Salute mentale: buone le intenzioni, ma manca il personale
Per il nuovo Piano nazionale stanziati in manovra 255 milioni sul triennio. Lo psicologo di assistenza primaria tra le novità. Attenzione a giovani e donne. Gulino (Cnop): "Bisogni individuati correttamente, però i professionisti nel Ssn sono pochi"
La salute mentale torna al centro del dibattito politico con il nuovo Piano di azioni nazionale, varato a distanza di 12 anni dal precedente. Il provvedimento, che ha ricevuto il via libera in Conferenza unificata il 29 dicembre 2025, sarà realizzato anche grazie agli stanziamenti contenuti nella finanziaria, che ha previsto 80 milioni di euro per il 2026, 85 per il 2027, 90 per il 2028 e 30 annui a partire dal 2029. Per gli psicologi le risorse messe in campo dal governo "sono un buon inizio", ora la sfida è la attuazione. Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi, vede con favore la ritrovata attenzione al benessere mentale e spiega a Nursind Sanità che "i numeri del disagio sono in aumento e la chiave per affrontarli è quella della prevenzione nel territorio".
IL PIANO E I SERVIZI DI PROSSIMITÀ
Il Piano infatti spinge molto sulla necessità di intercettare i malesseri a livello territoriale, prima che sfocino in disturbi conclamati, anche gravi. Nell'arco temporale che arriva al 2030 si punta al potenziamento dei servizi di prossimità per fronteggiare un fenomeno diffuso: a livello mondiale, si legge nel documento, è coinvolto "oltre un miliardo di persone".
Il piano "vuole essere un documento sintetico, agile ed incisivo per la promozione, prevenzione e sviluppo di azioni a favore del miglioramento e del trattamento della salute mentale e del benessere psicologico della nostra società", si legge ancora.
La novità più rilevante è l'inserimento dello psicologo di assistenza primaria, che opera insieme a medici, pediatri e altri specialisti nei distretti sanitari e nelle Case della Comunità. "Questo servizio - spiega Gulino - è già presente in 11 Regioni tra cui la Lombardia, la Toscana, la Campania, il Piemonte, la Liguria e sta dando risultati molto soddisfacenti. È importante che venga esteso a tutto il territorio nazionale per garantire equità nella presa in carico. Lo psicologo di base intercetta il disagio in un lavoro sinergico e integrato con le altre figure professionali".
L'ATTENZIONE AL DISAGIO TRA I GIOVANI E ALLE CARCERI
Con l’attenzione alla prevenzione il Piano nazionale per la salute mentale-PANSM dedica un focus anche ai giovani, visto che dopo il Covid sono aumentati i livelli di ansia e depressione, in una fase storica in cui si diffondono sempre di più l’uso degli smartphone, i rischi del web, la preoccupazione per il futuro . "Il disagio aumenta nella fascia adolescenziale ma anche tra i bambini - conferma Gulino - e purtroppo abbiamo un aumento dei fenomeni più drammatici, come i suicidi in età sempre più precoce. Questo deve necessariamente allertate le politiche sanitarie, al fine di potenziare le risorse per intervenire tempestivamente".
L'altro allarme riguarda il carcere con un aumento di 700 posti nelle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari, e un intervento di prevenzione dei suicidi, che prevede uno screening all'ingresso per individuare fragilità pregresse e un monitoraggio dei casi a rischio con equipe formate da psichiatri, psicologi, educatori e agenti di polizia penitenziaria.
IL TARGET FEMMINILE
C'è poi un altro target individuato dal Piano, quello delle donne. La presidente dell'Ordine spiega che ci sono "fasi di passaggio delicate nella vita della popolazione femminile che vanno seguite e supportate, per esempio la gravidanza. Si parla tanto della riduzione della natalità, ma spesso non si considera che generare una nuova vita richiede a chi lo fa di stare bene e di avere sostegni nella conciliazione vita-lavoro". Senza parlare della drammaticità della violenza di genere. "C'è troppo spesso uno scollamento tra la sfera privata e gli aiuti che una donna può trovare, ma i servizi di prossimità, che vanno implementati, sono necessari anche per intercettare i problemi che poi possono sfociare in episodi di violenza", evidenzia l'esperta.
SOLO IL 5% DEGLI PSICOLOGI LAVORA NEL SSN
Per l'Ordine degli psicologi, insomma, il piano individua correttamente i bisogni da cogliere e le fasce che necessitano di particolare attenzione, ma rischia di scontrarsi, nella sua applicazione, con la carenza di personale, che potrà essere colmata solo in parte dagli stanziamenti già decisi. "Sappiamo quali siano i limiti di finanza pubblica - sottolinea Gulino - ma pensiamo che, se pur gradualmente, si debba pensare a implementare gli psicologi presenti nel Servizio sanitario nazionale, che ora sono gravemente insufficienti". Basti pensare che all'Ordine sono iscritti circa 150 mila professionisti, ma solo il 5% opera nel pubblico. "E' una percentuale molto bassa che non fa i conti con i bisogni dei cittadini". L'effetto è che chi può permetterselo si rivolge a psicologi e psichiatri privati. "La salute mentale - conclude la presidente - non deve essere un lusso, va garantita a tutti, a prescindere dalla disponibilità economica".
Sempre più vicini ai nostri lettori.
Segui Nursind Sanità anche su Telegram