Riforma delle lauree: al debutto tre nuove figure di infermieri
Con un decreto del ministero dell'Università, che rivede i percorsi formativi magistrali, ecco i profili del professionista di famiglia e comunità, quello per le cure intensive e l'emergenza e l'operatore neonatale e pediatrico. Si apre la strada alla facoltà di prescrizione
Dalla ministra Anna Maria Bernini non può che arrivare subito una presa d’atto. “L'attuale scenario italiano in materia di assistenza sanitaria è caratterizzato dalla compresenza di due principali criticità: da un lato, la carenza di personale, in particolare infermieristico; dall'altro, la limitata attrattività di alcune professioni sanitarie”. Non usa giri di parole la relazione illustrativa corredata allo schema di decreto del ministero dell’Università e della ricerca che modifica un precedente testo del 2009, rivede le lauree magistrali delle professioni sanitarie e apre la strada a tre nuove, importanti figure di infermiere specializzato.
Il testo è stato trasmesso al Senato il 31 dicembre scorso e ora attende il parere parlamentare. Va detto che la revisione riguarda in modo specifico le classi di laurea magistrale Lm/Snt-1 (A - Scienze infermieristiche e ostetriche e B - Scienze infermieristiche specialistiche). I tre profili sono quello dell’infermiere specialistico nelle cure primarie e infermiere di famiglia e comunità, quello dell’infermiere specialistico nelle cure intensive e nell’emergenza, infine la figura non inedita dell’infermiere dedicato alle cure neonatali e pediatriche. Il testo inoltre riconosce appunto le specificità della laurea magistrale a indirizzo manageriale per le Scienze ostetriche.
L’infermiere di famiglia e comunità dovrà rivestire un ruolo cruciale nelle nascenti strutture, Case e Ospedali di comunità, che qualificano la riforma dell’assistenza territoriale disegnata con il Pnrr. La sua missione sarà la prevenzione e la presa in carico delle cronicità, senza dimenticare le cure domiciliari. Insomma, tutta quella mole di lavoro che dovrebbe anche decongestionare i Pronto soccorso e i reparti ospedalieri. L’infermiere dedicato alle cure intensive e all’emergenza dovrebbe invece prendere in carico i pazienti acuti nei pronto soccorso, in sala operatoria o nelle terapie intensive.
Infine, l’infermiere neonatale dovrà operare negli ambulatori del territorio o negli ospedali pediatrici. Quest’ultima figura esiste già nell’ordinamento, ma attualmente l’accesso deriva da un percorso formativo abilitante afferente alla classe L-Snt-1. Il decreto spiega che “al fine di rispondere alla crescente domanda di infermieri generici, si ritiene di intervenire sul percorso formativo dell’infermiere pediatrico e consentire l’accesso a tale professione solo a coloro che dopo aver conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione di infermiere generico intendono proseguire la formazione con un percorso di studi magistrale”. In questo modo, tutti coloro che vogliono lavorare come infermieri pediatrici potranno esercitare anche la professione di infermiere generico.
Le tre nuove lauree potrebbero partire già con il prossimo anno accademico, ma è più probabile che vedano la luce nel 2027-2028. Gli obiettivi culturali naturalmente attengono alla necessità di creare figure che, secondo lo stesso decreto, “possiedono una formazione culturale, scientifica e professionale avanzata per intervenire con elevate competenze negli ambiti assistenziali, manageriali, formativi e di ricerca pertinenti alle professioni sanitarie di infermiere e di ostetrica”. La partita è quella di rendere nuovamente attrattive professioni che vedono una profonda crisi delle vocazioni. Non a caso, ormai il rapporto tra posti e domande ai corsi di laurea è di uno a uno, mentre in molte sedi è già al di sotto dell’unità. Peraltro, il calo delle iscrizioni è stato dell’11% nel 2025, laddove i posti sono rimasti sostanzialmente stabili poco sopra quota 20mila. Un livello che comunque non copre il turnover dei pensionamenti, stimato in circa 25mila l’anno.
I nuovi professionisti avranno anche facoltà di prescrizione. Non di farmaci come un medico, non si tratta di vere e proprie ricette, ma di strumenti sanitari, ausili e tecnologie specifiche quali sonde, materiali per stomie, presidi per l’incontinenza o anche trattamenti legati al processo assistenziale infermieristico. Insomma, un percorso di qualificazione e valorizzazione che però, poi, non dovrà rimanere sulla carta e necessiterà di sbocchi concreti. Nel pubblico, infatti, c’è un’Area delle elevate qualificazioni da riempire e le aziende sanitarie dovranno dare seguito alla svolta, adeguando le piante organiche. I nuovi laureati potranno anche seguire dottorati di ricerca e master di secondo livello. Si spera dunque che possano ricoprire ruoli in cui sono richieste competenze specialistiche in seno a organizzazioni sociosanitarie, aziende sanitarie territoriali, ospedaliere o anche universitarie, senza dimenticare le docenze in ambito universitario e, spiega il decreto, “in altri ambiti con ruoli di consulenza e leadership dove sono richieste competenze di innovazione e riprogettazione di processi assistenziali, sviluppo di progetti di ricerca, integrazione di processi interprofessionali”.
Il testo dello schema di decreto
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