiarire la sua posizione “perché la distanza tra il Piano predisposto dal ministro Schillaci e le dichiarazioni del sottosegretario Mantovano alla Conferenza nazionale sulle dipendenze è evidente”.
Raggiunta da Nursind Sanità, Zambito spiega: “Si tratta di un’operazione che non ha senso. Entrambe le aree comportano una presa in carico con approccio multidisciplinare, ma si tratta di percorsi molto diversi l’uno dall’altro, che coinvolgono professionalità differenti. Credo che la positiva esperienza dei Serd vada invece tutelata e implementata”.
L’esponente del Pd è peraltro prima firmataria di una legge che riforma il testo unico del 1990 e punta a potenziare i servizi territoriali contro le dipendenze. “Un ddl che va esattamente nella direzione opposta rispetto al progetto del dicastero della Salute e che invece è in linea con le conclusioni di Mantovano alla conferenza, nelle quali si difendono i Serd, li si considera un nostro fiore all’occhiello e anzi si prevede un’integrazione sempre maggiore con le comunità”, aggiunge Zambito.
La proposta di Schillaci, in ogni caso, è adesso in stand by sul tavolo delle Regioni, in attesa che si trovi la quadra proprio su questo punto. “Spero che le autonomie, a prescindere dal colore politico, capiscano il rischio che corriamo e si pronuncino per una modifica”, chiosa l’eletta dem. Per poi concludere: “Purtroppo l’approccio culturale del governo sul nodo dipendenze è profondamente mutato. Soprattutto sull’uso dei farmaci. Quando alla conferenza il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha annunciato l’accorpamento, i fischi dell’aula erano assordanti. Ora si mettano d’accordo tra loro”.
In effetti, se si guarda ai numeri, i Serd appaiono già alquanto sovraccarichi, con la solita situazione a macchia di leopardo per colpa degli enormi gap tra regioni e territori. Secondo il recente rapporto Gimbe sulle dipendenze, sono attivi in Italia 198 servizi di primo livello, 1.134 ambulatoriali e 951 strutture residenziali e semiresidenziali. Il Dm 77 prevedrebbe almeno 7.860 operatori, mentre ad oggi siamo a 6.005 professionisti; dunque, mancano 1.855 tra medici, psicologi, educatori professionali, assistenti sociali e personale amministrativo. Un buco enorme che ora la maggioranza cerca di colmare in legge di Bilancio e attraverso l'Otto per mille.
Un’unità di personale copre in media ben 24 pazienti, ma ci sono situazioni estreme in cui si arriva a 37 persone, per esempio in Umbria. Con numeri del genere diventa difficile garantire sempre una presa in carico efficace ed efficiente. Tra l’altro, su 8.378 accessi in pronto soccorso per patologie droga-correlate nel 2024, il 43% dei pazienti apparteneva alla fascia 25-43 anni, ma un caso su dieci riguardava minorenni. In più di 900 episodi è stato necessario il ricovero ospedaliero, con un terzo dei pazienti trasferiti in psichiatria e quasi un quinto in terapia intensiva.
Se si ragiona in termini di accorpamento, comunque, non si può non tener conto dei dati. Pure sull’altro fronte, quello della salute mentale, la situazione non è rosea. L’ultimo rapporto del dicastero della Salute evidenzia come nel 2023 siano aumentate del 10% rispetto all’anno prima le persone assistite dai servizi specialistici (in totale 854.040): un numero ormai superiore all’ultimo anno pre-pandemico. In crescita anche gli accessi in Pronto soccorso (573.663 contro i 547.477 del 2022) e i ricoveri in ospedale (144.246 dimessi adulti con diagnosi di disturbo mentale).
Eppure a fronte di questi numeri cala il personale: la dotazione globale delle unità operative psichiatriche pubbliche, nel 2023, risulta pari a 29.114 unità contro le 30.101 del 2022. Stabili i posti letto (9,3 ogni 100mila abitanti maggiorenni), ma si contrae il numero di presidi residenziali e semiresidenziali: 1.248 servizi territoriali, 1.833 strutture residenziali e 689 strutture semiresidenziali che si riferiscono a circa il 91% dei Dsm. Insomma, anche qui una situazione difficile che merita più risorse e meno arzigogoli burocratici.
Il ddl Zambito
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