21 Gennaio 2026

Cure sanitarie: spesa privata delle famiglie raddoppiata in 40 anni

Il Ssn si allontana dagli standard di equità ed efficienza. I dati del Rapporto Crea

Di NS
Foto di Vitaly Gariev
Foto di Vitaly Gariev

Dagli anni 80, l’incidenza dei consumi sanitari sui bilanci delle famiglie si è più che raddoppiata, raggiungendo in media il 4,3%, e toccando il 6,8% per quelle “meno istruite”. Il prezzo più alto lo pagano le famiglie meno abbienti: la quota di spesa privata sostenuta dal 60% delle famiglie meno abbienti è cresciuta dal 27,6% al 37,6%. Sono alcuni dei dati contenuti nel Rapporto Crea Sanità, le cui analisi arrivano a conclusioni precise: i risultati del Servizio sanitario nazionale (Ssn) in termini di perseguimento dell’equità e dell’efficienza sono lontani da quanto atteso; di fatto la sostenibilità del sistema è stata resa possibile da uno strisciante razionamento implicito delle tutele, che ha ulteriormente sfavorito la popolazione meno abbiente e meno istruita.
A livello geografico, mentre la spesa privata nel Nord è cresciuta parimenti al reddito disponibile, nel Centro e nel Mezzogiorno si è incrementata molto di più, drenando risorse prima destinabili ad altri obiettivi: un comportamento di spesa che fa capire come le famiglie ritengano i consumi sanitari “extra Ssn” qualcosa di necessario e non posticipabile. 
Proprio il dato del Mezzogiorno suggerisce come la spesa privata non sia correlata solo a maggiori disponibilità economiche, quanto a carenze del servizio pubblico.


L'ANDAMENTO DELLA SPESA
L'andamento della spesa sanitaria privata, scrivono gli esperti Crea, mostra che, sebbene l’attesa fosse che il contenimento della spesa sanitaria pubblica si dovesse realizzare con un efficientamento del Ssn, di fatto sembra sia piuttosto l’effetto di tagli di spesa pubblica che hanno “scaricato” oneri sulle famiglie.
Conseguenza diretta delle traiettorie di esborsi descritti, è che la quota di copertura pubblica della spesa sanitaria, che in origine era pari all’81% (e superiore alla media dei Paesi europei di confronto), si è contratta fino al 72,6%, valore significativamente inferiore a quello medio dei Paesi Ue (originari).
Di contro, il successivo passaggio al federalismo ha in principio ri-aumentato la quota di copertura pubblica, sino alle crisi finanziarie del 2008/2009 e al prolungato ristagno della crescita economica complessiva (+0,3% medio annuo in termini reali).
In ogni caso, gli andamenti descritti hanno portato la spesa sanitaria pubblica ad accumulare un divario che sfiora il 45% rispetto alla media dei Paesi europei “originari”.

SPESA PRIVATA A QUOTA 43,3 MILIARDI
Le forme di razionamento implicito sono anche il presupposto di uno spontaneo processo di razionalizzazione della spesa privata in atto (che ha raggiunto quota 43,3 mld, quasi un quarto del totale), nel senso di una lenta ma constante crescita della quota intermediata a scapito di quella cosiddetta “out of pocket”.

L'INCIDENZA DEI BISOGNI CHE CAMBIANO
Per completare il quadro, però, è necessario ragionare anche di bisogni che cambiano. Come sostengono gli estensori del Rapporto, è opportuno partire dalla constatazione che dalla nascita del Ssn la demografia italiana si è trasformata: quasi 5 milioni di over 75 in più, ogni anno si registrano 27mila morti annui in più, e 140mila nascite in meno; sebbene la disabilità non sia aumentata, si registrano 1,5 milioni di multicronici in più, e solo negli ultimi 10 anni i non autosufficienti sono aumentati del 10%.
Malgrado l’innovazione tecnologica abbia moderato l’impatto della demografia, non ha potuto annullarlo. Alla evoluzione demografica va aggiunta quella sociale: in 20 anni sono cresciute del 5% le famiglie monopersonali (quelle di over 65 sono arrivate al 16,9%); cresce anche la scolarizzazione, con un incremento di quasi il 5% dei laureati. L’analisi dei bisogni, raccomandano dal Crea, deve quindi considerare insieme fattori demografici e sociali, prendendo atto di (almeno) due grandi cambiamenti: la crescita dei bisogni “ibridi”, ovvero insieme sanitari e sociali; e un progressivo disallineamento fra bisogni e aspettative della popolazione.

IL CAMBIO DI PARADIGMA CHE SERVE
Secondo il Rapporto, quindi, per garantire il mantenimento del Ssn è necessario ora un cambio di paradigma per le politiche sanitarie (e in particolare per la regolamentazione pubblica), che devono essere sempre più declinate in termini di Sistema salute piuttosto che di Servizio sanitario. L’attuale assetto del Ssn - avvertono - senza un cambio di paradigma, non sarà in grado a rispondere ai bisogni in evoluzione della popolazione. 



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