15 Gennaio 2026

Liste d'attesa, la proposta FI: stop all'incompatibilità per i medici del Ssn

Gli azzurri puntano sulla flessibilità anche per incidere sui costi dei gettonisti. Il testo prevede la possibilità su base volontaria di prestare lavoro aggiuntivo. Schillaci: "Anacronistiche le 38 ore settimanali". Le reazioni dei camici bianchi

Di NS
Liste d'attesa, la proposta FI: stop all'incompatibilità per i medici del Ssn

Via al divieto di cumulo tra incarichi convenzionali pubblici e attività alle dipendenze di soggetti pubblici per i medici dipendenti del Ssn. È questa la proposta presentata oggi da Forza Italia (promossa dai Gruppi parlamentari e dalla Consulta nazionale del partito). La norma nello specifico è un emendamento al ddl 2800 in materia di professioni sanitarie che modifica l'articolo 4, comma 7, della legge 412 del 1991.  “Al fine di favorire l'integrazione multiprofessionale e il potenziamento dell'assistenza territoriale e ospedaliera, i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale e i medici titolari di rapporto convenzionale con il Servizio sanitario nazionale possono svolgere – si legge nel testo - fuori dall'orario istituzionale e nel rispetto dei doveri d'ufficio, attività professionale aggiuntiva presso soggetti pubblici o privati. Lo svolgimento di tale attività è subordinato a preventiva comunicazione all'amministrazione o all'azienda sanitaria di appartenenza e non configura ipotesi di incompatibilità o conflitto di interessi ai sensi della normativa vigente, fermo restando il rispetto degli obblighi di legge in materia di sicurezza delle cure e di tutela della salute pubblica”.

L’obiettivo, come spiegano i promotori, è naturalmente ridurre le liste d’attesa e rafforzare il Servizio sanitario nazionale. Una maggiore flessibilità dei medici, infatti, consentirebbe, secondo gli azzurri, di offrire più prestazioni sanitarie pubbliche, sia negli ospedali sia sul territorio, riducendo i tempi d’attesa, ma anche di migliorare il collegamento tra ospedale e territorio, “favorendo una collaborazione più efficace tra medici ospedalieri, medici di famiglia e specialisti territoriali”, oltre che di “ridurre costi come quelli dei gettonisti”.

La chiave di volta sta nel superamento dell'attuale regime di incompatibilità che, come ha spiegato il leader azzurro e ministro degli Esteri Antonio Tajani, "finisce per ridurre il numero di medici effettivamente disponibili nel Ssn per rispondere ai bisogni dei cittadini".  Il testo prevede inoltre, su base volontaria, la possibilità di prestare un numero maggiore di ore di lavoro aggiuntive presso soggetti pubblici o privati accreditati, aumentando concretamente l'offerta. "Gli obiettivi sono chiari - ha spiegato l’eurodeputata Letizia Moratti, presidente della Consulta di Forza Italia -: aumentare l'offerta di prestazioni sanitarie pubbliche e specialistiche; trattenere i professionisti nel Servizio sanitario nazionale, rendendolo meno rigido e più attrattivo; rafforzare l'integrazione tra ospedale e territorio, una delle criticità storiche del nostro sistema. Si passa così da un modello protezionistico a un modello fondato sulla responsabilità professionale", per "rendere il Servizio sanitario nazionale più flessibile, più attrattivo e più vicino ai bisogni dei cittadini".

Per il ministro della Salute, Orazio Schillaci, la proposta si colloca “all'interno del percorso che viene attuato con il governo relativo alla valorizzazione del Servizio sanitario nazionale”. Nel merito, poi, il ministro ha sottolineato: "Pensare oggi a un solo contratto fisso da 38 ore settimanali nel pubblico è anacronistico, perché le esigenze di cittadini e professionisti sono cambiate. Un medico giovane, ad esempio, potrebbe voler lavorare di più". Per questo, ha concluso, è necessario garantire "maggiore flessibilità e rafforzare il ruolo del Ministero nella gestione dei contratti di lavoro".

Non si sono fatte attendere le reazioni alla riforma targata FI. Se la Federazione Cimo-Fesmed, con il presidente Guido Quici, ha detto subito di “condividere pienamente i contenuti della proposta”, parlando di “una misura che va nella direzione della liberalizzazione della professione medica da sempre auspicata dalla Federazione”, più cauto è stato il segretario nazionale Anaao-Assomed, Pierino Di Silverio, che ha sottolineato: “Non basta sancire l'abolizione delle incompatibilità del rapporto di lavoro dei medici e dirigenti sanitari, ma occorre ridisegnare e riscrivere le regole, valutando pro e contro e occorrono garanzie di salvaguardia del professionista. Altrimenti si rischia una deregulation”.
Nel dettaglio, secondo Quici, “l’approvazione di questo provvedimento consentirebbe ai medici ospedalieri di scegliere se lavorare, al di fuori del proprio orario di lavoro, anche in altre strutture sanitarie, sia pubbliche che private convenzionate, sia ospedaliere che territoriali, mantenendo l’indennità di esclusività medica e ampliando l’offerta sanitaria per i cittadini, che è essenziale per l’abbattimento delle liste d’attesa”. Secondo il presidente Cimo-Fesemd, inoltre, la misura “renderebbe più attrattivo lavorare nella sanità pubblica arginando la fuga dagli ospedali soprattutto dei medici più giovani, attratti dalle sirene dell’estero e del privato puro”. Di Silverio, invece, ha meso in fila le priorità: “Per i medici ospedalieri e dirigenti sanitari a proposito di incompatibilità è prioritario affrontare il tema della flessibilità dell'intramoenia, delle carriere e della flessibilità dell’orario di lavoro, oggi inesistente. Così come è prioritario definire il ruolo di dirigenza speciale. Se questi punti saranno contenuti nel ddl delega - ha concluso -, allora sosterremo con forza il progetto di legge. Ma vogliamo un confronto con le parti interessate, in primis i sindacati”.

 

 

 

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