L'Alzheimer, il Piano nazionale e le risorse che mancano
Guidolin (M5s) a Nursind sanità: "Stanziati da inizio legislatura solo 35 milioni. Pochi rispetto ai 2 miliardi della Francia". Vanacore (Iss): "Stimiamo tra costi diretti e indiretti un impatto delle demenze di 23 miliardi l'anno, con il 60% delle ricadute sulle famiglie"
Servono maggiori risorse per garantire l'assistenza necessaria ai malati di Alzheimer, una delle diverse forme di demenza che coinvolgono complessivamente in Italia, tra malati e familiari, circa 6 milioni di persone. Per questa malattia, che colpisce prevalentemente dopo i 60-65 anni, non c'è una terapia, anche se ci sono in sperimentazione alcuni farmaci, per cui al momento l'unica cura è l'assistenza, che però resta in capo in gran parte alle famiglie. L'appello è arrivato dal Senato, dove, per iniziativa della senatrice del Movimento cinque stelle, Barbara Guidolin, si è fatto il punto sull'attuazione del Piano nazionale delle demenze. Proprio rispetto ad esso è emersa la necessità di un maggiore investimento per la ricerca, il sostegno ai pazienti e sul fronte della prevenzione, dal momento chesono stati individuati 14 fattori di rischio, legati allo stile di vita e ad altre patologie.
IL PIANO E I FINANZIAMENTI
Il Piano nazionale risale al 2014 e, come ha sottolineato Guidolin, è "in gran parte disatteso, anche se qualche primo passo è stato fatto grazie a un primo finanziamento di 15 milioni, stanziati quando eravamo al governo. Poi dall'inizio di questa legislatura - ha spiegato - sono stati destinati 35 milioni che sono una cifra molto inferiore ai bisogni. Basti pensare che in Francia sono stati stanziati 2 miliardi. Bisogna considerare che quella delle demenze è una piaga destinata ad aumentare con l'invecchiamento, ma mentre speriamo che la ricerca faccia passi avanti con le cure, l'unica 'medicina' è l'assistenza adeguata".
Una cura che però non può restare solo in capo alle famiglie. "Lo Stato - ha insistito la parlamentare con Nursind Sanità - deve finanziare il Piano per le demenze e l'Alzheimer. I fondi finora erogati sono serviti: è stato un segnale positivo perché l'Istituto superiore di sanità è riuscito a fare una operazione di coordinamento con tutte le strutture dei territori, con una mappatura dei centri dedicati alle demenze. Ora servono altre risorse, il governo nell'ultima legge di Bilancio ha finanziato il Piano nazionale della salute mentale, bisognerebbe fare altrettanto con l'Alzheimer".
L'IMPATTO ECONOMICO E SOCIALE DELLA MALATTIA
Il quadro della situazione è stato delineato da Nicola Vanacore, ricercatore dell’Istituto superiore di sanità, ed è desolante. "Stimiamo tra costi diretti e indiretti un impatto delle demenze di 23 miliardi all'anno, che ricade per il 60% sulle famiglie dei malati. Il Fondo nazionale per il triennio 2024-26 ha solo 35 milioni di finanziamento, andrebbe incrementato anche alla luce delle carenze di strutture. Basti pensare che il 25% dei centri dedicati apre solo un giorno alla settimana e i tempi di attesa per una visita è di più di tre mesi nel 25% delle strutture". Il risultato di queste difficoltà è che il 75% delle persone affette da demenza, ha spiegato ancora Vanacore, "non è inserito in un percorso di cura".
Ci sono poi grosse disomogeneità territoriali con il Sud che ha Rsa e centri dedicati quattro volte inferiori al Nord. Anche sul fronte della prevenzione si può lavorare di più, sensibilizzando la popolazione. "Tra i fattori di rischio c'è un corretto stile di vita ma anche il diabete, l'ipertensione e la depressione", ha spiegato l'esperto dell'Iss.
C'è poi un lavoro culturale da fare per l'inclusione dei pazienti nella società. Come ha sottolineato Guidolin, "un problema è anche quello di abbattere lo stigma verso questa malattia, perché spesso chi ne viene colpito viene isolato: non esce di casa e non fa cose semplici come la spesa. Ma, soprattutto nella fase iniziale della malattia, è vero che si può perdere l'orientamento ma si possono anche svolgere tante attività, ovviamente seguiti da qualcuno. Per questo, oltre al supporto alle famiglie va potenziata una formazione ad una assistenza ad hoc al personale: medici, infermieri e Oss".
Anche il leader del Movimento cinque stelle, Giuseppe Conte, ha rimarcato il costo sociale delle demenze, che "non può essere scaricato tutto sulle famiglie. Tra pazienti e familiari si parla di circa il 10% della popolazione, con un giro economico complessivo stimato in 23 miliardi". Serve quindi un intervento, ha concluso l'ex premier, anche alla luce dell'aumento dell'aspettativa di vita, che "pur essendo un dato positivo, porta con sé un numero crescente di persone che arrivano alla terza età con comorbilità e deficit cognitivi".
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